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ALBERT FISH, IL VAMPIRO DI BROOKLYN

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Albert Fish

Rapimenti, violenze sessuali, torture, omicidi, mutilazioni e infine il cannibalismo. Queste sono le azioni svolte nell’arco di una vita da Albert Fish, soprannominato il Vampiro di Brooklyn.

È il 19 maggio 1870 e ci troviamo a Washington D.C. 

Albert, Hamilton Howard Fish, proviene da una famiglia altamente disagiata. La madre totalmente allucinata, il fratello e lo zio sono affetti da psicosi religiosa, la sorella è mentalmente disturbata e dopo la morte del padre, Albert, viene dato in affido ad un orfanotrofio dove non verrà mai adottato.

Ancora prima di compiere 10 anni comincia a manifestare particolari ossessioni, quali il  masochismo e il sadismo nei confronti di altre persone.

All’età di 28 anni, dopo essere uscito dall’orfanotrofio ed aver svolto alcuni umili lavori per mantenersi, sposa una 19enne da cui nasceranno 6 figli. Il rapporto che Albert intrattiene con essi è di natura morbosa e perversa, tant’è che non mancheranno giochi di carattere erotico e nemmeno ammiccamenti incestuosi. Anche dopo essere stato arrestato e condannato, all’età di 65 anni, continuerà a scrivere lettere alla figlia. Dopo 20 anni di matrimonio, la moglie lo lascia per un ragazzo più giovane. È proprio da qui che comincia la “carriera” da assassino seriale di Albert Fish.

È il 1927, due anni prima della Grande Depressione, e ci troviamo a New York, dove Albert si è trasferito. New York è una città in continua espansione, dopotutto sono gli anni ruggenti, il Jazz spopola fra le strade ed è in atto un boom economico. Due bambini stanno giocando sulla veranda di un appartamento di Brooklyn, quando uno dei due, Billy Gafney, scompare.

Un anno dopo, sul New York World spunta un’inserzione, da cui Albert viene subito colpito. Si tratta di un 18enne, Edward Budd, che cerca impiego nella città. Così, sotto falso nome Albert si presenta a casa della famiglia Budd, intenzionato ad uccidere il giovane Edward. Tuttavia i suoi piani cambieranno quando noterà la piccola Grace, sorella di Edward, di appena 10 anni. La sua mentalità deviata lo porta sin da subito ad avere morbose fantasie sulla bambina. Convince così i genitori di Grace a lasciarla andare ad una festa di compleanno (chiaramente falsa). È il 3 giugno del 1928 e Grace non farà mai ritorno a casa. Verrà spogliata, soffocata, fatta a pezzi e in seguito cucinata e mangiata. Questi dettagli saranno rivelati proprio da Albert in una lettera che spedirà 7 anni dopo alla famiglia Budd, e sarà proprio questa lettera, di seguito riportata, ad incastrarlo.

«Cara Signora Budd. Nel 1894 un mio amico, John Davis, s’imbarcò come marinaio sulla Steamer Tacoma. La nave salpò da San Francisco per Hong Kong. Non appena arrivammo lui ed altri due scesero dalla nave e andarono a bere. Quando ritornarono la nave era già partita. A quell’epoca c’era la carestia in Cina. La carne, di ogni tipo, andava da 1 a 3 dollari a libbra. La sofferenza era talmente grande tra i poveri che tutti i bambini sotto i dodici anni venivano venduti come cibo allo scopo di evitare di far morire gli altri di fame. Un ragazzo o una ragazza sotto i quattordici anni non era più al sicuro. Potevate andare in qualsiasi negozio e chiedere una bistecca, delle braciole o della carne stufata. Parti del corpo di un ragazzo o di una ragazza sarebbero state prese fuori dalla cella e il pezzo che volevate vi sarebbe stato servito. Il posteriore di un ragazzo o di una ragazza, che è la parte più dolce del corpo, era venduta come coscia di agnello e data via al prezzo più alto. John rimase lì così a lungo che prese ad apprezzare il gusto della carne umana. Al suo ritorno a N.Y. rapì due bambini, uno di 7 e l’altro di 11 anni. Li portò a casa sua, li spogliò e li legò nudi in un ripostiglio. Poi bruciò ogni cosa avessero addosso. Molte volte, giorno e notte, li sculacciava e li torturava per rendere la loro carne buona e tenera. Per primo uccise il ragazzo di undici anni, perché aveva il sedere più grasso e ovviamente era più carnoso. Mangiò ogni parte del suo corpo eccetto la testa, le ossa e le budella. Lo arrostì nel forno, lo bollì, lo grigliò, lo fece fritto e stufato. Il ragazzino più piccolo fu il prossimo, andò allo stesso modo. All’epoca, vivevo al 409 E 100 St., lato destro. Lui mi disse così spesso quanto era buona la carne umana che decisi di provarla. La domenica del 3 giugno 1928 vi chiamai al 406 W 15 St. Vi portai del formaggio fresco e delle fragole. Pranzammo. Grace si sedette sul mio grembo e mi baciò. Decisi che l’avrei mangiata. Con la scusa di portarla ad una festa, diceste che sarebbe potuta venire. La portai in una casa vuota a Westchester, che avevo già scelto. Quando arrivammo lì, le dissi di rimanere fuori. Si mise a raccogliere fiori di campo. Andai al piano di sopra e mi strappai tutti i vestiti di dosso. Sapevo che se non l’avessi fatto si sarebbero macchiati del suo sangue. Quando tutto fu pronto andai alla finestra e la chiamai. Allora mi nascosi in un ripostiglio fino a che non fu nella stanza. Quando mi vide tutto nudo cominciò a piangere e provò a correre giù per le scale. L’afferrai e lei disse che l’avrebbe detto alla sua mamma. Per prima cosa la spogliai. Lei scalciava, mordeva e graffiava. La soffocai fino ad ucciderla, poi la tagliai in piccoli pezzi così avrei potuto portare la sua carne a casa. La cucinai e la mangiai. Come era dolce e tenero il suo piccolo sedere arrostito nel forno. Mi ci vollero nove giorni per mangiarne l’intero corpo. Non l’ho violentata anche se avrei potuto se lo avessi voluto. Morì vergine.»

Questo è sicuramente l’omicidio più famoso del Vampiro di Brooklyn, ma non il primo. Pare che già nel 1910 uccise un uomo in seguito ad un’aggressione letale.

La lettera scritta alla signora Budd segnerà la cattura di Albert, in seguito ad un emblema riportato sulla busta, che permetterà agli investigatori di risalire al luogo dell’omicidio ed all’intestatario dell’abitazione. Albert verrà imprigionato, in seguito alla sua confessione, nel 1935 nel carcere di Sing Sing. Nonostante la sentenza riconosca la follia del killer, e lui si appelli all’infermità mentale, essa verrà negata e l’uomo verrà condannato a morte. A tale sentenza Albert risponderà cosi: «Che gioia sarà morire sulla sedia elettrica. Sarà l’ultimo brivido. Il solo che non ho ancora provato. Ma non è un buon verdetto. Sapete, io non sono veramente sano di mente. E i miei poveri bambini, cosa faranno senza di me, chi sarà a guidarli

A fargli visita in carcere saranno poi i genitori del bambino scomparso, Billy Gafney, e Albert confesserà l’omicidio con dei macabri e mostruosi dettagli:

«Lo accompagnai alle fosse di Riker Avenue. C’è una casa solitaria, non lontano da dove l’ho portato. Portai il bambino lì. Lo spogliai e gli legai mani e piedi e lo imbavagliai con un pezzo di straccio sporco che avevo raccolto dalla fossa. Poi bruciai i suoi vestiti. Gettai le sue scarpe nella fossa. Infine tornai indietro e presi il tram della 59 Street alle 02:00 e da lì camminai fino a casa. Il giorno dopo verso le due del pomeriggio, presi gli strumenti, un gatto a nove code. Fatto in casa. Manico corto. Tagliai una delle mie cinture a metà, incisi queste metà in sei strisce lunghe circa otto pollici. Frustai il suo posteriore nudo fino a che il sangue non scorse sulle sue gambe. Tagliai le sue orecchie, il naso, incisi la sua bocca da orecchio a orecchio. Gli cavai gli occhi. Allora morì. Ficcai il coltello nel suo ventre e tenni la mia bocca vicino al suo corpo e bevvi il suo sangue. Scelsi quattro vecchi sacchi di patate e riunii una pila di pietre. Poi lo feci a pezzi. Avevo una valigetta con me. Misi il suo naso, le sue orecchie e alcune fette del suo ventre nella valigetta. Poi lo tagliai a metà nel mezzo del suo corpo. Appena sotto l’ombelico. Poi le sue gambe, circa due pollici sotto il suo sedere. Misi questo nella mia valigetta con un sacco di carta. Tagliai la testa, i piedi, le braccia, le mani e le gambe sotto le ginocchia. Misi questo nei sacchi appesantiti con le pietre, legai le estremità e li gettai negli stagni di acqua melmosa che voi vedrete lungo tutta la strada che porta a North Beach. L’acqua è profonda da 3 a 4 piedi. Affondarono tutti in una volta. Tornai a casa con la mia carne. Mangiai la parte del suo corpo che mi piaceva di più. Le sue parti intime e un bel piccolo posteriore grasso da arrostire nel forno e mangiare. Feci uno stufato con le sue orecchie, il naso, pezzi della faccia e della pancia. Misi cipolle, carote, rape, sedano, sale e pepe. Era buono. Poi aprii la carne del sedere, tagliai il suo pene e i testicoli e per prima cosa li lavai. Misi strisce di bacon su ogni chiappa del suo sedere e le misi nel forno. Poi presi quattro cipolle e quando la carne era cotta, versai circa una pinta di acqua su di essa per il sugo e misi le cipolle. Ad intervalli frequenti ungevo il suo sedere con un cucchiaio di legno. Così la carne sarebbe stata bella e succosa. In circa due ore, era bella e scura, cucinata da parte a parte. Non ho mai mangiato un arrosto di tacchino buono la metà di quel suo dolce grasso piccolo sedere. Mangiai ogni bocconcino della carne in circa quattro giorni. Il suo pene era dolce come una nocciola, ma i suoi testicoli non sono riuscito a masticarli. Li buttai nel gabinetto»

Condannato a morte, morirà il 16 gennaio 1936 in seguito a due scariche elettriche.

Profilo Psicologico

Andiamo ora ad analizzare la psicologia della mente disturbata di Albert Fish. Il killer soffre, già negli anni ’20, di una grave psicosi. Sostiene infatti di essere Gesù Cristo e di ispirarsi alla vicenda di Abramo e Isacco invocando il sacrificio di bambini. Oltre ad essere sadico è anche masochista. Sostiene di aver costretto i figli a fargli del male, ed inoltre era sua abitudine infilare aghi di diversa lunghezza nelle zone attorno all’inguine e all’ano. Famose sono le lastre che mostrano ben 29 aghi infissi in corpo. Molte perizie psichiatriche mirano ad identificare i disturbi mentali del soggetto. Ne sono state riconosciute almeno diciotto, tra cui: sadismo, masochismo, pedofilia, coprofagia (ingestione di escrementi umani), flagellazione attiva e passiva, voyeurismo (provare piacere nello spiare persone nude o in atto sessuale), castrazione e autocastrazione, cannibalismo, feticismo. In nessun killer seriale sono mai state diagnosticate così tante parafilie. Sul suo profilo d’assassino possiamo dire che Albert era sicuramente organizzato, sociopatico, edonista e psicopatico. È stato in grado, grazie al suo charm, di guadagnarsi la fiducia della famiglia Budd nel portare via la piccola Grace. Questo è segno di una grande capacità di manipolazione e di fiducia in sé stessi. Se Fish non fosse stato sicuro delle sue abilità manipolatrici, avrebbe sicuramente scelto di rapire la bambina, senza ricorrere all’inganno con le parole. Tuttavia, anche il suo aspetto fisico ha aiutato nella riuscita delle sue imprese. Era un uomo anziano, con un aspetto molto esile e debole, sicuramente non un tizio di cui sospettare. Il fattore masochismo spiega invece il suo dolore interiore. Le persone che praticano autolesionismo tendono ad infliggersi danni corporali al solo intento di concentrare il dolore all’esterno, per deviare quello che sentono dentro sé stessi. Fish utilizzava un estremo autolesionismo, conficcandosi aghi in zone molto delicate, e cominciò a farlo in seguito all’abbandono da parte della prima moglie: ciò conferma che il dolore che provava internamente era aumentato a dismisura e che necessitava di una metodologia efficace per scacciarlo.

Che Albert Fish fosse un uomo estremamente disturbato, nessuno lo ha mai messo in dubbio. Bisogna tuttavia sottolineare la sua burrascosa infanzia, costituita dall’abbandono in tenera età da parte del padre, un albero genealogico ricco di psicosi mentali, le violenze fisiche subite in orfanotrofio, che hanno portato il bambino ad accettare l’idea del dolore e della sofferenza come unico principio. Inoltre, in età adulta si sposa ben quattro volte. Questo sottolinea la sua incapacità di mantenere un rapporto stabile e duraturo nel tempo.

Albert sosterrà di aver violentato più di 400 bambini, quasi tutti di razza afro-americana, e di averne uccisi più di 100, nonostante tutto verrà incriminato solo per l’omicidio di cinque bambini.

Cavada Sara

Cresciuto a pane e horror, coltiva questa passione fin da piccolo che lo ha portato ad aprire Horror Stab insieme a Francesco per condividere questo meraviglioso genere con tutti i fan del genere.

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La vera storia della bambola assassina! STORIA COMPLETA👇 Siamo nel 1906 quando Robert Eugene Otto, a cinque anni, ricevette in regalo, da un servitore di origini africane, una bambola. Secondo la leggenda, tale servitore era un praticante della magia nera e di rituali voodoo, che gli donò la bambola per lanciargli una maledizione. Robert il bambolotto, omonimo del suo nuovo piccolo padrone diede il via a svariati inquietanti episodi: i genitori erano del parere che la bambola parlasse e i vicini sostenevano di averla vista addirittura muoversi durante la loro assenza, notando i suoi movimenti da una finestra all’altra parte della casa. Secondo alcune fonti, Robert Eugene era davvero ossessionato dalla bambola, al punto che da adulto, dopo essersi sposato con sua moglie Anne, fece allestire nell’abitazione di famiglia un’intera stanza per il piccolo Robert con tanto di mobili in miniatura. La moglie Anne dubitò più volte della sanità mentale del marito e spesso, nascondeva la raccapricciante bambola in soffitta; ma il legame tra Robert la bambola e Robert Eugene era troppo forte per essere spezzato, riuscivano sempre a ritrovarsi. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1974, Robert Eugene sosteneva che la bambola fosse maledetta.La bambola rimase in soffitta fino a quando la casa non venne acquistata da un’altra famiglia. La nuova famiglia aveva una bambina di dieci anni, che trovò la bambola girovagando per la casa. Una notte la bimba gridò e affermò ai suoi genitori che la bambola l’aveva aggredita, nel tentativo di assassinarla. Ancora oggi, da adulta, continua a sostenere la presunta vitalità di Robert. Robert Oggi la bambola si trova ancora nella casa di Eugene, trasformata in un museo locale chiamato East Fort Martello Museum, dove desta ancora oggi molta curiosità e divenendo la maggiore attrazione della città. Infatti, secondo le varie testimonianze dei visitatori, i poteri paranormali della bambola sono ancora attivi. #dark #legend #scary #horror #creepy #death #mystery #horrormovies #notte #darkmemes #paranormal #storia #horrorart #fotodelgiorno #horroraddict #horrorjunkie #horrorfanatic #horrorfilm #horrorfamily #horrorcollector #horrorclub #horrorstories

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