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BACKCOUNTRY: IL CONFINE FRA UOMO E NATURA – RECENSIONE

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Titolo: Backcountry  (Canada Usa-2014) di  Adam MacDonald

Trama:
Due giovani trentenni, in procinto di fidanzarsi ma diversi fra loro, decidono di fare un gita e trascorrere un weekend libero in un area selvaggia del Canada per stare un pò da soli e lontano dalla consueta routine cittadina. Arrivati sul posto, equipaggiati di sacco a pelo e viveri, uno dei due, appassionato di campeggio lascia di propria volontà i cellulari in auto per godersi in tranquillità il loro percorso turistico.
Faranno la conoscenza in un accampamento di Brad,una guida per turisti un pò eccentrica, che sembra voler indirizzare e consigliare la coppia a scegliere la strada giusta da seguire…

Opinione:
Con questo film, il giovane regista A. MacDonald ci ripro-pone davanti agli occhi una delle più primordiali paure umane in una salsa leggermente più attuale e “gore” per il pubblico più avventuroso e amante del “wild”.
Come da titolo, la zona “di confine” risulta come una sorta di riserva naturale in cui il tempo sembra essersi in qualche modo congelato in una lontana epoca ma nella quale il regista è in grado di tirar fuori l’aspetto più crudo e primigenio degli animali che errano in questa vegetazione. Un luogo non propriamente collocabile  e riconoscibile: tant’é che il ragazzo esperto di escursioni ne ignorava la presenza e ricordava vi fosse un lago in quel posto.

Originale é stata la scelta della foresta, ovviamente a servizio della regia, le cui foglie possiedono più di un colore: oltre al verde caratteristico delle foglie comuni gli alberi della zona “ignota” presentano molteplici tonalità (gialle e rosse) che sembrano quasi confondere la vista e far vacillare le sicurezze di chi si avventura per quei luoghi rupestri e marginali.  L’approccio alla vacanza romantica da parte della coppia, dapprima ingenuo e sbarazzino, lascia poi il posto allo sbigottimento e a un notevole disorientamento.
La natura in questo film non é stata ripresa dal regista in una chiave da documentary movie e nemmeno da eco film per gli amanti dell’ambiente, difatti c’é da dire che non siam di fronte a un semplice film di rivendicazione (genere revenge) o uno scontro uomo-animale per la difesa di un territorio definito e circoscritto (come troviamo nei precedenti animal-movies anni 80), ma piuttosto ad un diretto confronto fra i nostri bisogni e quello dei predatori, il quale é riducibile fondamentalmente a quello di “cacciare per mangiare”. Scontato dire che l’elemento Ambiente-Animale viene messo in primo piano lungo l’intera parte, lo vediamo assurgere a un ruolo direi “superiore” del solito, ponendosi, nei confronti degli stessi protagonisti, come vero e proprio antagonista ma senza alcuna vendetta o male intrinseco, bensì per mero impulso istintivo di sopravvivenza.
Oggettivamente la sceneggiatura della storia risulta un po’ esile e non troppo lineare nello sviluppo: a sua volta, però, risulta essere una scelta funzionale a favore del regista per accrescere l’aspetto realistico e imprevedibile della vacanza “selvaggia”..

Gli eventi che vediamo susseguirsi durante la visione sembrano accadere casualmente e con poca previsione lasciando allo spettatore quel giusto senso di disorientamento. La molta tensione accumulata nella prima metà dà modo alle (poche) scene cruciali di risultare piuttosto scioccanti a primo impatto. Degna di merito, fra tutte, é la scena dell’attacco dell’orso: emblematica e intensa proprio perché in questo frangente tutte le aspettative, le proposte per il futuro della coppia, come anche le incompatibilità che vediamo affiorare dai due sventurati, vengono, nell’immediatezza dell’atto, annullate e strappate via dagli stessi artigli del predatore, un temibile grizzly bruno, e dalla semplice e selvaggia legge della natura dove la razza predominante e senza scrupoli vince su quella più debole.

In ultima analisi, anche la fauna che contorna l’area incontaminata sembra, sul finale, mostrare incuranza e prendere le distanze dall’uomo (in una scena a rallenty un cervo rivolge appena uno sguardo indifferente alla giovane in cerca di soccorso), ciò come a ragione di un luogo inviolato e quasi puro dove l’uomo non é ospite gradito e forse non dovrebbe trovarvisi affatto.

Cresciuto a pane e horror, coltiva questa passione fin da piccolo che lo ha portato ad aprire Horror Stab insieme a Francesco per condividere questo meraviglioso genere con tutti i fan del genere.

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La vera storia della bambola assassina! STORIA COMPLETA👇 Siamo nel 1906 quando Robert Eugene Otto, a cinque anni, ricevette in regalo, da un servitore di origini africane, una bambola. Secondo la leggenda, tale servitore era un praticante della magia nera e di rituali voodoo, che gli donò la bambola per lanciargli una maledizione. Robert il bambolotto, omonimo del suo nuovo piccolo padrone diede il via a svariati inquietanti episodi: i genitori erano del parere che la bambola parlasse e i vicini sostenevano di averla vista addirittura muoversi durante la loro assenza, notando i suoi movimenti da una finestra all’altra parte della casa. Secondo alcune fonti, Robert Eugene era davvero ossessionato dalla bambola, al punto che da adulto, dopo essersi sposato con sua moglie Anne, fece allestire nell’abitazione di famiglia un’intera stanza per il piccolo Robert con tanto di mobili in miniatura. La moglie Anne dubitò più volte della sanità mentale del marito e spesso, nascondeva la raccapricciante bambola in soffitta; ma il legame tra Robert la bambola e Robert Eugene era troppo forte per essere spezzato, riuscivano sempre a ritrovarsi. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1974, Robert Eugene sosteneva che la bambola fosse maledetta.La bambola rimase in soffitta fino a quando la casa non venne acquistata da un’altra famiglia. La nuova famiglia aveva una bambina di dieci anni, che trovò la bambola girovagando per la casa. Una notte la bimba gridò e affermò ai suoi genitori che la bambola l’aveva aggredita, nel tentativo di assassinarla. Ancora oggi, da adulta, continua a sostenere la presunta vitalità di Robert. Robert Oggi la bambola si trova ancora nella casa di Eugene, trasformata in un museo locale chiamato East Fort Martello Museum, dove desta ancora oggi molta curiosità e divenendo la maggiore attrazione della città. Infatti, secondo le varie testimonianze dei visitatori, i poteri paranormali della bambola sono ancora attivi. #dark #legend #scary #horror #creepy #death #mystery #horrormovies #notte #darkmemes #paranormal #storia #horrorart #fotodelgiorno #horroraddict #horrorjunkie #horrorfanatic #horrorfilm #horrorfamily #horrorcollector #horrorclub #horrorstories

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