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Alessio Pizzichi

Appassionato di film horror in tutte le salse con una grande passione per la scrittura.

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Hell Fest – Recensione

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Un gruppo di sei ragazzi decide di passare la serata di Halloween all’Hellfest, uno spettacolo itinerante a tema horror composto da labirinti,giostre, nascondigli e attori mascherati che tentano di spaventare gli spettatori. Quello che i protagonisti non sanno è che un pericoloso maniaco si è infiltrato nel parco, mimetizzandosi con una maschera da Halloween, e da quel momento comincerà a dare la caccia alle sue vittime…

Diretto da Gregory Plotkin ( regista di Paranormal Activity 5 ), Hellfest è uno dei tanti film horror che sfrutta il tema della festa di Halloween per costruire la sua trama, e in questo caso possiamo pure dire che lo fa nella maniera più prevedibile e derivativa. La pellicola è il classico slasher con adolescenti che vengono inseguiti dal serial killer di turno, che in questo caso si mimetizza nel luna park, e tutto ciò che ne consegue senza particolari innovazioni.

Nota positiva per quanto riguarda l’ambientazione : lo spettacolo dell’Hellfest è veramente ben rappresentato, bella location, belle attrazioni e i costumi degli attori sono ben fatti. Menzione anche per la presenza di Tony Todd (che molti ricorderanno per Candyman) in un simpatico cameo.

Quello che non convince di questa pellicola è la continua sensazione di “già visto” che permane per tutta la visione, lasciando lo spettatore piuttosto distaccato dalle vicende che accadono, senza mai “acchiapparlo” e coinvolgerlo.

Veniamo adesso alla figura del serial killer : qualcuno potrebbe lamentarsi del mancato “approfondimento psicologico” dell’assassino, ma parliamoci chiaro: ben vengano queste derive dell’horror psicologico che negli ultimi anni ci hanno regalato ottime pellicole, ma in un film così le motivazioni interiori del maniaco hanno un importanza piuttosto marginale ed è anche giusto che sia così. Semmai la critica che gli andrebbe mossa è quella di una totale mancanza di carisma e un impatto visivo abbastanza anonimo che non riesce a trasmettere inquietudine. Non ultimo anche una lentezza sconcertante nel compiere gli omicidi : l’assassino passeggia tranquillo per tutto il luna park, se la prende comoda, fa il “giro lungo” e quando arriva il momento clou, tergiversa.

C’è da dire che se non si è dei palati troppo fini, la pellicola non è poi così terribile e si può anche guardare, certo con l’intenzione di passare una serata con un horror come tanti, non di certo con l’idea di trovarsi davanti ad un capolavoro. A voi la scelta.

Halloween Jamie Lee Curtis
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Halloween 2018 – Recensione Ufficiale

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2018. Sono passati 40 anni dalla terribile notte di Halloween del 1978, in cui lo psicopatico Michael Myers seminò morte e terrore. Da allora Laurie Strode non è più riuscita a superare quel trauma, passando le sue giornate barricata in casa nell’attesa del ritorno di Michael. Ritorno che non si farà attendere oltre, perché Myers riesce a fuggire dal manicomio e comincerà a dare la caccia non soltanto a Laurie, ma anche a sua figlia Karen e alla nipote Allyson…

Diretto da David Gordon Green, Halloween si colloca temporalmente come sequel dell’originale di John Carpenter : dimenticate perciò tutti i capitoli, sequel e remake emersi dal 1978 in poi, perchè la storia fa un salto temporale di 40 anni catapultandosi direttamente ai giorni nostri.

Diciamo subito che il tentativo è quello di ritornare al Myers delle origini: ovvero uno psicopatico semi-immortale che uccide dietro ad una maschera. Ed era proprio questo ad aver reso i primi capitoli della serie così inquietanti : la figura di Michael non rappresentava altro che il Male nella sua forma più pura, un male senza volto simboleggiato da un inquietante maschera inespressiva, senza spiegazioni e cause che ne motivassero le gesta. E c’è da dire che questa sensazione ritorna, anche se con meno potenza, in questo film, dove le scene in cui Myers uccide, accompagnate dalla classica melodia raggelante che lo caratterizza, fanno la sua bella figura.

Altro punto di forza della pellicola è il personaggio di Laurie strode, interpretato magistralmente dall’ottima Jamie Lee Curtis, qui al suo ritorno nella saga. Un personaggio ambiguo, che vive costantemente nel terrore della ricomparsa del suo incubo, e a cui hanno sottratto la figlia per i suoi metodi di educazione. Ma allo stesso tempo tenace e che ha passato gran parte della sua vita ad escogitare espedienti per salvarsi e liberarsi da Michael.

E proprio su questo rapporto tra i due si snoda l’intera vicenda, a sottolineare questo dualismo e ostinazione che nutre e anima entrambi. Perchè anche Myers ha atteso 40 anni per Laurie, sopravvivendo all’isolamento in manicomio con l’unico scopo di poter tornare un giorno dalla sua preda prediletta.

Una vera e propria resa dei conti tra due personaggi diversi ma allo stesso tempo simili.

Buona la regia e oltre alla ottima interpretazione di Jamie Lee Curtis si segnalano anche le prove di Judy Greer e Andy Matichak.

Le atmosfere in stile anni 80 completano il quadro dal sapore vintage delle strade di Haddonfield.

Insomma, questa nuova frontiera di Halloween supera la prova e si dimostra un buon prodotto, scorrevole, con buoni momenti di tensione e diversi spunti interessanti. Da vedere.

Lake-Bodom-Taneli-Mustonen-Movie-Poster-Shudder
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Lake Bodom – Recensione

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Nel 1960 quattro adolescenti che avevano deciso di passare la notte al lago Bodom, in Finlandia, vennero attaccati e tre di loro persero la vita. L’unico sopravvissuto affermò di essere stato aggredito da un uomo con un coltello, che uccise gli altri tre ragazzi. Il colpevole di quella strage non è stato tuttora trovato.

Ambientato ai giorni nostri, Lake Bodom percorre la vicenda di quattro ragazzi che decidono di accamparsi sullo stesso lago andando a ricreare la stessa situazione, nel tentativo di scoprire qualcosa di più sulla faccenda, ignari di quello che sta per accadere…

Film di origine finlandese del 2016 diretto da Taneli Mustonen, ispirato alla triste strage realmente accaduta il 5 Giugno 1960, si colloca nel filone degli horror nordici che ultimamente stanno prendendo sempre più piede nello scenario attuale.

Inizia come un classico slasher con la combriccola di adolescenti(due ragazzi e due ragazze) caratterizzati nel più tipico dei modi: una ragazza introversa e l’amica più espansiva, il classico ragazzo marpione e l’amico un po’ nerd. In effetti i primi 40 minuti seguono esattamente il medesimo filone narrativo ben noto agli appassionati, con la “gita fuori porta” che si rivela dannosa, i rumori notturni e i primi omicidi, che rendono il tutto abbastanza prevedibile.

Questo per quanto riguarda la prima parte, perchè da metà film in poi un plot twist (ben congenato) mischia le carte in tavola ribaltando la situazione. La pellicola si stacca così dalla tipica vicenda slasher e questo sicuramente è un bene, ma allo stesso tempo non riesce ad imprimere la giusta forza e il giusto sviluppo da quel momento in poi, mettendo molta carne al fuoco e creando un certo senso di confusione, salvo poi ritornare ai classici schemi.

Peccato, perchè l’ambientazione nei laghi finlandesi è sicuramente inquietante e ben fotografata, la regia è tutto sommato buona e gli 80 minuti scorrono senza annoiare. Quello che manca a Lake Bodom è quella dose di coraggio in più che lo avrebbe senza dubbio reso più accattivante elevandolo rispetto a pellicole della stessa caratura. Invece si limita al compitino, a rendere tutto perfetto e lineare, senza andare a cercare elementi che sconvolgano lo spettatore.

In definitiva una pellicola guardabile, da 6 in pagella, ma allo stesso tempo dimenticabile e poco originale. Vale una visione per i soli irriducibili del genere.

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Nails – Recensione

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La vita di Dana, madre di famiglia e preparatrice atletica, viene sconvolta quando una mattina esce di casa per fare jogging e subisce un brutto incidente. Viene così ricoverata e a causa di danni alla gola è costretta a comunicare attraverso un apposito programma software. Ma durante la notte Dana percepisce di non essere sola, trovandosi presto a fare i conti con una terrificante entità…

Diretto dall’esordiente Dennis Bartok, Nails è una pellicola che parte con ottimi presupposti: c’è la rappresentazione dell’incidente, molto realistica, che porta al ricovero della protagonista. C’è la buona idea dell’impossibilità di parlare del paziente, obbligata ad utilizzare un software che trasforma in parole quello che scrive sulla tastiera. C’è anche una presenza malvagia inquietante, ben realizzata e caratterizzata. Inizialmente si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un horror coraggioso e diverso dal solito. Inizialmente, perchè poi qualcosa va storto. Più che la storia va avanti e più che vengono fuori tutti i difetti di un’opera che poggia su basi poco solide, ricorrendo a tutti i classici clichè del genere. La sceneggiatura ripete il solito schema per un’ora : di notte Dana si ritrova a contatto con l’entità rischiando la vita, la mattina seguente è terrorizzata e avverte tutti del pericolo, ma nessuno le crede. Dopo 2-3 ripetizioni il tutto assume un contorno di prevedibilità che sicuramente non giova alla pellicola. Si aggiunge a tutto ciò una serie di situazioni inverosimili e di comportamenti bizzarri da parte dei protagonisti che lasciano piuttosto interdetti.

Eppure le potenzialità per fare qualcosa di buono c’erano: come già detto la creatura malefica dell’ospedale è angosciante e le scene dove appare funzionano bene, creando un discreto senso di tensione. Da segnalare anche la presenza della brava Shauna MacDonald(che molti ricorderanno per la sua interpretazione in The Descent), nei panni della protagonista.

Purtroppo queste qualità non vengono usate a dovere e gli ultimi 20 minuti della pellicola sono un delirio totale, un miscuglio di scene frenetiche che non fa altro che aumentare la confusione creando un senso di disorientamento totale.

In conclusione Nails è una pellicola che alla fine della visione ti lascia amareggiato e con la netta impressione di aver assistito ad un’ occasione sprecata. Peccato.

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Bird Box-In arrivo il nuovo horror targato Netflix

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E’ stato annunciato il lancio del prossimo film horror di Netflix: si tratta di Bird Box, un film post-apocalittico con protagonista Sandra Bullock. Ispirato al romanzo di Josh Malerman, Bird Box narra la vicenda di una madre che si trova a dover proteggere i propri figli da una terribile minaccia che sta sterminando l’umanità: un’entità malvagia in grado di far manifestare i peggiori incubi di ogni soggetto inducendolo al suicidio. I pochi sopravvissuti si trovano così a dover passare la propria vita bendati per evitare la morte. Ma Malorie (Sandra Bullock) è disposta a tutto pur di sconfiggere questa presenza…

 

 

La regia è del premio oscar Susanne Bier e il cast di tutto rispetto comprende anche John Malkovich, Lil Rel Howery, Sarah Paulson e Trevante Rhodes.

L’uscita è stata annunciata per il 21 Dicembre. Qui sotto potete vedere il trailer:

 

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The Ritual – Recensione

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Un gruppo di quattro amici (Dom, Luke, Hutch e Phil) decide di avventurarsi in un escursione di qualche giorno nelle terre svedesi. A causa di un incidente di percorso Dom si infortuna al ginocchio; i ragazzi decidono così di tagliare il percorso e passare direttamente dai boschi. Una decisione che si rivelerà tutt’altro che azzeccata…

Distribuito nelle sale cinematografiche britanniche e successivamente adottato da Netflix, che si è occupata della distribuzione internazionale, The Ritual si colloca nel filone horror ambientato nei boschi che ricorda a tratti le atmosfere di The Blair Witch Project, nonostante lo stile narrativo sia diverso.

Il tutto si apre con un dramma che fa da preludio all’intera vicenda e caratterizza la psicologia dei personaggi. Un viaggio nelle lande svedesi alla ricerca di un elaborazione spirituale di una tragedia che ha drasticamente segnato le vite dei protagonisti. Ed è a questo punto che il film si divide in due: da una parte il lato più psicologico e introspettivo che analizza le dinamiche del gruppo e dall’altra l’horror duro e puro, truce e sanguinolento. Diciamo che per la prima metà del film non si capisce bene se la vicenda horror faccia da contorno ad una storia drammatica, oppure se al contrario la cornice drammatica faccia da sfondo alla carneficina. Da un certo punto in poi la pellicola svolta in una direzione che naturalmente gli assegna un’identità ben precisa ma che allo stesso tempo lascia in sospeso molti aspetti interessanti che se fossero stati approfonditi la avrebbero sicuramente impreziosita.

 

In mezzo a tutto ciò anche un po’ di folklore delle tradizioni svedesi, che suscitano sempre un discreto fascino.

La regia di David Bruckner funziona e tiene lo spettatore in balia del vedo/non vedo fino al momento in cui viene svelato l’arcano, certamente di grande impatto. Più che buona anche la recitazione, con i quattro attori principali molto efficaci nell’interpretare le diverse caratterizzazioni dei personaggi. L’ambientazione è ben fotografata e rende bene il classico senso di desolazione e smarrimento che permea tutta la vicenda.

In definitiva The Ritual dimostra di essere un buon prodotto, certo per alcuni versi un po’ derivativo ma che tutto sommato mostra aspetti molto interessanti e nel panorama horror recente si ritaglia uno spazio di tutto rispetto. Consigliato.

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Aterrados-Recensione

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Buenos Aires. La vita di tre persone facente parti dello stesso caseggiato viene improvvisamente sconvolta da strani eventi che sembrano avere a che fare con il paranormale. Tre esperti del settore e un ispettore di polizia decidono di far luce su questi eventi, ma ben presto si troveranno a fronteggiare qualcosa di più grande di loro…

Pellicola argentina diretta da Demiàn Rugna, Aterrados affronta il tema del sovrannaturale in una maniera piuttosto inedita rispetto a quello a cui siamo convenzionalmente abituati. La scelta dell’ambientazione è classica, l’orrore che si svolge all’interno delle case, luogo che per antonomasia dovrebbe rappresentare la sicurezza. Ma è proprio in questo che il film si distingue: gli eventi che ci vengono mostrati non sono mai troppo chiari, ma si compongono di tanti accadimenti che si accumulano con lo scorrere della trama fino all’exploit finale.

In Aterrados il terrore non è mai urlato, ma è un qualcosa che viene sussurrato nelle orecchie dello spettatore per tutti gli 87 minuti, attanagliandolo in un senso di inquietudine. Nonostante il tema trattato, il contatto con la realtà rimane ben saldo, tanto che molte situazioni rimandano a paure ancestrali che ognuno di noi avrà sperimentato almeno una volta nella vita( rumori inspiegabili, giochi di luce, sensazione di non essere soli).

Il tutto si mantiene in bilico e non mancano neanche 4-5 Jumpscare molto ben riusciti.

C’è da dire che la narrazione inizialmente non è molto lineare e a tratti disorienta lo spettatore, ma fortunatamente con il passare del tempo lo svolgimento si fa più chiaro, anche se in parte il senso di ignoto rimane e caratterizza il tutto. Nota positiva per gli attori, tutti convincenti nelle loro interpretazioni.

Se siete alla ricerca di un horror originale e fuori dagli schemi, siete nel posto giusto. In un panorama che è sempre più banale e derivativo, Aterrados rappresenta sicuramente una ventata di aria fresca, in grado di regalare attimi di paura e tensione reali. Da vedere.

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Deliriumpsike-il nuovo film di Luigi Pastore

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Dopo “Come una crisalide” e “Violent Shit-The Movie” sembra essere tornato il momento di rimettersi sotto alla macchina da presa per Luigi Pastore. Si trova infatti attualmente in fase di produzione Deliriumpslike, un thriller psicologico la cui trama è stata perlopiù tenuta nascosta fino a questo momento ma da quello che sappiamo è stata ispirata dopo un periodo di isolamento da parte del regista nei luoghi della sua infanzia.

Da segnalare la presenza nel cast di Alvaro Vitali, noto caratterista di pellicole comiche degli anni 70-80, qui alle prese con un ruolo del tutto inedito.

Per chi fosse interessato nel sito del film è presente anche una sezione di Crowdfunding, per aiutare il finanziamento della pellicola.

http://www.deliriumpsike.it/

Nel frattempo vi lascio qui sotto la preview del film che lascia presagire una pellicola dai tratti molto inquietanti.

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In arrivo il remake di Wrong Turn

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Sembra essere giunto il momento del remake anche per quanto riguarda Wrong Turn, una delle recenti saghe horror più celebri, dopo 6 capitoli della saga iniziata nel 2003. Sembrerebbe confermato infatti che la Costantin Films produrrà la pellicola la cui sceneggiatura è stata affidata ad Alan B. Mc Ellroy, che aveva ricoperto questo ruolo già per l’original.

La regia invece sarà diretta da Mike P.Nelson (The Domestics). Secondo quello che trapela il remake sarà contestualmente ambientato ai giorni nostri e vedrà una sorta di ritorno alle origini dal punto di vista stilistico. Al momento non si conosce una data di uscita ufficiale.

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Terrifier – La recensione

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Due giovani ragazze, Tara e Dawn, sono di ritorno da una festa di Halloween in piena notte quando si imbattono in uno strano personaggio travestito da clown che le fissa per poi sparire. Dopo un breve momento di smarrimento, le due sembrando dimenticare l’accaduto e si recano in una pizzeria nel tentativo di smaltire l’alcool della serata. Tutto sembra tranquillo finchè nel locale non entra il solito inquietante soggetto…le due non sanno che si tratta di Art the Clown, un maniaco omicida che da quel momento in poi comincerà a dargli la caccia…

Terzo lungometraggio di Damien Leone, Terrifier segna il ritorno per il regista alla sua creatura prediletta, ovvero Art the Clown, sadico serial killer mascherato da clown, che vide la luce per la prima volta nel 2008 con il cortometraggio d’esordio “The 9th Circle”, seguito dal secondo corto Terrifier del 2011(che da il nome anche alla suddetta pellicola). Dopo il collage malriuscito del suo primo film “All Hallows’ Eve” e la parentesi di “Frankestein Vs The Mummy” arriva finalmente la consacrazione per questo personaggio.

Con questa pellicola Damien Leone dimostra di aver trovato una maturità come regista e ci regala 85 minuti di pura carneficina che rimanda al sapore degli anni 80, pur con una sua precisa identità. Star indiscussa di tutta la pellicola è il già citato Art, personaggio veramente inquietante a metà strada tra clown e mimo che pur non dicendo una sola parola in tutto il film riesce ad imprimersi con la sua spaventosa presenza e espressività, merito del makeup dello stesso regista Leone e della bravura dell’attore, ovvero David Howard Thornton.

Terrifier è uno slasher duro e puro, che non cerca moralismi e significati profondi ma vuole soltanto rappresentare la mattanza di uno squilibrato che si diletta ad uccidere nei modi più disparati, il tutto condito da una discreta dose di splatter. Risulterà perciò inutile approcciarsi a questa pellicola cercando di trattare un disegno psicologico dell’assassino perchè vi dico già da subito che non c’è niente da analizzare, Art the Clown è semplicemente quello che ci viene presentato, ovvero un terrificante assassino brutale.

Godetevi perciò questa visione, in un panorama di film horror che punta sempre più alla visione psicologica e intimista, Terrifier rappresenta una sterzata controcorrente con delle ottime trovate che esaltano la visionarietà del regista e che difficilmente vi toglierete dalla testa. Consigliato.

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Chi l’ha vista morire? – Recensione

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La vita dello scultore Franco Serpieri viene improvvisamente stravolta quando sua figlia Roberta, arrivata a Venezia per fargli visita da Amsterdam, viene ritrovata barbaramente uccisa in uno dei canali. Comincia così una sua personale indagine alla ricerca dell’assassino, arrivando a scoprire delle similitudini con un omicidio commesso quattro anni prima, sempre ai danni di una bambina con i capelli rossi, proprio come Roberta…

Diretto da Aldo Lado, Chi l’ha vista morire è un film del 1972 che segue il filone del thriller all’italiana dei tempi. Ambientato in una venezia oscura e angosciante, si distingue per portare alla luce il tema dell’omicidio dei bambini e lo fa con un notevole coraggio, considerata anche l’epoca in cui è uscito. La vicenda si snoda sostanzialmente in due parti : il prologo che vede protagonista la bambina fino ad arrivare al delitto e la successiva indagine da parte di Serpieri nel disperato tentativo di risalire al serial killer.

Sicuramente risulta molto più impressiva e d’impatto la prima parte, con svariati momenti di tensione accompagnati dall’inquietante cantilena infantile (opera di Ennio Morricone) che da il titolo al film. Mentre invece la parte relativa alla caccia all’assassino risulta perdere un po’ di mordente, anche se la pellicola riesce comunque a mantenere l’attenzione dello spettatore nonostante lo svolgimento un po’ confusionario della vicenda.

Ottima l’ambientazione di una Venezia tanto bella quanto misteriosa, grazie anche alla bella fotografia di Franco Di Giacomo. Nota di merito anche per gli attori, su tutti George Lazenby nei panni di Franco serpieri e della piccola Nicoletta Elmi. Anche Anita Strindberg si difende bene nei panni della madre di Roberta.

Aldo Lado dimostra di saper usare la macchina da presa e imbastisce una storia che si distingue dalle pellicole dell’epoca sicuramente per il tema trattato e per una convincente caratterizzazione del serial killer che tiene alto il mistero fino al finale, in un susseguirsi di sospetti, false piste e tentativi di infangamento, fino ad arrivare alla soluzione.

Insomma, Chi l’ha vista morire è una pellicola di tutto rispetto che anche a distanza di anni riesce ancora a mantenere un certo fascino. Consigliata a tutti i fan del cinema di genere, che portranno riscopire in essa un certo valore.

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