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Il massacro nel McDonald’s di San Ysidro

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“Vado a caccia di umani”…

James Oliver Huberty nasce nel 1942 a Canton, in Ohio. A 3 anni contrasse la poliomielite che gli provocò un danno permanente alle gambe.

Dopo il divorzio dei genitori si iscrisse a sociologia, ma poco dopo cambiò e studiò scienze mortuarie in Pennsylvania. Ottenne la licenza come imbalsamatore e lavorò per un’agenzia funebre a Canton.

Nel 1965 si sposò ed ebbe due figlie.

Convinto che l’invasione dell’Unione Sovietica fosse vicina e che i banchieri stessero mandando volutamente in rovina il paese, decise di riempire la sua casa di cibo non deperibile, sei fucili, uzi e pistole 9mm.

Nel 1983 si trasferì a San Ysidro, portandosi dietro tutto l’armamentario, dove James trovò lavoro come guardia di sicurezza.

Quello che segue è il resoconto della settimana di James prima del massacro:

– Il 10 luglio venne licenziato.

– Il 15 luglio 1984, tre giorni prima di compiere il massacro, Huberty disse alla moglie, Etna, che sospettava di avere un disturbo mentale..

– Il 17 luglio, chiamò una clinica di salute mentale, richiedendo un appuntamento. Dopo aver lasciato i suoi contatti alla receptionist, gli assicurarono che sarebbe stato richiamato entro poche ore.

James non fu mai richiamato. All’insaputa di Huberty, la receptionist aveva sbagliato a scrivere il suo cognome scrivendo “Shouberty”. I suoi modi gentili non trasmisero un senso di urgenza all’operatrice; la sua chiamata fu quindi inserita nei casi non gravi, da essere richiamati entro 48 ore.

– Il 18 luglio, Huberty portò la moglie e i figli allo zoo di San Diego. Durante la camminata, disse alla moglie che la sua vita era ormai finita. Riferendosi alla mancata chiamata da parte del centro di salute mentale, disse, “Bene, la società ha avuto la sua chance”.

Dopo aver pranzato a un McDonald’s nel quartiere di San Diego Clairemont, gli Huberty fecero ritorno a casa. Poco dopo, andò in camera da letto dove la moglie si stava rilassando sdraiata sul letto; andò verso di lei e le disse “voglio darti il bacio dell’addio”. Etna gli chiese dove stesse andando, e lui rispose “vado a caccia di umani”.

All’incirca alle 4 del pomeriggio del 18 luglio James Huberty guidò la sua berlina Mercury Marquis nel parcheggio di un ristorante di un McDonald’s su San Ysidro Boulevard. Con lui aveva una pistola Browning HP 9mm semi-automatica, una carabina IMI Uzi 9 mm, un fucile a canna liscia Winchester, e una borsa di tessuto riempita con centinaia di munizioni per ogni arma. Nel ristorante erano presenti 45 clienti.

Dopo essere entrato nel ristorante qualche minuto dopo, Huberty prima puntò il fucile a un impiegato di 16 anni di nome John Arnold. Il vicedirettore, Guillermo Flores, gridò, “Hey, John, quel ragazzo sta per spararti”. Secondo Arnold, quando Huberty premette il grilletto, “non successe nulla”. Mentre Huberty ispezionava l’arma, il direttore del ristorante, la ventiduenne Neva Caine, camminò verso Arnold, mentre Arnold – credendo che il tutto fosse uno scherzo – iniziò ad allontanarsi dall’uomo armato. Huberty sparò verso il soffitto prima di puntare l’Uzi verso la Caine, sparandole una volta sotto l’occhio sinistro. Morì qualche minuto dopo.

Subito dopo aver sparato alla Caine, Huberty sparò con il fucile verso John Arnold, ferendo il giovane al petto, e gridando “tutti a terra”.Huberty si riferì a tutti i presenti al ristorante come “sporchi maiali”, gridando che aveva ucciso un migliaio di persone e che aveva intenzione di ucciderne un altro migliaio. Dopo aver sentito le invettive e le imprecazioni di Huberty, ed aver visto Neva Caine e John Arnold a terra, un cliente, il venticinquenne Victor Rivera, tentò di persuadere Huberty a non sparare più. In risposta, Huberty sparò a Rivera 14 volte, gridandogli ripetutamente “stai zitto”, mentre Rivera gemeva a terra.

Mentre molti dei presenti al ristorante cercavano di nascondersi sotto ai tavoli, Huberty spostò la sua attenzione verso sei donne e bambini che si stavano abbracciando. Prima sparò, uccidendola, alla diciannovenne María Colmenero-Silva con un singolo proiettile al petto; sparò poi alla bambina di 9 anni Claudia Pérez allo stomaco, alla guancia, alla coscia, al fianco, al petto, alla schiena, al braccio e alla testa con l’Uzi, e ferì la sorella quindicenne Imelda, sparandole una volta al petto con la stessa arma, poi sparò all’undicenne Aurora Peña con il fucile. Peña – inizialmente ferita alla gamba – era stata coperta dalla zia incinta, la diciottenne Jackie Reyes. Huberty sparò alla Reyes 48 volte con l’Uzi. Dietro il corpo della madre, il neonato di 8 mesi Carlos Reyes iniziò a piangere, e Huberty lo uccise con un singolo colpo al centro della schiena.

Huberty sparò e uccise un camionista di 62 anni di nome Laurence Versluis, prima di puntare una delle famiglie nell’area giochi del ristorante, che avevano cercato di proteggere i figli con i loro corpi sotto ai tavoli. La trentunenne Blythe Regan Herrera aveva protetto il figlio di 11 anni, Matao, sotto uno dei banchi del cibo, e il marito aveva coperto il figlio di 12 anni Keith sotto un altro bancone lontano da loro. Huberty iniziò a sparare alle persone sedute al ristorante mentre camminava verso quelle sotto ai tavoli. Ronald Herrera ordinò a Thomas di non muoversi, coprendolo col suo corpo. Thomas fu colpito due volte alla spalla e al braccio, ma non fu gravemente ferito; Ronald Herrera fu colpito otto volte allo stomaco, al petto, al braccio, alla testa ma riuscì a sopravvivere; sua moglie, Blythe, e suo figlio, Matao, furono entrambi uccisi da numerosi colpi alla testa.

Nelle vicinanze due donne cercavano di nascondersi dietro un bancone. Guadalupe del Rio, 24 anni era contro un muro; fu coperta dall’amico, il trentunenne Arisdelsi Vuelvas Vargas. Del Rio fu colpita diverse volte alla schiena, agli addominali, al petto, al collo, ma nessuna delle ferite fu grave, mentre Vargas fu colpito una volta sola dietro la testa. Morì per la ferita il giorno dopo, e fu l’unica persona a sopravvivere abbastanza da raggiungere l’ospedale. In un altro bancone, Huberty uccise il quarantacinquenne Hugo Velazquez Vasquez sparandogli al petto.

La prima di molte chiamate d’emergenza fu fatta alle 4 del pomeriggio, ma la polizia fu per errore mandata a un altro McDonald’s lontano tre chilometri da quello a San Ysidro. La polizia arrivò al ristorante corretto dieci minuti dopo. Fecero chiudere la zona per sei isolati. Stabilirono poi un posto di comando a due isolati dal ristorante, e sparsero 175 agenti in zone strategiche. (Questi agenti furono raggiunti un’ora dopo dai membri della SWAT, che a loro volta si posizionarono in diverse zone attorno al ristorante.)

Una giovane donna, Lydia Flores, arrivò con la macchina nel parcheggio del ristorante poco dopo le 4, notando finestre rotte e rumori di spari, prima di “alzare lo sguardo e vederlo che sparava e basta”. La Flores fece retromarcia fino a quando la macchina non sbatté contro una recinzione; si nascose quindi con la figlia di due anni fino a quando gli spari cessarono.

Tre bambini di 11 anni arrivarono in bici nel parcheggio per comprare qualcosa da bere.] Sentendo qualcuno gridare, tutti e tre esitarono, prima che Huberty gli sparò addosso col fucile e con l’Uzi. Joshua Coleman cadde a terra ferito in maniera grave alla schiena, al braccio e alla gamba; ricordò più tardi di aver guardato verso i suoi amici, Omarr Hernández e David Delgado, vedendo che Hernández era a terra con diverse ferite alla schiena e iniziò a vomitare; Delgado era stato colpito diverse volte alla testa e morì. Coleman sopravvisse, mentre Hernández, insieme a Delgado, morì sul posto.

Huberty notò una coppia di anziani, Miguel e Aida Victoria, camminare verso l’entrata. Mentre Miguel stava per aprire la porta per far entrare la moglie, Huberty fece fuoco con il fucile, uccidendo Aida con un colpo alla faccia e ferendo Miguel. Un sopravvissuto non ferito, Oscar Mondragon, disse che vide Miguel chinarsi verso la moglie e cercare di pulirle la faccia dal sangue. Miguel iniziò poi ad insultare Huberty, che lo uccise sparandogli in testa.

All’incirca alle 4 e 10, una coppia di messicani, Astolfo e Maricela Felix, guidarono verso una delle aree di servizio del ristorante. Notando i vetri rotti, Astolfo inizialmente pensò che stessero facendo dei lavori di ristrutturazione e che Huberty – che stava camminando verso la macchina – fosse un operaio. Huberty sparò con il fucile e con l’Uzi alla coppia e alla loro figlia di 4 mesi, Karlita, colpendo Maricela in faccia, alle braccia e al petto, accecandola a un occhio e rendendole permanentemente inutilizzabile una mano. La figlia fu gravemente ferita al collo, al petto e all’addome. Astolfo fu ferito al petto e alla testa. Mentre Astolfo e Maricela scapparono dal fuoco di Huberty, Maricela mise la bambina nelle braccia di una donna che stava scappando e le disse in spagnolo, “Per favore salva mia figlia”, prima di ripararsi dietro una macchina parcheggiata. La donna portò la bambina in un ospedale vicino mentre il marito prestava soccorso ad Astolfo e Maricela in un palazzo vicino. Tutti e tre i Felix sopravvissero.

Diversi sopravvissuti dichiararono più tardi che Huberty accese una radio portatile, probabilmente alla ricerca di notiziari prima di mettere una stazione con della musica e ricominciare a sparare. Poco dopo entrò in cucina, scoprendo sei impiegati. Iniziò quindi a sparare, uccidendo la ventunenne Paulina López, la diciannovenne Elsa Borboa-Fierro e la diciottenne Margarita Padilla, ferendo gravemente il diciassettenne Alberto Leos.

Sentendo il giovane teenager Jose Pérez lamentarsi, Huberty lo uccise sparandogli alla testa. Pérez morì a fianco degli amici e della vicina, Gloria González, e di una giovane donna di nome Michelle Carncross. A un certo punto, Aurora Peña, che giaceva distesa vicino alla zia morta, alla cugina neonata e ai due suoi amici, notò una pausa negli spari. Aprì gli occhi, e vide Huberty vicino che la guardava. Imprecò e le lanciò un pacchetto di patatine fritte addosso, poi ricaricò il fucile e le sparò al braccio, al petto e al collo. Sopravvisse, nonostante il fatto che rimase in ospedale per il periodo più lungo tra tutti i sopravvissuti.

La polizia, appostata nei pressi del ristorante, non sapeva inizialmente quanti erano i carnefici, dal momento che Huberty stava usando diverse armi da fuoco e sparava rapidamente. Inoltre dal momento che molte finestre del ristorante erano state rotte dagli spari, i riflessi dei vetri rotti rendevano difficile per la polizia vedere all’interno. Un cecchino della SWAT si posizionò sul tetto di un ufficio postale accanto al ristorante. Fu autorizzato ad uccidere Huberty non appena avesse avuto una visuale chiara.

Alle 5.17 il cecchino ottenne la visuale chiara di Huberty dal collo in giù; sparò una sola volta, il colpo gli trapassò l’aorta uscendo dalla spina dorsale, causandogli una ferita di circa due centimetri che lo fece cadere di schiena.Il petto di Huberty si sollevò, per poi distendersi. La sparatoria durò 78 minuti, durante i quali Huberty esaurì non meno di 245 cartucce, uccidendo 20 persone e ferendone altre 20, di cui una morì il giorno dopo in ospedale. Diciassette persone furono uccise nel ristorante, quattro nelle immediate vicinanze. Molti feriti cercarono di tamponare le perdite di sangue con dei tovaglioli, spesso invano.

Tra le vittime, 13 furono uccise per colpi alla testa, 7 perché furono colpite al petto e una vittima, il bambino di 8 mesi Carlos Reyes, da un singolo proiettile da 9 mm che lo colpì alla schiena. Le vittime, la cui età variava dagli 8 mesi ai 74 anni, erano quasi tutti di origine messicana, riflettendo la demografia della zona. Nonostante Huberty durante la sparatoria disse che aveva ucciso migliaia di persone in Vietnam, non aveva fatto parte di nessun reparto militare.

Famiglia Norton
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Il caso nero della famiglia Norton

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Durante l’epoca Vittoriana, la famiglia Norton vantava non solo il pregio di essere una delle più facoltose di Londra, ma anche di essere in stretto contatto con la famiglia reale e di avere conoscenze molto influenti in politica e nella grande industria. Si occupava per lo più di portare avanti le varie industrie tessili in tutto il paese, arricchendosi a dismisura a scapito dei poveri operai che lavoravano giorno e notte per una paga quasi inesistente.

La famiglia Norton


Tutto andava per il meglio fino a quando un membro della famiglia si macchiò di un terribile crimine e di conseguenza infangò il nome della famiglia: era il 1886 quando nel piano interrato di un’industria tessile dei Norton venne ritrovato il corpo di un bambino di soli 9 anni, uno dei tanti bambini sfruttati come dipendenti della fabbrica. La famiglia tentò di arginare lo scandalo, ma i giornali dell’epoca incolparono il padrone, Roy W. Norton, dell’efferato omicidio. A sostegno dell’ipotesi c’erano le numerose testimonianze di contadini che lo avevano più volte visto in atteggiamenti equivoci con i loro figli e molti sospettavano addirittura che intrattenesse rapporti incestuosi con i bambini della sua stessa famiglia, per i quali non nascondeva un attaccamento morboso.


Quella fu solo la punta dell’iceberg perchè da lì in poi molti iniziarono ad interessarsi alle numerose bizzarrie della famiglia, che pian piano vennero a galla e furono rese pubbliche sui giornali.
La famiglia Norton aveva una predisposizione genetica a contrarre la malattia di Lyme, che al tempo, oltre ad essere ai più sconosciuta, era anche incurabile. La patologia comporta diversi stadi di sintomi; tra cui: eritemi, paralisi facciali, cambiamenti di umore, instabilità comportamentale e deformità varie.


Dal 1865 al 1896 ben 6 membri della famiglia si uccisero in circostanze misteriose e stravaganti.
La famiglia si chiuse in assoluto silenzio stampa, ma i molti curiosi si intrufolavano ovunque pur di immortalarli in situazioni compromettenti e di screditarli di fronti alla società. Il fatto che la malattia colpiva i membri della famiglia con stadi avanzati della stessa, non li aiutava di certo a rimanere nell’anonimato, dato che per proteggersi i membri erano costretti ad indossare delle maschere quasi tutto il giorno. Questo insinuò il sospetto nei giovani giornalisti del tempo che la famiglia facesse parte di una setta satanica e che in casa si predicasse chissà quale strano culto.


Forse da quella situazione nacquero le dicerie secondo cui alcuni agenti in borghese scoprirono alcuni membri della famiglia eseguire un rituale occulto in una delle loro residenze nella campagna londinese. Quando la notizia arrivò alle cronache di Londra la famiglia Norton venne fatta a pezzi dall’opinione pubblica che li accusò di essere dediti a satanismo e alla magia nera, e di essere responsabili delle inspiegabili morti dei loro dipendenti.
Da allora vennero soprannominati “la famiglia del Diavolo” e vennero completamente estromessi dalla vita di corte e aristocratica di tutta l’Inghilterra.

The Ninth Passenger
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“The Ninth Passenger” un nuovo horror Home Video

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Grindstone Entertainment ha acquisito i diritti nordamericani per il prossimo thriller The Ninth Passenger, che sta avendo il suo debutto sul mercato mondiale a Berlino.

Ninth Passenger segue un gruppo di studenti universitari in un viaggio di mezzanotte spontaneo a bordo di uno yacht di lusso. L’avventura diventa orribile quando si spostano su un’isola oscura e vengono cacciati uno ad uno da un misterioso passeggero.

Da Film Mode Entertainment, il film è diretto dal produttore esecutivo di It Follows Corey Large e vede protagonisti Jesse Metcalfe (Dallas, Desperate Housewives), Tom Maden (Scream), Alexia Fast (Manhattan), Timothy V. Murphy (The Lone Ranger), e Cinta Laura Kiehl (After the Dark). ‘

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Le uscite horror in dvd durante febbraio 2018

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Novità DVD Horror

Febbraio 2018

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Regia: Andres Muschietti

Attori: Bill Skarsgård, Javier Botet, Owen Teague, Jaeden Lieberher, Nicholas Hamilton, Steven Williams

Uscita DVD: Disponibile

Trama:  L’originale romanzo di Stephen King, da cui poi è stata tratta una mini-serie nel 1990, racconta la storia di alcuni ragazzini presi di mira da una creatura malvagia dalle sembianze di un clown, questi si nutre delle loro paure, ma non solo… la seconda parte del romanzo è invece incentrato sui ragazzi, orami divenuti grandi, pronti a fermare la creatura tornata a mietere vittime. Il film sarà diviso in due parti, così come la mini serie degli anni novanta, la prima con i protagonisti da piccoli, la seconda con gli stessi protagonisti cresciuti.

L’UOMO DI NEVERegia: Tomas Alfredson

Attori: Rebecca Ferguson, Michael Fassbender, Val Kilmer, Chloë Sevigny, J.K. Simmons, Jamie Clayton

Uscita DVD: 21 Febbraio

Trama: Nella città di Oslo quando i primi fiocchi cadono, alcune donne spariscono nel nulla e misteriosi pupazzi di neve compaiono a sorvegliare le strade. L’uomo di neve segue le indagini del detective Harry Hole, a capo di una squadra speciale della polizia di Oslo incaricata di investigare su una serie di omicidi locali. Dopo l’ennesima sparizione, avvenuta durante la prima nevicata dell’anno, Hole scopre interessanti collegamenti con alcuni casi irrisolti vecchi di vent’anni: la cornice invernale, la vittima designata, il pupazzo di neve sulla scena del crimine, tutti elementi che richiamano i metodi di un elusivo serial killer. Con l’aiuto di una giovane e brillante recluta, il poliziotto dovrà unire i puntini per svelare il disegno nascosto dietro le frequenti sparizioni, prima che la neve torni a imbiancare le strade e cancelli ogni traccia dell’assassino.

SAW: LEGACYRegia: Michael Spierig, Peter Spierig

Attori: Laura Vandervoort, Tobin Bell, Hannah Emily Anderson, Paul Braunstein, Josiah Black, Lauren Beatty

Uscita DVD: 28 Febbraio

Trama: Saw: Legacy inizierà con gli organi di polizia che si solleveranno letteralmente intorno alla città dopo aver incontrato una serie di morti raccapriccianti e uniche. Durante le indagini, tutte le prove porteranno a un solo uomo: John Kramer. Ma come può essere? L’uomo conosciuto come Jigsaw è morto da più di un decennio. O ha un apprendista raccolto nel mantello di Jigsaw, forse anche qualcuno all’interno delle indagini?

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Don Mancini e David Kirschner sviluppano la serie televisiva sulla “Bambola Assassina”

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Quest’anno, la “Bambola assassina” diretta da Tom Holland celebra il suo trentesimo anniversario. Nel film scritto da Don Mancini, una madre single dà al figlio una bambola molto ricercata per il suo compleanno, solo per scoprire che è posseduta dall’anima di un serial killer. “Chucky” (doppiato da Brad Dourif) sarebbe presto diventato un nome familiare insieme ad altri grandi slasher che includono Michael, Jason, Freddy, Pinhead e Leatherface.

Mancini, che ha creato la bambola del male, sarebbe poi andato a dirigere Seed of Chucky, Curse of Chucky, e Cult of Chucky dello scorso anno, in cui il personaggio del titolo si è fatto strada in un manicomio. Mentre il settimo film del franchise termina con la nota perfetta, crea diversi modi per continuare la serie.

Mancini dice che lui e il produttore in franchising David Kirschner stanno attualmente sviluppando una serie televisiva “Child’s Play”!
Mancini ci dice che la serie è stata “deliberatamente impostata alla fine dell’ultimo film”, aggiungendo inoltre che “il tono è oscuro e inquietante”.

“Abbiamo in programma di utilizzare Child’s Play nel titolo”, ha spiegato Mancini. “Vogliamo sicuramente segnalare che stiamo diventando più oscuri, più oscuri che mai. Sarà molto inquietante. “

Usare il titolo originale di “Child’s Play” è emozionante perché segnala che la serie coinvolgerà nuovamente i bambini. Oh, e Mancini ha confermato che Dourif tornerà di nuovo alla voce Chucky!


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Nuova foto dal set di Halloween

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Nick Castle, che non è solamente stato il Michael Myers in Halloween: La notte delle streghe di John Carpenter, ma sta tornando al suo stesso e vecchio ruolo anche nel sequel diretto da David Gordon Green. Castle ha condiviso una foto di se stesso sul set, che è stato poi ritwittato da Carpenter.

Jamie Lee Curtis è tornata come Laurie Strode in Halloween di quest’anno, che si svolgerà dopo il classico originale e trascurerà * tutti * i sequel. Judy Greer è stata scritturata per interpretare Karen Strode, la figlia di Laurie, mentre Andi Matichak ha recentemente ottenuto l’ambito ruolo della giovane protagonista del film (figlia di Greer e nipote di Curtis).

Il cast comprende anche Virginia “Ginny” Gardner (Project Almanac, Marvel’s “Runaways”), Miles Robbins (My Friend Dahmer), Dylan Arnold (Mudbound, Laggies, When We Rise) e Drew Scheid (“Stranger” Cose “).

In Halloween, scritto da Danny McBride, “Laurie Strode arriva al suo ultimo confronto con Michael Myers, la figura mascherata che l’ha perseguitata da quando è sfuggita a malapena alla sua follia omicida nella notte di Halloween di quarant’anni fa.”

Michael torna a casa il 19 ottobre 2018.

 

 

Don't Breathe
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Stephen Lang riconferma le prossime mosse del nuovo “Don’t Breathe”

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Sono trascorsi nove mesi da quando il regista di “Don’t Breathe” Fede Alvarez ha confermato i piani per il sequel del famigerato successo del 2016.

Nel novembre del 2016 è stato annunciato che il sequel di “Don’t Breathe” era stato già programmato, cosa che non sorprende affatto dato l’incasso di $ 150 milioni al botteghino mondiale a fronte di un investimento di soli $ 10 milioni. Tempo fa Alvarez disse inoltre che sarebbe  tornato alla sedia del regista. Come hanno spiegato Alvarez e il produttore Sam Raimi nel novembre 2016, il focus del sequel sarà l’uomo cieco, interpretato da Stephen Lang. “La sfida ovviamente è che non vogliamo più fare lo stesso film”, ha osservato Alvarez. Raimi ha aggiunto: “È solamente una delle più brillanti idee per un sequel che io abbia mai sentito. Non sto scherzando.” Lang riconferma oggi che i piani sono ancora in corso, confidando: “Oh sì, stiamo facendo un sequel.”

Nel primo film, Rocky (Jane Levy), Alex e Money sono tre ladri di Detroit che si prendono a calci irrompendo nelle case di persone benestanti. Il denaro di un veterano cieco (Stephen Lang) che ha ottenuto un risarcimento in contanti dopo la morte del suo unico figlio, li spinge a tentare quello che agli occhi di tutti è un colpo facile. Senza farsi troppi problemi, il trio invade la casa isolata dell’uomo in un quartiere abbandonato. Quello che sembrava un gioco da ragazzi si rivela un inferno e una volta intrappolati all’interno, i giovani intrusi devono lottare per la propria vita dopo aver fatto una sconvolgente scoperta.

La storia nel nuovo capitolo potrebbe prendere le forme di un Prequel per spiegare meglio cosa sia successo negli anni prima. Tutte queste però sono ancora solo supposizioni e dovremmo aspettare ancora per saperlo con certezza.

The Ritual - Netflix
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“The Ritual” di David Bruckner, l’horror psicologico Netflix che non scherza!

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Il prossimo regalo horror di Netflix arriverà poco prima di San Valentino come V / H / S, Southbound, e The Ritual del regista di The Signal David Bruckner. La pellicola colpirà il servizio di streaming video a livello mondiale in data 9 febbraio 2018.

Nel film, “Riuniti dopo la tragica morte del loro migliore amico, quattro vecchi amici dell’università hanno deciso di fare un’escursione nella natura selvaggia scandinava. Ma una svolta sbagliata li conduce nelle oscure e misteriose foreste della leggenda nordica, dove esiste ancora un male antico che li insegue ad ogni angolo. “

Ecco il trailer ufficiale degli Stati Uniti per il film. Il filmato sembra uscito da “Un lupo mannaro americano a Londra”, solo che questi amici sono bloccati nel bosco con, ehm, qualcosa. “The Ritual” sembra essere un film horror psicologico pieno di follia. Guarda…

Nel cast troviamo: Rafe Spall, Robert James-Collier (Downton Abbey, Spike Island), Arsher Ali (Line of Duty) e Sam Troughton (Robin Hood, Alien vs. Predator).

The Ritual è un adattamento del romanzo horror di Adam Nevill, che ha vinto l’August Derleth Award come miglior romanzo horror nel 2012. Joe Barton ha scritto la sceneggiatura.

The Ritual

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Recensione Insidious – L’ultima chiave (senza spoiler)

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Il quarto capitolo della tetralogia iniziata nel 2010 da James Wan è la degna conclusione di una delle saghe horror più amate degli ultimi anni.

New Mexico, 1953. Qualcosa di terribile accade nello scantinato di casa Rainier. L’infanzia di una bambina viene irrimediabilmente segnata. Questa bambina è Elise Rainier e qui ha inizio la sua storia.

Cosa c’è di più spaventoso di un padre violento, di un’infanzia travagliata e di un passato fatto di mostri (umani e non) da cui è impossibile scappare? Si potrebbe riassumere così la fanciullezza di Elise Rainier (Lin Shayne), personaggio cardine della saga che impariamo a conoscere in tutte le sue sfaccettature. Mostrataci sempre come una donna forte, risoluta e senza paura -forse più vicino agli essere dell'”Altrove” contro cui ha lottato per tutta la vita che agli esseri umani, a cui non ha mai fatto mancare il suo aiuto- viene ora mostrata per quello che effettivamente è: un essere umano, con le sue paure e le sue debolezze, con un passato che non la lascia dormire la notte. E sarà proprio questo passato a farla ritornare nel luogo dove tutto ebbe inizio: la sua vecchia casa a Five Keys in New Mexico.

Ombre, presenze dietro l’angolo e jumpscares sono i classici espedienti su cui si sono sempre basati questi film e Adam Robitel, dopo James Wan e Leigh Whannel, non vuole certo spezzare la tradizione. Lo stile questo è e, seppur i fasti dei primi due capitoli siano irraggiungibili, Robitel ne omaggia lo stile registico, facendoci rivivere atmosfere a tratti molto simili al primo Insidious. La costruzione della tensione, i colpi di scena, i movimenti della macchina da presa in alcune scene rimandano irrimediabilmente ai film di James Wan, così come la fotografia degli spazi interni, composta da colori freddi e spenti.

Insomma, un film gradevolissimo, anche per chi non ha mai visto gli altri tre, ma con alcuni difetti. La lentezza della prima parte (eccezion fatta per il prologo) non rende giustizia ad una seconda parte decisamente più coinvolgente, mentre i dialoghi, a volte, lasciano a desiderare. Non è neanche mai mancato l’elemento “comico” nella saga, incarnato soprattutto dai personaggi di Specs e Tucker, risultante a tratti stridente con il resto della narrazione (pur restando i due “ghostbusters” due personaggi piacevolissimi).

Ma a parte ciò, il film funziona alla grande. Il più grande pregio di tutta la saga è quello di aver rinnovato un genere che si pensava avesse ormai detto tutto quello che c’era da dire grazie ad idee originali, con personaggi ben delineati e storie avvincenti. Sicuramente uno dei migliori prodotti che la “Blumhouse Productions”  abbia offerto al grande pubblico. Insidious – L’ultima chiave è la chiusura di un percorso iniziato nel 2010, con un finale che non potrà non provocare i feels di chi (come me) ha adorato questa saga.

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“La Forma dell’Acqua” e “Scappa-Get Out”: due horror da Oscar!

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Tutto ci potevamo aspettare dalle nomination agli Oscar di quest’oggi, ma che ben due film horror collezionassero in totale 17 nomination, proprio no. I film in questione sono La Forma dell’Acqua (già vincitore di due Golden Globe) del maestro Guillermo Del Toro e Scappa-Get Out di Jordan Peele. Il primo, ancora inedito in Italia, si presenta alla grande notte di Hollywood forte di ben 13 candidature, tra cui “miglior regia” e “ miglior fim”. Che Guillermo Del Toro fosse un regista visionario ed innovativo, già si sapeva. Basti pensare a film come Il Labirinto del Fauno, alla celebre serie tv The Strain, di cui è stato autore insieme a Chuck Hogan, o al tanto criticato Crimson Peak, pellicola dalla storia scontata ma dalla fotografia e dalla regia eccelse. Ma 13 nomination sono un traguardo tanto inaspettato quanto meritato, che non può che accrescere l’hype dei fan per l’uscita del film in Italia,  fissata per il 14 febbraio 2018.

 

La vera e propria bomba di queste nomination, riguarda però il film di Jordan Peele. Scappa- Get Out  è  in concorso per le categorie “miglior film”, “miglior regia”, “miglior attore protagonista” (Daniel Kaluuya) e “miglior sceneggiatura originale”. Jordan Peele fino a questo momento non aveva mai lavorato dietro alla macchina da presa, ma come esordio non si può di certo lamentare. Il suo è un film che vuole essere una critica alla società moderna (a quella americana soprattutto), trattando il tema del razzismo in un contesto originale e mai sperimentato prima. Un film che racconta verità scomode e che distrugge in un solo colpo tutta l’apparenza ed il finto perbenismo che si celano dietro a quella che dovrebbe essere la più grande Nazione del mondo. Nomination più che meritate e, se non l’avete ancora visto, correte a recuperarlo!

 

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La casa del diavolo 2 potrebbe iniziare le riprese questo marzo

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Alcune fonti dicono che Zombie sta prendendo di mira un nuovo film, che si dice si intitolerà The Devil’s Rejects 2: Three From Hell. Attualmente non confermato, il titolo offre una possibile spiegazione su come la famiglia Firefly ritorna dalla tomba.

Famiglia Firefly

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The Devil’s Rejects, probabilmente il miglior film di Zombie, è finito in una pioggia di proiettili che hanno reso omaggio a Bonnie e Clyde. Nella scena, il capitano Spaulding (Sid Haig), Otis (Bill Moseley) e Baby (Sheri Moon Zombie) guidano direttamente contro una sparatoria che termina tutte le loro vite. Prima di Jason Lives uno dei capitoli finali di “Venerdì 13”, Jason Voorhees era umano. È possibile che Three From Hell sottintenda che il film prenderà un’inversione soprannaturale?

Inoltre, stiamo sentendo che Zombie è in trattative con Saban Films e Lionsgate per pubblicare il sequel nelle sale, VOD e home video.

Fino a quando non possiamo ottenere ulteriori conferme, si prega di prendere le informazioni di cui sopra come voci di corridoio e quindi non come certe.

Continueremo a cercare e speriamo di ottenere notizie ufficiali prima che le riprese comincino questa primavera.

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Insidious (saga) – recensione

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Insisious 4: l’ultima chiave è finalmente uscito ieri nei nostri cinema, portando con sé grandi  aspettative, visto l’enorme successo ottenuto dalla saga cinematografica in questi anni. Dunque, come ogni attesa che si rispetti, riviviamo insieme quella che è stata una delle saghe horror  più avvincenti degli ultimi anni, una saga che non ha di certo rivoluzionato il genere, ma che ha saputo portare una vera e propria ventata d’aria fresca dove c’erano tante idee stantie, viste e riviste.

ATTENZIONE: IN QUESTO ARTICOLO CI SARANNO SPOILER, DUNQUE, SE NON AVETE ANCORA VISTO I PRIMI 3 CAPITOLI, NON PROCEDETE NELLA LETTURA.

Il primo capitolo è un gioiellino. Nella sola regia di James Wan risiede tutto il valore di un film minimalista sotto certi aspetti, ma che sa davvero mettere paura. Un horror con molti rimandi ai classici del genere (L’Esorcista, Poltergeist e Shining su tutti) e la cui bellezza risiede oltre che nell’abilità registica di James Wan, nella bravura degli attori. Tutto il film scorre a meraviglia in un susseguirsi di situazioni-tipo: infestazione della casa (o meglio, di Dalton, il figlio maggiore), intervento della medium Elise (Lin Shaye) e scioglimento che lascia aperta la porta sul sequel:

Josh, con alle spalle il demone che tiene prigioniero suo figlio

già, perchè durante un viaggio astrale nell’”Altrove” (il mondo in cui Dalton rimane intrappolato), Josh (padre di Dalton, interpretato da Patrick Wilson) rimane posseduto da un demone terribile, “la sposa in nero”, che lo tormentava già in tenera età.  Si scopre infatti che l’abilità di viaggiare in questo mondo parallelo è stata tramandata di padre in figlio.

La fine del film è spiazzante: Elise scatta una foto a Josh e l’immagine mostra proprio il volto del demone, che ucciderà la medium.

Da qui, incomincia il secondo capitolo. Insidious 2 – Oltre i confini del male è (parere personale) uno degli horror più belli degli anni 2000, in cui James Wan dà prova di aver raggiunto la maturità registica, la stessa dell’altro suo film campione di incassi: The Conjuring – L’Evocazione. (2013). Qui, le vicende seguono il nostro Josh intrappolato nell’Altrove, aiutato dalla stessa Elise, che cercherà di ricongiungersi con il suo corpo nel mondo reale. Ma il vero colpo di genio della pellicola risiede nel fatto che i tanti episodi che nel primo capitolo sembravano avere poco senso, vengono qui spiegati: durante il viaggio astrale, i personaggi compiono gesti che si ripercuotono nella nostra dimensione e che sono funzionali all’intera comprensione dei due film.

“La sposa in nero”

Anche la figura di Parker Crane (che si rivelerà essere “La sposa in nero”, lo spirito che tormentava Josh) è destinata a diventare iconica nella storia di questo genere come un personaggio che difficilmente verrà dimenticato. Da apprezzare, infine, la scelta di terminare questo dittico con un bel lieto fine. Questo perchè la famiglia Lambert viene presa in simpatia dallo spettatore per un motivo molto semplice: non è la classica famiglia da film horror. Mi spiego meglio, l’inizio dei problemi per i Lambert risale a quando Josh era piccolo, ma questa volta non c’entra nessuna tavola Ouija usata spropositatamente, nessuna casa infestata e nessuno spirito risvegliato dal nulla. La facoltà di viaggiare nell’”Altrove” di Josh e di Dalton è un dono, qualcosa di meraviglioso, ma che li porta accidentalmente ad imbattersi in figure demoniache e malvagie. Di conseguenza, è naturale che lo spettatore provi una certa empatia per questi personaggi, desiderando che le cose si concludano nel migliore dei modi. E James Wan non ci delude affatto.

Ed eccoci al terzo capitolo: Insidious – L’Inizio. Questo capitolo è un prequel, con protagonista assoluta Elise, che aiuta un’adolescente, Quinn Brenner, a mettersi in contatto con la madre defunta. Qui Elise incappa per la prima volta nella figura della sposa in nero, iniziamo a conoscere in parte questo personaggio e abbiamo uno sguardo più ampio sulla saga in sé, tant’è che ci viene mostrato anche l’inizio della collaborazione tra Elise, Specs e Tucker (i due “ghostbusters” che ritroviamo anche negli altri due capitoli). Tuttavia, pur essendo un film gradevole, Insidious 3 non raggiunge il livello degli altri due. La regia di Leigh Whannel (sceneggiatore dei primi due) ricorda in parte quella di Wan, ma il risultato finale è ben diverso. Alcune idee sanno di già visto e, va da sé, non viene retto il confronto con i predecessori.

Quinn Brenner e “l’uomo che non respira”

A ogni modo, quello di Insidious è un vero e proprio microcosmo dell’horror moderno, con personaggi destinati ad entrare nell’immaginario collettivo come figure cult degli ultimi anni. Visto l’enorme successo della saga, le aspettative per questo quarto capitolo sono alte. Sappiamo che sarà un altro prequel, che verrà ulteriormente approfondito il personaggio di Elise Rainier e che dietro alla macchina da presa ci sarà Adam Robitel, un regista giovane già autore di un horror, The Taking of Deborah Logan. La curiosità è tanta, ma sarà all’altezza dei film precedenti? Essendo l’ultimo capitolo della saga, ci auguriamo proprio che sia così.

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