Browsing Category

storie vere

Halloween
hot line news, storie vere,

SIETE PRONTI A FESTEGGIARE HALLOWEEN!? CONOSCIAMONE LE ORIGINI

no comment

La festa conosciuta come Halloween deriva da una tradizione celtica, poiche per essi l’anno terminava il 31 Ottobre e non il 31 Dicembre. Per loro il giorno 31 Ottobre era un vero e proprio capodanno, questo rappresenta il motivo per il quale la festa di Halloween viene anche chiamata “Capodanno Celtico”.

Halloween

Costumi di Halloween

Per i Celti, in questa specifica data tutte le leggi naturali e spirituali che normalmente regolavano e separavano il mondo dei vivi da quello dei morti venivano temporaneamente sospese ed il mondo degli spiriti si univa a quello dei viventi. Anche la frase usata e riusata, quasi diventata parte della nostra cultura, “Dolcetto o Scherzetto” risale alla tradizione Celta.

LA LEGGENDA

La leggenda della nascita di Halloween racconta che durante la notte del 31 ottobre, delle “fate” (le quali non erano considerate buone, come oggi) erano solite fare “scherzi” molto cattivi, come quello di spingere uomini a camminare sulle colline, dove sarebbero poi rimasti intrappolati per sempre. Per fare si che le “fate” non se la prendessero con loro, i Celti erano soliti offrirgli cibo e latte, i quali venivano lasciati sui gradini delle proprie case.

Anche l’usanza di travestirsi deriva sempre dal popolo Celto, i quali usavano le pelli di animali morti per spaventare e scacciare gli spiriti malvagi. Essi erano soliti indossare costumi e maschere grottesche marciando verso il villaggio, illuminando il cammino con delle lanterne.

JACK-O’-LANTERN

Jack o Lantern

Le origini di Jack-ò-Lantern.

La leggenda più famosa all’interno proprio di Halloween è quella di Jack-ò-lantern: ovvero “Jack e la Lanterna”; la quale parla di un avido e spilorcio fabbro irlandese che durante la notte di Halloween incontrò il diavolo.

Il signore delle tenebre era quasi riuscito a farlo cadere nelle proprie grinfie, ma per una fatalità, uno scherzo del destino, Jack la fece franca. Nonostante la sconfitta il diavolo non si diede pervinto e continuò ad andare a trovarlo per cercare di rubargli l’anima, ma in qualche modo Jack riusciva sempre ad averla vinta. Nonostante l’uomo era convinto di avere vinto contro il suo nemico, ben presto il pensiero più cupo e malevolo si fece largo nella sua mente.

Una volta morto sarebbe andato all’inferno a causa delle peccaminose azioni da lui commesse. Quando quel giorno arrivò il diavolo ebbe la sua rivincita e non appena lo vide all’inferno gli tirò addosso un tizzone ardente, come segno di spregio.

L’uomo usò quel tizzone per trovare la strada di ritorno al nostro mondo, a causa del forte vento, l’uomo mise il tizzone sotto una rapa. Da allora Jack è diventato il simbolo delle anime dannate, le quali si presentano durante la notte del 31 ottobre con un lume. Dato che la rapa non era molto conosciuta nella tradizione americana, essa venne sostituita con la classica zucca che tutti conosciamo.

Oltre a questa che io e non solo ritengo come il pilastro fondamentale sulla quale si basa tutta la tradizione di Halloween, esistono altri simboli e figure emblematicamente oscure ed affascinanti che popolano questa fascinosa e sfarzosa notte di terrore.

Le Streghe: insieme alle zucche rappresentano il simbolo più antico e più esplicativo di Halloween. In molte zone d’Europa, il cui popolo era prevalentemente pagano, si credeva fortemente all’esistenza della stregoneria.

Uno degli aspetti più importanti consisteva nella celebrazione del Sabba, durante il quale le streghe si radunavano sulla cima dei monti per poter liberamente evocare diavoli e demoni. Un importante rito celebrativo del 31 Ottobre era chiamato Black Sabbath (come la famosa band capitanata da Ozzy).

Lo “stato cattolico” in Italia e nel mondo cercò fin da subito di reprimere questa festività etichettandola e considerandola “la festa del male” per il fatto dei riti che vi ho spiegato all’inizio dell’articolo. La chiesa utilizzò la festa di Tutti i Santi ed Il Giorno Dei Morti per cercare di arginare la popolarità che questo “capodanno celtico” stava avendo.

Nonostante il “rimedio” che la chiesa cercò di attuare, la festa di Halloween si è sempre ingigantita e mai fermata, diventando un “fenomeno” anche nel nostro paese, portando l’atmosfera notturna sotto l’attenzione dei media e dei giornalisti.

Halloween oggi

E adesso che Halloween è alle porte siamo pronti ad augurarvi una buona festività all’insegna delle creature che da sempre popolano i nostri più bei film preferiti.

THE CONJURING
storie vere,

LA VERA STORIA DI EDWARD E LORRAINE WARREN

no comment

Dopo “L’Evocazione – The Conjuring”, i coniugi Warren sono diventati la coppia più famosa tra i demonologi e i ricercatori del paranormale. Ma in quanti conoscono davvero la loro storia?

Ed e Lorraine Warren (Patrick Wilson e Vera Farmiga) in “The Conjuring”

Edward e Lorraine Warren si sposano nel 1945 e la loro attività di ricercatori dell’occulto inizia poiché Edward amava la pittura. Segnato da bambino da esperienze paranormali, inizia a voler dipingere case infestate e per farlo viaggia attraverso il New England e il New Hampshire insieme alla moglie ed ad un’altra coppia. La loro carriera di demonologi inizia proprio in uno di questi viaggi, ossia ad Henniker. Proprio qui Lorraine inizia ad usare i suoi poteri da sensitiva. Infatti nella casa infestata, la “Ocean Born Mary”, si proietta astralmente fuori dal suo corpo e inizia a volteggiare intorno a suo marito e i due amici.

Nel 1952 fondano la New England Society for Psychic Research , l’associazione di cacciatori di fantasmi del New England. All’interno di questa società non lavoravano solo ricercatori del paranormale, bensì anche medici, ricercatori e funzionari di polizia. I coniugi Warren guidarono questa società raccogliendo vere testimonianze da parte di vari sensitivi. Uso la parola “vere”, dato che i Warren erano soliti prelevare dei sensitivi, portandoli nel luogo infestato in questione, senza dirgli nulla. Alla fine essi raccoglievano le testimonianze dei sensitivi, separatamente, e le confrontavano. Infatti le documentazioni ottenute dai coniugi Warren sono state talmente esaustive che sono state spesso prese in considerazione da tribunali e giudici, aiutando a vincere cause. Nonostante le numerose critiche, i Warren condussero numerose documentazioni (testimonianze, materiale fotografico, registrazioni vocali, ecc.) e aiutarono molte famiglie a liberarsi dei loro demoni, fantasmi e poltergeist.

Edward e Lorraine Warren nella realtà

Ed Warren scrisse anche libri come “Ghost Hunters: True Stories From the World’s Most Famous Demonologists” nel 1989 e “Werewolf: A True Story of Demonic Possession” nel 1991. Nel 1980, lo scrittore Gerald Brittle, pubblica un libro sulla coppia intitolato “The Demonologist: The Extraordinary Career of Ed and Lorraine Warren. Essi ovviamente furono anche citati nel libro “The Amityville Horror” di Jay Anson nel 1977.

Ed è proprio uno dei casi più famosi dei Warren ad essere il più criticato; stiamo parlando del caso Amityville, dove un uomo uccise la sua famiglia dando la colpa a delle voci interne alla casa. Secondo Benjamin Radford, la vicenda è stata «smentita dai testimoni, dalle indagini e dalle prove forensi.» L’avvocato William Weber riferì che lui, Jay Anson e i coniugi Lutz “inventarono” la storia della casa infestata dopo aver fatto uso di molte bottiglie di vino.

Durante il loro percorso, i Warren hanno affrontato numerosi casi, alcuni dei quali molto pericolosi. Tra di questi vi è il già sopra citato caso Amityville, il caso della bambola demoniaca (conosciuta con il nome di Annabelle), e i casi delle famiglie Smurl, Perron e Snedeker. Molti sono i film basati su questi famosi casi: i numerosi film su Amityville  (ma prendiamo in considerazione solo il cult horror del 1979, ossia il primissimo film sulla casa infestata: “The Amytiville Horror”).

Successivamente venne realizzato un film televisivo basato sulle vicende della famiglia Smurl intitolato “La casa delle anime perdute” (1991).

Poi abbiamo il film basato sulla storia della famiglia Snedeker: “Il Messaggero- The Haunting in Connecticut” del 2009.

E arriviamo ai film più recenti, ossia questo universo iniziato con “L’Evocazione – The Conjuring”, basato sugli eventi realmente accaduti alla famiglia Perron, diretto da James Wan, a mio parere uno dei migliori registi dell’Horror attuale. Arriviamo poi all’ormai celebre “Annabelle”, prequel de “L’Evocazione”, e al sequel “The Conjuring 2 – Il Caso Enfield”. Ad Agosto nel nostro paese è uscito l’ultimo film di questo piccolo universo dell’orrore, ossia “Annabelle 2: Creation”, il prequel del primo film sulla nostra amata bambola demoniaca.

Dunque, i vari casi dei coniugi Warren ci hanno regalato vari prodotti cinematografici, anche di un certo spessore considerando i più recenti. Purtroppo Edward Warren ci ha lasciato nel 2006, concludendo una lunga carriera di casi paranormali, che ha portato anche all’apertura del Museo dell’Occulto dei coniugi Warren.

La bambola demoniaca, conosciuta come Annabelle, all’interno del Museo dell’Orrore

C’è chi li ritiene degli “eroi”, per aver aiutato numerose famiglie, e chi invece dei ladri, che si sono approfittati dei problemi della gente onesta. E quindi in conclusione, vi lascio con questa domanda: I coniugi Warren sono o non sono degli onesti “eroi”? A voi la scelta.

Ecco a voi l’intervista ufficiale a Lorraine Warren:

dead-silence-2
hot line news, storie vere,

LA STORIA VERA DI MARY SHAW – DEAD SILENCE

« Attenti a Mary Shaw dagli occhi pazzi!
Non aveva figli, ma solo pupazzi!
E se per caso nei vostri sogni appare,
non dovete mai, mai gridare! »


Questa filastrocca viene pronunciata nel film “Dead Silence”, uscito nelle sale nel 2007, che a sua volta si basa su una vecchia storia di fantasmi che si raccontava in tutto il nord degli Stati Uniti ad inizio del 1900. Nel film la vicenda è ambientata in una ipotetica cittadina chiamata Ravens Fair, ma c’è chi giura che qualcosa di simile sia accaduto in Oregon, nel piccolo centro abitato di Hood River.

Tutto ebbe inizio negli anni ’30 quando Mary Shaw e suo marito andarono in rovina: il marito di Mary era un artigiano specializzato nella costruzione di bambole e marionette e Mary negli anni aveva imparato qualcosa sul come usarle dagli spettacoli dei gruppi circensi che di tanto in tanto passavano da quelle parti. Avevano un lavoro tutto sommato redditizio e colmarono la sfortuna di non poter avere figli con delle bellissime marionette, talmente realistiche da sembrare bambini veri. Mary le chiamava “i suoi bambini”.

Un giorno un gruppo di balordi si convinse che il negozio di marionette attirasse in città troppi girovaghi e gruppi di “freaks” (persone gravemente menomate impiegate come fenomeni da baraccone) così appiccarono il fuoco e distrussero tutto ciò che la coppia aveva per guadagnarsi da vivere. Il marito di Mary cadde in una profonda depressione e si suicidò, mentre Mary cercò di guadagnarsi da vivere come poteva.

L’unica cosa che sapeva fare era usare le sue marionette e così fece organizzando degli spettacoli su palchi improvvisati per strada; il suo talento divenne tale che addirittura in città le fu permesso di esibirsi in piccolo auditorium e pian piano riuscì a migliorare la sua vita, anche perchè sviluppò un altro talento che aveva: il ventriloquo.

Era il 1941 e Mary Shaw stava eseguendo il suo show sul palco assieme alle sue bambole, quando un ragazzo tra il pubblico di nome Michael Ashen, noto in città per essere turbolento e combina guai, si alzò tra il pubblico e iniziò ad insultare pesantemente Mary, accusandola di frode e di essere incapace di far divertire con i suoi manichini. Quella volta vennero a vedere lo spettacolo anche persone piuttosto importanti con cui Mary aveva in ballo un contratto per una tournèe in giro per gli Stati Uniti, ma quel ragazzo riuscì a condizionarli al punto che Mary perse quell’ambita opportunità.

Il pubblico la derise e gli abitanti della cittadina di certo non ci andarono sul leggero, prendendola in giro per diverso tempo. Circa un mese dopo Michael Ashen venne trovato morto, in una pozza di sangue, con diverse pugnalate in riva al lago e la famiglia del ragazzo accusò pubblicamente Mary di esserne l’artefice.
Un gruppo di uomini, composto da membri della famiglia e alcuni locali, sfondarono la porta della casa di Mary durante la notte e la trascinarono in piazza accusandola di omicidio.

Nonostante Mary affermasse la sua innocenza, uno dei parenti di Michael estrasse un coltello e le tagliò la lingua come punizione per quella bugia. La donna venne lasciata a terra e dopo alcuni giorni di sofferenza morì per una grave infezione.

L’impresario di pompe funebri locale in casa di Mary trovò un testamento scritto dalla donna poco prima di morire, nel quale donava ogni sua cosa alla chiesa locale, tutto tranne le sue bambole: i “suoi figli”, come le chiamava lei, dovevano essere sepolti con lei, e lei stessa chiedeva che fosse vestita come una bambola e che ai piedi e alle mani fossero legate delle corde per farla assomigliare ad una marionetta.
Nessuno dei due voleri della donna fu eseguito: le bambole, di pregevole fattura, furono trafugate dagli abitanti che le vendettero per soldi e il notaio si rifiutò di ridicolizzare la salma trasformandola in una marionetta.

Alcuni giorni dopo che Maria fu sepolta le uccisioni iniziarono.
Ogni persona che era coinvolta nel suo omicidio o nel furto delle sue bambole disse che durante la notte veniva visitata da una delle bambole di Mary. Gli abitanti ad uno ad uno si convinsero di aver scatenato una maledizione talmente forte da non aver alcuno scampo ed infatti, nel giro di un mese, 4 degli abitanti che portarono la donna in piazza furono trovati morti con la lingua strappata dalla bocca.

Si dice che il fantasma di Mary poi iniziò a visitare le mogli e i figli di quegli uomini, prevedendo per loro sciagure e morti violente. Col passare degli anni anche i figli dei figli dissero di aver visto almeno una volta una marionetta apparire nella loro casa o il fantasma di una donna dallo sguardo truce. Le morti nella famiglie colpevoli della morte di Mary si susseguirono con una certa continuità.

Ancora oggi gli abitanti della cittadina si rifiutano di pronunciare il nome di Mary Shaw: secondo le credenze locali anche solo nominarla attirerebbe la maledizione su se stessi o i loro figli.

Grazie a “I Killer più efferati della storia”

SEGUICI NEI SOCIAL

Schermata 2017-10-11 alle 18.10.28
storie vere,

LA SUORA CHE SCRISSE UNA LETTERA A QUATTRO MANI COL DEMONIO-SUOR MARIA CROCEFISSA DELLA CONCEZIONE

no comment

Una suora del convento di Palma di Montechiaro in Sicilia, provincia di Agrigento, l’11 Agosto 1676 è stata trovata sul pavimento della sua cella, con il viso coperto di inchiostro e di fianco una lettera scritta in un incomprensibile mix di lettere e simboli. La suora era delirante con la febbre altissima.

A quanto pare suor Maria, disse che la lettera era stata dettata dal diavolo, col tentativo di allontanarla da Dio.

Il messaggio era contenuto in sole 14 righe composte da lettere e simboli arcaici e confusi, per i secoli avvenire gli storici hanno cercato di comprendere ogni loro significato. Il team di ricercatori del museo di scienze ad Agrigento, insieme a un gruppo di scienziati, hanno utilizzato un software innovativo per risolvere il mistero. Hanno inoltre fatto un accurata ricerca sulla vita di suor Maria, per capire effettivamente se lo scritto fosse veritiero e come la donna vivesse la sua vita.

 

Il direttore Daniele Abate a Live Science ha dichiarato:

 

Quando si lavora sulla decrittografia storica, non si può ignorare il profilo psicologico dello scrittore. Avevamo bisogno di sapere quanto più possibile su questa suora.

Suor Maria Crocifissa della Concezione, nata Isabella Tomasi (era un’antenata dello scrittore italiano Giuseppe Tomasi di Lampedusa), entrò nel convento benedettino quando aveva solo 15 anni, secondo i registri storici.

La lettera si presenta scritta nel linguaggio stenografico, si pensa che la suora abbia inventato un nuovo vocabolario con alcuni segni di stenografia standard da diverse lingue.

Con l’utilizzo del software hanno riscontrato che la lettera conteneva simboli stenografici relativi al greco, latino, arabo e linguaggio runico, quest’ultimo poco studiato, in quanto proveniente dalle religioni celtiche.

Il risultato delle ricerche è ancora un pò confuso, a parte il fatto che questa donna sembrava avesse una buonissima dimestichezza con più lingue.

La lettera, oltre che chiamare la Santa Trinità  “pesi morti”, continua dicendo che “Dio pensa di liberare i mortali…il sistema non funziona per nessuno…Forse ora STYX ne è certo”.

Nella mitologia greca e romana, STYX è il fiume che separa il mondo dei vivi da quello dei morti.

Abate sostiene che probabilmente, dalle ricerche fatte, suor Maria poteva soffrire di schizofrenia o disturbo bipolare. L’immagine del diavolo è spesso presente in questo tipo di disturbi. E’ stato comprovato il fatto che la sera, spesso urlava e sembrava stesse vivendo una sorta di battaglia col demonio all’interno della sua cella.

La Chiesa dell’epoca, riportò la lettera al popolo come prova tangibile della presenza del maligno, che cerca di perpetrare continuamente le vite di chiunque, anche di una donna di chiesa.

Secondo i diari ritrovati nel monastero e conservati oggi nel museo dello stesso, suor Maria fu costretta a scrivere e firmare la lettera direttamente da Satana. Tant’è che di fianco alla sua firma scrisse “ahimè”, come se facesse una ammenda per quello che stava dichiarando.

Le ricerche stanno continuando, ma la questione risulta ancora irrisolta.

Suor Maria fu davvero impossessata?O era solo gravemente affetta da schizofrenia?

Come poteva conoscere i caratteri stenografici di tutte quelle lingue?

Suor Maria veniva da un ambiente principalmente contadino e l’istruzione delle suore al tempo era molto superficiale.

Lo stesso monastero è stato teatro di un’altro misterioso evento nel 1945, quando dieci suore furono trovate morte per un sacrificio umano, le cronache riportano che si siano uccise su suggerimento di qualche spirito che in cambio delle loro vite avrebbe guarito il vescovo di Agrigento, ferito gravemente da un’attentato bellico.

Ancora oggi le suore pregano la Santa sorella Maria, sperando in una sua protezione eterna sulla congrega.

Un giorno, con la venuta di tecnologie sempre più precise, potremo riuscire a capire effettivamente cosa può essere successo quella fatidica notte dell’11 Agosto 1676.

Sorelle Newman
storie vere,

LE SORELLE NEWMAN – LE KILLER AFFETTE DALLA SINDROME DI DOWN

no comment

New York,1899. Tom Newman non ce la fa più, è pieno di debiti, la sua attività di pezzi di ricambio per locomotive sta per collassare. Sarà presto costretto a vendere tutte le sue proprietà e a lasciare le sue due figlie, Julie e Mary affette dalla sindrome di Down nelle mani di una levatrice del quartiere. Un fredda e piovigginosa notte del 1901, Tom affidò le 2 malate figlie alla vicina e partì. L’uomo non riusci nemmeno ad attraversare il quartiere che un proiettile lo passo da parte a parte e l’uccise sul colpo, il suo corpo venne gettato in una fogna.

Le due piccole crebbero in una condizione esasperata, il luogo e l’ambiente in cui vivevano erano in un degrado assoluto. La “levatrice” a cui le bambine erano state affidate era niente di più che una tossicodipendente. Le bambine venivano così costantemente mortificate e maltrattate per giornate intere.

Nel 1904 la tossicodipendente morì bruscamente, probabilmente causa di un overdose. Furono necessari ben tre giorni per fare in modo che le due bambine venissero salvate. Alle due bambine non rimase che vivere per strada, fu così che all’età di 9 anni, si trovarono a vivere per strada e a prostituirsi per sopravvivere. Verosimilmente nel 1908-1909 iniziarono i primi casi di sparizione: Alcuni clienti, fra cui un paio facoltosi, scomparvero nel nulla vicino a Broadway.

I clienti venivano spogliati, ubriacati/drogati e brutalmente assassinati con pietre e/o cocci di bottiglia. Non vi era un preciso ‘modus operandi’ delle sorelle, causa la loro insufficienza mentale. L’accanimento così brutale sui clienti, brutalmente smembrati e persino in alcuni casi decapitati, era probabilmente il riflesso della loro infanzia terribilmente traumatica.

Le sorelle newman.

Quasi sempre le proprietà materiali delle vittime quali: soldi o oro, non veniva mai toccata. Un’ossessione morbosa e allucinante delle sorelle era quella di scorneare gli occhi dal bulbo oculare. Non si ha una spiegazione razionale del motivo dello scorneamento oculare, ma secondo alcuni giornali locali al momento del ritrovamento le sorelle avevano una ventina di bulbi oculari, ciascuno con iridi diverse, il che fece subito presupporre che il “macabro tesoro” appartenesse a 20 diversi clienti.

Non si riesce a definire precisamente quanti omicidi furono commessi dalle due letali sorelle, ma si pensa almeno 30.

Nel 1919, le sorelle furono colte in una trappola da parte della polizia metropolitana fintasi cliente. Vennero arrestate in flagranza di reato, processate per direttissima e fucilate all’alba del 13 dicembre 1919.

Un tempo non esisteva l’attenuante dell’infermità mentale, i carceri erano al collasso e molti criminali venivano sentenziati così.

In particolare il caso delle sorelle Newman indignò e disgustò l’opinione pubblica dell’epoca, sia per la brutalità degli efferati omicidi sia per l’aspetto mostruoso e malato delle sorelle.

Ma chi uccise il padre delle bambine, rappresentava già per caso il preludio al caos che si sarebbe scatenato negli anni più avanti?

Teresita Basa E Showery
storie vere,

LA STRANA STORIA DELL’OMICIDIO DI TERESITA BASA

no comment

Durante una sera qualunque del 21 febbraio 1977 , un residente del 2740 N. Pine Grove Avenue, nel quartiere di Lincoln Park a Chicago, allertò le pattuglie dei vigli del fuoco per denunciare lo scoppio di un incendio in un appartamento al quindicesimo piano. Aprendo la porta con una chiave universale, gli uomini in divisa si trovarono davanti ad un appartamento messo completamente a soqquadro da qualcuno che non contento lo aveva inoltre saccheggiato.

Vennero trovati sotto il materasso nella camera da letto gli abiti bruciati appartenenti a Teresita Basa, un’infermiera di 47 anni che lavorava come fisioterapista all’Edgewater Hospital. La donna fu trovata nuda con una coltellata al petto. I pompieri sconcertati chiamarono subito la polizia, la quale dopo alcuni giorni in aiuto con il coroner locale, stabilì che sul corpo non era stata inflitta alcuna violenza sessuale.

Teresita Basa

Teresita Basa

Altri segni in casa attestarono poi che fu proprio la vittima ad aprire la porta al suo assassino, come se egli fosse una persona sconosciuta.

Il delitto si era consumato in meno di un’ora, dato che la vittima sembrerebbe essere stata impegnata in una telefonata fino alle 19:30. Le indagini che seguirono condussero ad un punto morto, poiche tutte le persone vicine alla vittima sembravano avere un alibi inattaccabile.

Nell’agosto del 1977 ci fu fortunatamente una svolta nelle indagini. L’agente investigativo Joseph Stachula, il quale si occupava del caso, venne contattato da una coppia di filippini (la vittima era filippina) che lavoravano anch’essi all’Edgewater Hospital. L’uomo, il dottor Joseph Stachula, confessò che la moglie Remibias la quale lavorava anch’essa come terapista per la respirazione e molto amica della vittima, da qualche tempo era posseduta dallo spirito di Teresita che andava a visitarla di notte e la faceva cadere in trance.

La Remimbias iniziò a parlare con la voce di Teresita ed iniziò ad accusare un altro dipendente dell’Edgewater di nome Allan Showey, di essere l’autore del delitto.

I due poliziotti Stachula ed il suo collega Lee Eppen non avevano inizialmente intenzione di dar credito alla storia della moglie del dottor Chua fino a quando questi aggiunse una serie di dettagli ben verificabili. Secondo quanto detto dallo spirito di Teresita alla moglie del dottor Chua: Allan Showey avrebbe fatto irruzione in casa della donna per rubarle il contante che essa teneva assieme ad alcuni gioielli i quali vennero poi rinvenuti ed identificati da alcuni parenti della Basa mentre venivano indossati dalla ragazza del killer.

Stachula

Uno dei poliziotti coinvolti nel caso.

La voce dall’aldilà che infestava il corpo della moglie del dottore iniziò così a fornire particolari così nitidi e ben definiti che i due detective furono spinti a convocare il presunto killer: Allan Showey.

Le domande a Showery iniziarono da come avesse trascorso la serata del 21 febbraio 1977.

Nel rispondere alle domande Showey cadde più volte in contraddizione. Egli affermò inoltre che la Basa lo aveva invitato a casa sua per farsi sistemare il televisore ma aveva preferito spostare l’appuntamento così il presunto killer se ne era tornato a casa per sistemarsi un guasto all’impianto elettrico. Interrogata subito dopo la fidanzata di Yanka Kamluk sostenne che non c’era stato nessun guasto all’impianto elettrico di casa e che, comunque, Showery non si intendeva di impanti elettrici nè di riparazione tv. Come corollario di tutto ciò i detective chiesero poi alla donna se Showery le avesse reglato recentemente dei gioielli e lei rispose di sì, un anello ed un ciondolo ricevuti a fine febbraio come regalo di natale anticipato.

Anche i parenti convocati dai detective identificarono subito i gioielli come appartenenti a Teresita Basa.

Di fronte a questa evidenza Allan Showery crollò e in breve confessò l’omicidio.

Un articolo di giornale dell’epoca, il quale ritrae il presunto colpevole: Allan Showery.

Il processo cominciò il 21 gennaio del 1979 e la difesa cercò in tutti i modi di annullare la prova della voce dell’aldilà la quale avrebbe suggerito tutti i dettagli utilissimi ai fini della ricostruzione all’indagine. Dopo quattro settimane di dibattito il procedimento fu sospeso e poi infine annullato. Mentre veniva istituito un nuovo processo, Allan Showery chiese il patteggiamento dichiarandosi colpevole del crimine da lui commesso.

Venne condannato a 22 anni di carcere, di cui 14 per l’omicidio e 4 ciascuno per l’incendio doloso e la rapina. Dopo 5 anni, nel 1983, venne rilasciato dal carcere per buona condotta.

Ourang Medan
storie vere,

OURANG MEDAN – LA NAVE DELLA MORTE

no comment

La SS Ourang Medan fu una nave mercantile olandese che, secondo varie fonti, naufragò nelle acque indonesiane dopo che il suo intero equipaggio era scomparso in circostanze poco chiare. Ci sono vari e ampi sospetti circa le cause della scomparsa dell’equipaggio, ma anche se il contorno che fa da cornice all’intera vicenda è poco chiaro, passeremo in rassegna e cercheremo di spiegare al meglio cosa sia successo.

Se seguiamo la storia della nave, il primo riferimento ad essa e al suo incidente è rintracciabile nell’edizione di maggio 1952 degli Atti del Consiglio della Marina Mercantile, pubblicato dalla United States Coast Guard. La parola Ourang, dall’indonesiano, vuol dire “uomo” o “persona “, mentre Medan è la città più grande dell’isola indonesiana di Sumatra, conferendo una traduzione approssimativa di “uomo di Medan”.

La nave Ourang Medan
Vari racconti del mistero della scomparsa della nave e del suo equipaggio sono comparsi in diversi libri e riviste. La loro veridicità, tuttavia, o persino l’esistenza stessa della nave, non sono confermati a causa della mancanza dei documenti relativi al suo progetto, ai particolari di costruzione della nave e al suo equipaggio. Le ricerche ufficiali effettuate sulla registrazione dei documenti e le indagini relative all’incidente si sono rivelate infruttuose.
Diversi articoli la descrivono le vicende che sarebbero intercorse in maniera completamente diversa tra loro. Una delle versioni più celebre di questa storia è proprio quella che sembrerebbe essere anche la più vera.

Secondo la storia, nel mese di giugno 1947 due navi americane che navigavano nello Stretto di Malacca, la “Città di Baltimora” e la “Silver Star”, raccolsero i messaggi di soccorso dalla nave mercantile olandese Ourang Medan. Dalla nave travagliata giunse il seguente messaggio in alfabeto Morse: “Tutti gli ufficiali, tra cui il capitano della nave e l’equipaggio intero, giacciono morti in sala nautica e sul ponte… Forse su tutta la nave non restano superstiti”; successivamente seguì un codice Morse indecifrabile ed un ulteriore messaggio finale dal macabro sapore: “… Anche io sento arrivare il mio momento, aiutatemi!”. Successivamente, quando l’equipaggio del Silver Star raggiunse la nave, una volta salito a bordo, trovò tutto apparentemente in ordine, salvo che la nave era disseminata di cadaveri (tra cui la carcassa di un cane), in quelle che sembravano essere posture terrorizzate, le braccia di molti, infatti, erano tese verso l’alto in segno di aiuto, anche se non vi erano segni visibili di lesioni o di violenza sui cadaveri. Un incendio improvviso scoppiato nella stiva della nave, costrinse i soccorritori del Silver Star ad evacuare troppo frettolosamente la nave per poter operare ulteriori e più precise indagini. Poco dopo, l’Ourang Medan fu visto esplodere e affondare.

Equipaggio

Un uomo appartenente all’equipaggio della nave, trovato morto in circostanze misteriose.

Il racconto è apparso in varie riviste e libri su Fortean, a cominciare da un articolo del 1953 del Fate Magazine. Autori come Jessup ipotizzano che l’equipaggio potrebbe essere stato attaccato da UFO o da forze paranormali che avrebbero causato la sua morte. Prove circostanziali citate da queste fonti comprendono l’apparente assenza di una causa naturale della morte, espressioni terrorizzate riferite sui volti dei defunti e le voci che alcuni dei morti sono stati “punti” da un nemico sconosciuto.

SEGUICI NEI SOCIAL

esperimenti nazisti
storie vere,

GLI ESPERIMENTI NAZISTI SUGLI ESSERI UMANI

no comment

Scopriamo alcuni tra i più terribili esperimenti condotti dall’armata tedesca durante il periodo del nazismo all’interno dei campi cosiddetti di concentramento o di sterminio.

Nei campi di concentramento nazisti, venne effettuata sperimentazione umana usando come cavie i deportati. Tali esperimenti sono stati ritenuti crudeli, al pari di quelli operati nello stesso periodo dall’Unità 731 dell’esercito giapponese, e per questo medici e amministratori coinvolti furono condannati per crimini contro l’umanità in alcuni Processi secondari di Norimberga. I fini dichiarati erano in molti casi quello di verificare la resistenza umana in condizioni estreme o di sperimentare dei vaccini, ma in alcuni casi i fini non sono riconducibili ad altro che alla perversione del personale medico.

Esperimenti di decompressione per il salvataggio da grande altezza

Esperimenti nazisti

L’obiettivo dichiarato era quello di studiare le possibilità di salvare un soggetto in caduta da grande altezza. Le domande a cui i medici volevano rispondere erano dunque: può un soggetto lanciatosi con paracadute dall’aereo in fase di volo, o comunque da un’altezza superiore ai 10 km salvarsi? Quanto resiste un soggetto senza la pressione atmosferica cui è naturalmente abituato? Quali sono le reazioni fisiche di un soggetto a cui si è tolta la pressione atmosferica e in definitiva l’ossigeno? Quali sono le conseguenze nel caso in cui si salvi?
Il Dott. Sigmund Rascher, medico maggiore della Luftwaffe, ebbe un ruolo di primo piano in questo progetto di sperimentazione, anche per la qualifica che ricopriva, si trovava ad essere in diretto contatto con Heinrich Himmler, dal quale si fece rilasciare l’autorizzazione a procedere. Tali esperimenti vennero condotti su prigionieri del lager di Dachau. I deportati venivano chiusi dentro una stanza in cui veniva abbassata gradualmente la pressione atmosferica, fino ad arrivare alla completa mancanza di ossigeno. Si ricostruiva in questo modo la caduta di un paracadutista da 12–13 km di altezza. I risultati dovevano verificare o smentire le varie teorie di salvataggio di un soggetto in caduta libera con paracadute (evidentemente l’interesse dell’esperimento era rivolto a quei militari di aviazione che potevano trovarsi in situazioni tali da rendere necessario doversi buttare dall’aereo in fase di volo). Al termine dell’esperimento i corpi dei deportati venivano sezionati. Poteva succedere che, nella fase del sezionamento, la persona fosse ancora viva.

Esperimenti di congelamento/raffreddamento prolungato

L’obiettivo e la condizione da ricostruire era direttamente legato e conseguente all’esperimento precedente, ossia: a che condizioni un soggetto gettatosi da un aereo in volo e precipitato in acqua fredda si può salvare? Quanto impiega un soggetto in acqua fredda a morire di congelamento? Ci sono possibilità che un corpo si rianimi dopo l’esposizione prolungata al freddo? Come? Con quali conseguenze?
Si ricostruivano, così, le varie possibili conseguenze e le varie possibilità di salvezza. Il dottor Sigmund Rascher ebbe, anche in questo caso, un ruolo di primaria importanza. I deportati che erano stati sottoposti alla selezione e che erano stati scelti per questo progetto, venivano immersi in vasche di acqua gelata (gli esperimenti prevedevano che l’acqua fosse ad una temperatura iniziale di 5,2° fino a scendere a 4°) per un periodo prolungato (fino ad un massimo di 95 minuti). Quando i deportati non morivano dentro la vasca (evento piuttosto raro), i medici indagavano se la rianimazione di esseri umani assiderati fosse più proficua mediante calore animale o mediante medicinali e/o procedimenti fisici. La temperatura corporea dei deportati al recupero dell’acqua si aggirava fra i 25° ed i 29°, ma alcuni documenti dei medici riportano di deportati che non morivano ancora quando la temperatura scendeva fino a 24°. Le vittime venivano quindi poste in un letto e legate strettamente a una o due donne nomadi completamente nude, che facevano per ore (talvolta per giorni) da stufe umane per fare loro riprendere conoscenza. La percentuale di sopravvivenza era relativamente elevata ma i prigionieri soffrivano poi di disturbi cardiocircolatori ed altre patologie.

Esperimenti di sterilizzazione

Esperimenti di sterilizzazione furono eseguiti ad Auschwitz, nel famigerato Blocco 10 e furono diretti principalmente dai Dottori Carl Clauberg e Horst Schumann. Qualche sopravvissuta a tali esperimenti sostiene che venissero effettuati anche esperimenti di inseminazione artificiale e che le donne prigioniere avevano il terrore che venisse impiantato un mostro nel proprio utero. Questo tipo di esperimenti non è stato provato. L’esperimento di sterilizzazione consisteva nell’iniettare una sostanza caustica nella cervice uterina per ostruire le tube di Falloppio. I soggetti scelti per l’esperimento erano donne sposate di età compresa fra i venti ed i quarant’anni, preferibilmente che avessero avuto già dei figli. L’iniezione veniva eseguita in tre fasi nel giro di qualche mese, anche se alcune superstiti ricordano di aver subito anche cinque iniezioni. Clauberg era un grande ricercatore ed un professionista di considerevole reputazione all’epoca; si consideri, ad esempio, che i preparati ormonali Progynon e Proluton da lui elaborati per curare la sterilità, sono usati ancora oggi, come pure è usato il “Test di Clauberg” per misurare l’azione del progesterone.

Raggi X e castrazione chirurgica

Vi furono anche degli esperimenti condotti dal Dott. Schumann, medico e direttore del centro della morte nel programma di eutanasia a Grafeneck. Viktor Brack, un funzionario della Cancelleria molto attivo nel Programma T4 (l’eliminazione dei disabili tedeschi), aveva escogitato un impianto di sterilizzazione sulla falsariga di una catena di montaggio, operante “in modo del tutto impercettibile” da dietro un banco. Alla vittima ignara si doveva far chiedere di riempire dei moduli, operazione destinata a durare per due o tre minuti. Il funzionario seduto dietro il banco metteva in funzione l’apparecchiatura ruotando un interruttore che attivava simultaneamente due valvole termoioniche a raggi X (poiché l’irradiazione doveva operare da entrambi i lati). Con un’installazione a due valvole potevano essere sterilizzate circa 150-200 persone al giorno e quindi, con venti installazioni, sino a 3000-4000 al giorno. Questa era l’idea proposta da Brack, che andava perfettamente d’accordo con l’ideologia nazionalsocialista.

I soggetti sperimentali (maschi giovani abbastanza sani e ragazze di età poco inferiore o poco superiore a vent’anni) venivano allineati in una sala d’attesa e introdotti uno per uno, spesso completamente all’oscuro di ciò che si stava preparando per loro. Nella versione successiva, più complessa, del macchinario, le ragazze venivano poste fra due lastre che comprimevano loro l’addome e il dorso; gli uomini poggiavano il pene e i testicoli su una lastra speciale. Schumann azionava poi la macchina che emetteva un forte ronzio, e la durata del trattamento arrivava fino a otto minuti. Molte donne uscirono dall’applicazione con ustioni notevoli, che potevano infettarsi; molte svilupparono sintomi di peritonite, fra cui febbre, forti dolori e vomito. Dopo l’esposizione ai raggi X, le ovaie delle donne venivano asportate chirurgicamente ed esaminate in laboratorio per accertare se i raggi X fossero stati o no efficaci nella distruzione dei tessuti. Gli uomini non subivano una sorte migliore. Oltre agli eritemi da scottatura attorno allo scroto, i posteriori racconti delle vittime parlano della raccolta del loro sperma, e del brutale massaggio della prostata per mezzo di pezzi di legno introdotti nel retto. Veniva poi effettuato un intervento chirurgico al fine di asportare un testicolo, o entrambi. Gli sviluppi postoperatori erano disastrosi e comprendevano emorragie, setticemie, assenza di tono muscolare conseguente alle ferite, cosicché molti morivano rapidamente, mentre altri venivano mandati a fare un lavoro che li avrebbe fatti morire in poco tempo.

SEGUICI NEI SOCIAL

 

Le gemelle Pollock
storie vere,

LE GEMELLE POLLOCK E LA VITA OLTRE LA MORTE

no comment

In questo articolo parleremo di un caso reale di possibile reincarnazione, avvenuto in Inghilterra nella città di Hexham, il quale fonda le sue basi e presuppone il fenomeno della vita oltre la morte.

John e Florence Pollock erano una famiglia normale la quale era impegnata nella crescita di due figli: Jaqueline, 6 anni e Joanna di 11.

Gillian and Jennifer – The Pollock Twins

Gillian and Jennifer – The Pollock Twins

Questa perfetta famiglia fu distrutta e dilaniata il 5 maggio del 1957 quando i due figli e un amico che si trovava con loro (Anthony Layden) vennero travolti da un automobile in corsa. I piccoli si stavano dirigendo alla chiesa quando il guidatore perse il controllo della sua autovettura. Tutti e tre morirono sul colpo.
Come è normale pensare la famiglia era distrutta e mortificata dalla perdita, ma cercarono fin da subito di farsi forza pregando di avere un altro bambino, per portare a compimento il meraviglioso e divino gesto di essere genitori.
Le loro preghiere vennero esaudite molto presto, quando dopo poco John scoprì che sua moglie era incinta di nuovo. Il dottore che seguiva la gravidanza informò la coppia che questa volta un solo bambino sembrava essere in procinto di nascere.

Fin da subito John disse di non essere d’accordo con questa affermazione poiche era sicuro del fatto che sua moglie stava portando con se i suoi figli reincarnati in un nuovo corpo.
Questo fu un fatto abbastanza strano dato che John essendo cattolico non credeva nella reincarnazione, ma questo non lo fermò dallo sperare. Lui era fermamente convinto che Florence avrebbe avuto due gemelli e che l’anima di Jacqueline e Joanna sarebbe rinata. Gillian and Jennifer
Contro tutti i pareri, la previsione di John sui gemelli si rivelò corretta e il 4 Ottobre 1958 Gillian e Jennifer videro la luce.
John notò che la piccola Jennifer aveva una strana linea che passava in mezzo alla sua fronte, sinistramente simile alla cicatrice della defunta Jaqueline che si era fatta da un incidente in bici. Controllando la nuova nascitura la famiglia si accorse inoltre che sulla gamba della bimba vi era una voglia identica a quella di Jaqueline.

Quando le gemelle raggiunsero i 3 mesi d’età John e Florence decisero di trasferirsi a Whiteley Bay. Loro non tornarono a Hexam fino a che le gemelle non ebbero compiuto quasi 4 anni.
Quando la famiglia si trovo a guidare attraverso Hexam, le gemelle iniziarono ad indicare con il dito punti del terreno che loro non potevano e non avevano mai visto prima. Quando passarono la scuola la quale le loro defunte sorelle avevano frequentato, giurarono ciecamente di ricordarsi e di aver frequentato quella scuola.

La famiglia iniziò cosi ad indagare e a fare domande alla bambine per indagare più approfonditamente sul fenomeno. Sorprendetemente le nuove bambine si scoprirono capaci di nominare ogni bambola con la quale le defunte gemelle avevano giocato. Iniziarono anche a giocare a sinistri giochi, uno dei quali vedeva le due parlare dell’incidente che aveva ucciso le defunte gemelle.
John e Florence non dissero mai nulla alle nuove figlie di quello che era successo alle loro defunte figlie.

Quando le gemelle raggiunsero i cinque anni i loro ricordi particolari svanirono. Loro vivono ora vite normali.

Avete qualche opinione su questo caso? Diteci se pensate che questo sia un vero caso provato e confutato, insomma diteci la vostra!

SEGUICI NEI SOCIAL

 

Clifford Hoyt
hot line news, storie vere,

CLIFFORD HOYT: L’UOMO CHE VIDE L’INFERNO

no comment

Clifford Hoyt era un uomo come tanti altri, ma proprio mentre si accingeva a tornare a casa dopo una lunga giornata di lavoro, qualcosa di veramente terribile ed unico accadde. Nel 1999 Clifford aveva 31 anni compiuti e quel giorno, mentre guidava la sua automobile su un suolo ghiacciato e pericoloso, un incidente cambiò la sua vita per sempre. I dettagli dell’incidente automobilistico non sono noti, ne importanti, ma dopo alcune ore di coma, Clifford si risvegliò in una sala di ospedale.

Non appena vide il volto amico di un essere umano come lui, iniziò subito a raccontare della tremenda esperienza da lui subita. Giurò di essere stato risucchiato in un vortice, che a detta di Hoyt, l’avrebbe trascinato direttamente all’inferno.

Non era la prima volta che i medici ed il personale medico assisteva a sceneggiate di questo tipo, ma i particolari minuziosi con i quali Clifford descrisse tutti i dettagli “dell’altro mondo” fecero rabbrividire per giorni tutto il personale ospedaliero. Egli raccontò di come le fiamme erano vivide e di come bruciassero sulla sua pelle senza tregua. Raccontò anche minuziosi dettagli di uomini e donne straziati dalle fiamme e di creature mostruose presenti anche nella divina commedia. Il personale medico iniziò a chiedersi dall’oscuro della propria mente quante cose potessero essere vere, sembrava proprio che l’uomo avesse avuto un vero e proprio incontro con quelle creature, che così minuziosamente era in grado di descrivere e narrare.

Alcune settimane dopo il ricovero, Hoyt firmò e uscì volontariamente dall’ospedale. I vicini di casa iniziarono quasi subito ad udire della musica ad alto volume uscire dal suo appartamento, sopratutto durante le ore notturne. Il proprietario dello stabile dopo aver cercato invano di mettersi in contatto con Clifford decise di recarsi di persona. Purtroppo anche in questa maniera non riuscì ad ottenere nessuna risposta, sembrava che la casa fosse deserta.
La polizia trovo Hoyt in uno stato a dir poco pietoso. L’uomo era riverso al suolo ed abbracciava un cubo di ghiaccio di dimensioni notevoli. Il propietario dell’appartamento scioccato ed impaurito decise di scattare una foto per ritrarre la scena, con il prinipale scopo di poter riportare e provare eventuali danni causati all’immobile.

La foto è diventata ed è tutt’ora il simbolo di questo fatto misterioso e terrificante.

Clifford Hoyt

La foto ritrae Hoyt che abbraccia un grosso blocco di ghiaccio il quale da sua testimonianza rappresentava l’unico modo per lenire il bruciore degli “inferi”.

Una volta in centrale Clifford disse che i demoni dell’inferno stavano ancora cercando di catturarlo. Spiegò con stupore dei poliziotti che il ghiaccio serviva per tenere lontano e lenire il bruciore e la musica aveva la funzione di distrarre i demoni dal suo corpo. Venne visto pochissimo uscire dalla propria abitazione, ed i vicini lo viderò “trainare” grossi e pesanti blocchi di ghiaccio. Venne poi trasportato in un centro di riabilitazione mentale del Maryland dove risiede ancora oggi.

Cosa è veramente successo a Clifford Hoyt? Perchè nonostante le assurdità che ha raccontato, tutti i membri del personale sanitario i quali hanno avuto a che fare con lui e la sua storia non vogliono parlarne o si impauriscono al pensiero? Personalmente anche se ormai è una storia distante posso garantirvi che mi mette i brividi tutt’ora.

SEGUICI NEI SOCIAL

 

 

4318
storie vere,

208 MADISON AVENUE –LA VERA STORIA CHE ISPIRO’ IL FILM “IL MESSAGGERO”

no comment

Per chi non ricordasse il film “the Haunting in Connecticut” , “Il Messaggero” nella versione italiana, è una pellicola che tratta di un caso di infestazione demoniaca, all’interno di una abitazione, ex casa funeraria, acquistata a basso prezzo da una famiglia con un figlio gravemente malato.  Uno dei tanti casi studiati dai ben amati coniugi Warren, i parapsicologi più famosi di tutti i tempi.

Ma cosa c’è di vero in questa storia? Come è andata realmente?

La famiglia Snedeker nel 1986 decise di acquistare al 208 di Madison Avenue di Southington (CT),  una proprietà chiamata Hallahan Home, per essere il più possibile vicini all’ UCONN Hospital, dove il figlio, Philip Snedeker, doveva sottoporsi giornalmente a delle cure, a causa di un cancro del sistema immunitario, chiamato “Linfoma di Hodgkin”. 

Scoprirono che la casa era appartenuta precedentemente a Darrel Kern,  titolare di una casa funeraria, l’”Hallahan Funeral”, entro cui si occupava della cura dei defunti, imbalsamazione, sepoltura  ecc.

All’interno del seminterrato dove era sito il laboratorio, trovarono un buon quantitativo di materiale, come foto di defunti morti e ancora in vita, materiale per eseguire autopsie, urne funerarie, oggetti personali e molto altro.

Gli Snedeker erano persone molto pratiche e con i piedi per terra, quella casa l’avevano pagata una miseria ed era funzionale alle loro esigenze, non ci fecero caso e si trasferirono.

I primi segnali iniziarono a manifestarsi dopo qualche settimana,  il primo ad esserne coinvolto fu proprio il figlio maggiore, Philip, che decise di occupare la stanza più grande della casa, che non era altro che il seminterrato adiacente alla camera funeraria, insieme al fratello Bradley.
Philip iniziò a lamentare allucinazioni, nella sua stanza vedeva un gran movimento di persone, più o meno reali , ma pensarono tutti, lui compreso, che si trattassero degli effetti collaterali dovuti alle cure a cui era sottoposto.

La sua personalità si fece sempre più cupa, divenne sempre più scontroso e interessato all’esoterismo, scriveva poesie molto oscure, tutte tematiche che non aveva mai menzionato fino ad allora.

Il resto della famiglia, composta da madre padre e 4 figli, notarono una serie di strani eventi che iniziarono ad accadere in maniera piuttosto cadenzata.

Secondo la madre, Carmen Snedeker, l’acqua che sgorgava dai rubinetti diventava rosso sangue, l’odore ferroso si faceva fortissimo in quei momenti. Susseguivano poi cali di temperatura fortissimi da una stanza all’altra, che secondo gli studiosi del paranormale è sintomo di infestazioni.

Capitava che la figlia più grande apparecchiasse la tavola e i piatti sparissero qualche minuto dopo.  Oppure che le luci si spegnessero e accendessero a intermittenza, pur avendo tolto le lampadine.

Philip un giorno, rivolgendosi alla madre disse:

Mamma, non vedi i graffi sulle pareti? Credi che li abbiano fatti i gatti che non abbiamo?

Il culmine lo raggiunsero quando, una sera, Carmen stava facendo la doccia e la tenda cerata le si appiccico addosso, tentando di soffocarla, solo l’intervento della nipote salvò la donna.

Ed e Lorraine Warren

Decisero di chiamare gli allora già noti Ed e Lorraine Warren.  Entrambi furono d’accordo che si trattava di possessione demoniaca. Le anime latenti all’interno dell’edificio venivano probabilmente veicolate da forze molto oscure.

Decisero inizialmente di tenere la questione nascosta, l’interessamento della Chiesa, non avrebbe giovato al caso e volevano sbrigare la questione senza intralci. Ed e Lorraine si trasferirono nella casa per qualche giorno. Grazie  ai poteri sensitivi di Lorraine si scoprì che i vecchi proprietari non si erano limitati alla necrofilia, ma ci furono persino riti satanici e sedute spiritiche, permettendo alle forze maligne di entrare e non uscire mai più dall’edificio.

Le presenze divennero sempre più reali, tanto che i componenti degli Snedeker, raccontarono di essere stati violentati più volte da due demoni. Uno era alto e molto magro, cogli zigomi sporgenti e pochi capelli lunghi, unti e neri, indossava piccoli occhiali tondi ed un cappello a cilindro, uguale a quelli che venivano usati per la sepoltura dei defunti di altoborgo. L’altro aveva capelli neri corti, occhi azzurri ed indossava uno smoking gessato.

I Warren chiesero allora permesso al  Vaticano di eseguire un esorcismo, che avvenne il 6 Settembre 1988, da li non ci fu più nessun tipo di attività paranormale all’interno della casa.

Gli attuali proprietari sono convinti che la storia degli Snedeker sia stato un caso di psicosi collettiva e i Warren fossero dei ciarlatani in cerca di fama.

Per chi fosse interessato, Ed e Lorraine Warren scrissero un libro a sei mani, con Ray Garton, intitolato “In the Dark Place”, pubblicato molto tempo dopo, nel 2014.

7-Dr.-H.H.-Holmes
storie vere,

H.H. HOLMES E IL SUO HOTEL DEL TERRORE

2 comments

Hanry Howard Holmes, nasce all’anagrafe col nome di Herman Webster Mudget nel lontano 1860 nel New Hempshire. Passerà alla storia come il killer più psicopatico e depravato della storia di Chicago.

Herman viene da una famiglia di basso rango, la madre, Theodate Page Price è una donna sottomessa alle follie e violenze del marito alcolizzato Levi Horton Mudget. Questo esempio di rapporto violento tra genitori, segnerà a vita le relazioni di Herman con le donne.

Già da bambino, il piccolo Herman, mostrava strane perversioni e interessi nei confronti della morte, tant’è che passava le sue giornate a uccidere e dissezionare animali di piccola taglia, con il sogno di diventare un giorno un medico chirurgo. Cosa che poi non gli fu possibile, in quanto venne espulso dalla facoltà di medicina di Philadelphia per frode assicurativa.

Questo fu l’inizio della sua vita da criminale, che lo portò a trasferirsi a Englewood,  che divenne poi uno dei numerosi quartieri di Chicago, dove poi cambiò il suo nome in Hanry Howard Holmes.

Quest’uomo che si sente invincibile e sprezzante nei confronti della vita e delle regole etiche e morali, legge su un giornale un annuncio di lavoro come farmacista, in una storica farmacia di una anziana signora di Chicago, sulla 68esima strada. La donna non riusciva più a seguire gli affari da sola, soprattutto perché il marito era molto malato.

Hanry, dopo essere stato assunto propone alla sua titolare di rilevare la farmacia in cambio di un reddito garantito, come le cure per l’anziano marito. Nel giro di qualche mese  la coppia di coniugi sparisce e nessuna somma risulta mai essere stata versata sul conto dell’anziana.

Con gli affari che vanno a gonfie vele, Holmes decide di acquistare una grande palazzina lungo la stessa via della farmacia, iniziando una serie di lavori di ristrutturazione per creare un maestoso hotel, che verrà poi denominato “Castello” da tutta la comunità, data la sua imponenza.

I lavori durano qualche hanno, a capo della grande impresa troviamo il partner in affari di Hanry, un certo Benjamin Pitezel, che diventerà poi anche il socio delle malefatte di Holmes.

Gli operai che collaboravano alla ristrutturazione del Castello, venivano sostituiti ciclicamente, licenziati o addirittura sparivano nel nulla. Doveva rimanere un velo di mistero sull’edificio, in modo tale che nessuno percepisse che stava collaborando all’edificazione di un castello del terrore, fatto di passaggi segreti, occhi magici nelle stanze, stanze segrete, camere a gas, piscine con acido corrosivo, forni crematori e laboratori di dissezione umana.

Hanry si costruì cosi il proprio gioco di trastullo personale.  I cosiddetti occhi magici servivano a spiare le persone all’interno delle stanze, che arrivarono a frotte alla sua apertura, data la massiccia affluenza di turisti per la “grande esposizione” di Chicago del 1892, in onore dei  400 anni della scoperta dell’America.

Negli anni successivi all’inaugurazione del Castello, la voglia di uccidere di Holmes si fece sempre più ossessiva. L’eccitazione che provava aveva sempre più bisogno di essere soddisfatta e lo faceva masturbandosi in ascolto delle urla di terrore e disperazione dei suoi ospiti mentre venivano imprigionati a morire nelle camere blindate, asfissiati dal gas. Ad un certo punto capì che da queste morti poteva trarne profitto  e iniziò a scarnificare e scheletrifizzare i cadaveri, vendendoli a cifre altissime alle varie università.

Uccidere sconosciuti non gli bastò più e iniziò a fare sparire anche conoscenti e amanti. Il caso più eclatante fu quello della sua seconda moglie, la bellissima Julya Smithe, nonché ex moglie di uno dei suoi soci più fidati. Hanry la convinse a divorziare dal marito, promettendole un matrimonio da principessa, peccato che non aveva mai divorziato dalla sua prima moglie Myrta. La povera Julya, pazza d’amore fece a sua insaputa un matrimonio tanto sfarzoso, quanto fittizio con il nostro killer seriale. L’amore ossessivo che lei stessa provava, aveva iniziato a creare intralci ai lavoretti di Holmes. Rimase incinta e Hanry riuscì a convincerla ad abortire nella sgangherata sala delle torture del Castello, allestita a sala operatoria e con un dottore per niente esperto, lo stesso Holmes.

Il 24 Dicembre 1891 Julya muore sotto le mani inesperte del medico chirurgo improvvisato, che non ha perso occasione per trasformarla in un meraviglioso scheletro raro di donna, alto ben 182 cm e vendendolo a un prezzo altissimo alla facoltà di anatomia di Chicago.

Dopo altri cinque lunghi anni di morti, sparizioni e truffe, Holmes venne scoperto e arrestato dalla polizia di Chicago. Il 7 Maggio 1896 finì la sua vita da assassino appeso a una corda.

Tentando di farsi dichiarare insano di mente,  venne accusato della morte di solo 9 persone, ma in un suo diario lui stesso ne dichiarò più di 200. La pena di morte fu data tramite un velocissimo processo.

Il regista di American Horror Story, Ryan Murphy, si è ispirato ad Holmes per il personaggio  Mr. March nella stagione Hotel, interpretato da Evan Peters. Un violento proprietario di hotel che rimane sotto forma di spettro ad abitare il suo amato Castello, continuando a soddisfare la sua sete di morte.