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storie horror vere

Dylann Roof e la strage di Charleston

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Dylann Roof

Erano le 21:05 del 17 giugno 2015 quando nella chiesa Africana Metodista Episcopale di Charleston entrava un giovane ragazzo di nome Dylann Roof. Improvvisamente, mentre tutti stavano pregando, Dylann estrasse un’arma da fuoco o cominciò a sparare verso i fedeli uccidendo 9 afroamericani, incluso il pastore e senatore di Stato C. Pinckney. Dopo la follia omicida, Dylann tentò la fuga che però durò solo un giorno; venne arrestato a Shelby nella Carolina del Nord.

Dylann nasce nel 1994 a Columbia, nella Carolina del Sud. Fu solo dopo il secondo divorzio del padre che Dylann cominciò a manifestare i primi segni di squilibrio: ossessionato dai videogiochi, iniziò a portare i capelli tagliati a scodella, cominciò a fumare marijuana e ad abusare di suboxone, uno stupefacente. Cambiò 7 scuole e nel 2010 decise di ritirarsi definitivamente.

Cominciò a vivere prima a casa della madre, poi del padre e, infine, da un amico, chiudendo ogni possibile rapporto col padre. Senza lavoro, patente e l’impegno della scuola, Dylann trascorreva le giornate tra alcol e droga.

Ha confessato di aver commesso la strage nella speranza di scatenare una guerra razziale. Tre giorni dopo la strage, un sito web, The Last Rhodesian, venne scoperto e successivamente venne confermata l’appartenenza a Dylann. Il sito conteneva foto con Dylann in posa con simboli della supremazia bianca e Neo-Nazisti.

Dylann, prima della strage, aveva avuto già due precedenti con la polizia: la prima volta nel 2015 quando entrò in un centro commerciale vestito tutto di nero e rivolgendo domande scomode alla clientela e dipendenti. La seconda volta, poco dopo il primo arresto, venne trovato all’interno di un’auto con una presa da avambraccio per un fucile AR-15 e sei caricatori scarichi. Alla polizia dichiarò di voler acquistare un AR-15 ma di non aver abbastanza soldi.

Non fu arrestato perché possedere un’arma non è illegale nella Carolina.
Roof è stato accusato di nove omicidi, tre tentati omicidi e possesso d’arma da fuoco durante un crimine violento. È stato anche accusato di crimini d’odio per i quali rischia la pena di morte.

Giudicato colpevole per 33 capi d’accusa, il 10 gennaio 2017 è stata confermata la pena di morte.

 

Nato a pane e horror, fin da subito sviluppa una particolare ed accesa passione verso il mondo del cinema horror. La cosa non si è mai attenuata, ma anzi viene accentuata dopo la creazione di Horror Stab.

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