Connect with us

storie horror vere

LA DALIA NERA

Published

on

Quella che vi raccontiamo oggi, è la storia di uno degli omicidi piu’ violenti e misteriosi che tutt’oggi rimane irrisolto.

L’omicidio di Elizabeth Ann Short, meglio nota come La Dalia Nera.

Elizabeth Short nacque nel 1924 a Hyde Park, un quartiere della città di Boston. Si trasferì in tenera età a Medford (Massachussetts) con la madre Phoebe Mae e alle quattro sorelle, dopo che suo padre Cleo nell’ottobre del 1930 abbandonò la famiglia per trasferirsi a Vallejo (California)

La giovane Elizabeth, Betty per gli amici (anche se preferiva essere chiamata Beth) soffriva di asma, passava l’estate con la famiglia a Medford e l’inverno in Florida per curarsi. Abbandonò presto gli studi per andare a lavorare come cameriera. A 19 anni, decise di lasciare la madre e andare a vivere con il padre in California, con cui andò a Los Angeles. Dopo poca permanenza, cominciarono i litigi e lasciò la casa per trasferirsi a Campo Cooke, dove trovò lavoro in un ufficio postale.

Andò poi a vivere a Santa Barbara, dove il 23 Settembre 1943 fu arrestata per ebbrezza; per la legge californiana era ancora minorenne e fu quindi riaccompagnata dalle autorità dalla madre, a Medford.

Dopo aver lavorato per un periodo alla mensa dell’Università di Harvard, si trasferì in Florida. Quì incontrò il maggiore dell’Aeronautica statunitense Matthew M. Gordon Jr., all’epoca in procinto di essere trasferito al fronte, sul teatro di operazioni del Sud Est Asiatico.

Mentre era ricoverato in un ospedale militare in India Gordon scrisse ad Elizabeth chiedendole di sposarlo. La giovane accettò, ma Gordon morì il 10 agosto 1945 in un incidente aereo. Betty lasciò la Florida e tornò in California nel luglio 1946 per incontrare nuovamente Gordon Fickling, una sua vecchia fiamma, luogotenente di stanza a Long Beach. Durante la sua permanenza a Long Beach fu soprannominata Dalia Nera a causa della sua passione per il film “La Dalia Azzurra” e l’abitudine a vestirsi sempre di nero.

Nell’agosto del 1946 Beth arrivò ad Hollywood con la speranza d’entrare nel mondo dello spettacolo, ma riuscì solo ad avere ruoli in film pornografici, all’epoca illegali negli USA. L’ultima volta che fu vista viva fu la sera del 9 gennaio 1947 nel salone del Biltmore Hotel di Los Angeles, probabilmente in compagnia di un uomo. Da lì a poco, accadde qualcosa di terrificante e inspiegabile.

Il 15 gennaio Leimert Park divenne il teatro di uno spettacolo raccapricciante, il corpo di Elizabeth Short fu trovato in un terreno abbandonato e non edificato sul lato ovest del South Norton Avenue. Il corpo fu scoperto intorno alle 10 del mattino dalla signora Betty Bersinger, a passeggio con la figlia di tre anni. Inizialmente la signora Bersinger pensò che si trattasse di un manichino abbandonato, ma una volta capito che era un cadavere la Bersinger corse alla casa piu’ vicina e telefonò alla polizia.

Il corpo di Elizabeth era completamente nudo e squarciato in due parti all’altezza della vita, mutilato e con vistosi segni di tortura; aveva i capelli tinti di rosso e le era stato lavato via accuratamente il sangue dal corpo. Il volto era mutilato da un profondo taglio da un orecchio all’altro, creando l’effetto chiamato “Glasgow Smile”. Qui di seguito le immagini dell’efferato omicidio, sconsigliamo la vista ai piu’ sensibili.

 

 

Che cos’era successo? Chi mai poteva essere stato a scagliare su una ragazza così giovane una furia omicida così violenta e calcolatrice? Per quale motivo ripulire il sangue? Tantissime furono le indagini dietro a questo delitto, ma tutt’ora rimane irrisolto.

Chi ha compiuto questo gesto è rimasto impunito e nascosto nell’abisso della psiche umana che di fronte a casi come questi si presenta come un profondissimo vulcano attivo, inquietante e pronto ad esplodere.

Advertisement
Comments
Advertisement

 

Visualizza questo post su Instagram

 

La vera storia della bambola assassina! STORIA COMPLETA👇 Siamo nel 1906 quando Robert Eugene Otto, a cinque anni, ricevette in regalo, da un servitore di origini africane, una bambola. Secondo la leggenda, tale servitore era un praticante della magia nera e di rituali voodoo, che gli donò la bambola per lanciargli una maledizione. Robert il bambolotto, omonimo del suo nuovo piccolo padrone diede il via a svariati inquietanti episodi: i genitori erano del parere che la bambola parlasse e i vicini sostenevano di averla vista addirittura muoversi durante la loro assenza, notando i suoi movimenti da una finestra all’altra parte della casa. Secondo alcune fonti, Robert Eugene era davvero ossessionato dalla bambola, al punto che da adulto, dopo essersi sposato con sua moglie Anne, fece allestire nell’abitazione di famiglia un’intera stanza per il piccolo Robert con tanto di mobili in miniatura. La moglie Anne dubitò più volte della sanità mentale del marito e spesso, nascondeva la raccapricciante bambola in soffitta; ma il legame tra Robert la bambola e Robert Eugene era troppo forte per essere spezzato, riuscivano sempre a ritrovarsi. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1974, Robert Eugene sosteneva che la bambola fosse maledetta.La bambola rimase in soffitta fino a quando la casa non venne acquistata da un’altra famiglia. La nuova famiglia aveva una bambina di dieci anni, che trovò la bambola girovagando per la casa. Una notte la bimba gridò e affermò ai suoi genitori che la bambola l’aveva aggredita, nel tentativo di assassinarla. Ancora oggi, da adulta, continua a sostenere la presunta vitalità di Robert. Robert Oggi la bambola si trova ancora nella casa di Eugene, trasformata in un museo locale chiamato East Fort Martello Museum, dove desta ancora oggi molta curiosità e divenendo la maggiore attrazione della città. Infatti, secondo le varie testimonianze dei visitatori, i poteri paranormali della bambola sono ancora attivi. #dark #legend #scary #horror #creepy #death #mystery #horrormovies #notte #darkmemes #paranormal #storia #horrorart #fotodelgiorno #horroraddict #horrorjunkie #horrorfanatic #horrorfilm #horrorfamily #horrorcollector #horrorclub #horrorstories

Un post condiviso da Horror Stab - Storie Horror (@horror_stab) in data: