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La storia vera sull’omicidio di J.F Kennedy

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Lee Harvey Oswald 

Lee nacque a New Orleans, Louisiana, nel 1939.
Alla morte del padre, le difficoltà economiche iniziarono a farsi sentire e la madre fu costretta a mandare i due fratelli di Oswald, Lee e John, in orfanotrofio. Oswald venne invece mandato a vivere prima dai vicini e poi a casa dei parenti. Si presentava come un ragazzo triste, solitario e innocuo, ma dopo il secondo matrimonio della madre, in Oswald si delinearono i caratteri tipici di un sociopatico narcisista: aggressività, violenza, delirio di onnipotenza.

Nel 1957 riuscì ad arruolarsi nei Marines e, da appassionato di armi, si procurò un fucile Marlin calibro 22.
Ottenne la qualifica di tiratore sceltissimo colpendo 48 bersagli su 50 da una distanza doppia di quella che vi era tra la macchina presidenziale di Kennedy e l’edificio dove si trovava Oswald.

Nonostante le sorprendenti doti di tiratore, Oswald venne declassato e isolato dopo essere stato sorpreso con una pistola non registrata e aver sparato a casaccio da una torre di guardia.

Nel 1959 la svolta: abbandonò il corpo dei Marines e si recò a Mosca dove chiese la cittadinanza sovietica, ma la richiesta venne respinta. Affranto, Oswald decise di togliersi la vita nell’hotel in cui alloggiava, ma venne trovato in tempo e portato in ospedale. L’episodio si rivelò un colpo di fortuna perchè a Oswald venne concesso l’asilo politico e un lavoro da operaio.

Nel 1962 Oswald fece ritorno negli Stati Uniti; l’esperienza in Russia si rivelò più difficile di quanto si immaginasse e il lavoro in fabbrica non gli dava alcuna soddisfazione.
Al suo ritorno Oswald si rese conto che nessuno in patria era pronto a riaccoglierlo: a 23 anni si sentiva un eroe dimenticato da tutti, un grande uomo dal valore dimenticato.
Si trasferì a Dallas dove trovò impiego come tipografo.

Nel frattempo, con i pochi soldi da parte, acquistò un fucile Smith & Wesson e continuò ad esercitarsi al poligono. In seguito acquistò un Mannlicher-Carcano costruito nel 1940 in Italia e cominciò ad esercitarsi con questo.

Nel 1963, prima dell’attentato a Kennedy, Oswald si appostò fuori dalla residenza del generale Walker, un noto anticomunista e razzista, e sparò alcuni colpi contro la vetrata. Il fatto di non essere stato scoperto lo spinse ad alzare l’asticella e puntare su un bersaglio più grosso: J. F. Kennedy.

E’ la mattina del 22 novembre del 1963. Oswald si svegliò, andò in cantina a prendere il suo fucile Carcano e lo smontò completamente. Si fece accompagnare a lavoro da una vicina, salì al sesto piano dove si appartò in mezzo ad alcuni scatoloni e montò il fucile.
Kennedy era atteso per un discorso e un banchetto, ma prima doveva attraversare la città.

In quel preciso istante, alle 12.30, si sentirono gli spari.

Un primo colpo a vuoto fece voltare le persone a guardare indietro e ferì leggermente un passante al volto; un secondo colpo ferì Kennedy alle spalle. Il proiettile, entrato nella schiena di Kennedy  rimase intatto per aver attraversato solo tessuti molli nel corpo di Kennedy, gli incrinò una costola, gli ruppe il radio, e persa potenza, si fermò nella coscia. Dopo cinque secondi, mentre la macchina stava per accelerare, un terzo colpo mortale colpì Kennedy alla testa, facendo volare via una parte della calotta cranica.

Il Presidente degli Stai Uniti è morto.

Dopo la sparatoria Oswald si fermò a prendere una bibita per non dare nell’occhio e abbandonò il luogo di lavoro senza chiedere un permesso. Al sesto piano la polizia rinvenne un fucile dove successivamente furono identificate le impronte di Oswald.
Secondo la versione ufficiale dei fatti egli, uscito in tutta fretta in maglietta nonostante il clima di novembre, si recò alla pensione dove alloggiava durante la settimana e, presa la sua pistola, cominciò a girovagare per la città senza meta, mentre la polizia setacciava le strade di Dallas alla ricerca dell’attentatore.
Poco dopo un poliziotto fermò Oswald, ma sfortunatamente venne ucciso con alcuni colpi di pistola.
Oswald si rifugiò in un cinema senza pagare il biglietto e la cassiera chiamò la polizia. Per questo motivo arrivarono 26 poliziotti e Oswald, dopo una breve colluttazione, fu arrestato e portato alla centrale di polizia.

Le numerose prove raccolte sulla scena del crimine lo incastrarono come l’assassino del poliziotto e del Presidente Kennedy. Oswald si dichiarò sempre innocente e sostenne di essere un capro espiatorio, ma non ebbe il tempo di dimostrarlo perchè durante il trasferimento dalla Centrale della polizia di Dallas alla prigione della contea, venne ucciso da Jack Ruby, un gestore di un night club apparentemente affetto da turbe psichiche e grande estimatore di JFK.

Un poliziotto che stava vicino a Oswald, poco prima gli aveva detto: «Lee, se ti sparano, spero abbiano una buona mira». E lui di rimando: «Tranquillo, non mi sparerà nessuno»

A questo link potete vedere l’incredibile video di Abraham Zapruder, un sarto che filmò l’attentato:

 

Nato a pane e horror, fin da subito sviluppa una particolare ed accesa passione verso il mondo del cinema horror. La cosa non si è mai attenuata, ma anzi viene accentuata dopo la creazione di Horror Stab.

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La vera storia della bambola assassina! STORIA COMPLETA👇 Siamo nel 1906 quando Robert Eugene Otto, a cinque anni, ricevette in regalo, da un servitore di origini africane, una bambola. Secondo la leggenda, tale servitore era un praticante della magia nera e di rituali voodoo, che gli donò la bambola per lanciargli una maledizione. Robert il bambolotto, omonimo del suo nuovo piccolo padrone diede il via a svariati inquietanti episodi: i genitori erano del parere che la bambola parlasse e i vicini sostenevano di averla vista addirittura muoversi durante la loro assenza, notando i suoi movimenti da una finestra all’altra parte della casa. Secondo alcune fonti, Robert Eugene era davvero ossessionato dalla bambola, al punto che da adulto, dopo essersi sposato con sua moglie Anne, fece allestire nell’abitazione di famiglia un’intera stanza per il piccolo Robert con tanto di mobili in miniatura. La moglie Anne dubitò più volte della sanità mentale del marito e spesso, nascondeva la raccapricciante bambola in soffitta; ma il legame tra Robert la bambola e Robert Eugene era troppo forte per essere spezzato, riuscivano sempre a ritrovarsi. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1974, Robert Eugene sosteneva che la bambola fosse maledetta.La bambola rimase in soffitta fino a quando la casa non venne acquistata da un’altra famiglia. La nuova famiglia aveva una bambina di dieci anni, che trovò la bambola girovagando per la casa. Una notte la bimba gridò e affermò ai suoi genitori che la bambola l’aveva aggredita, nel tentativo di assassinarla. Ancora oggi, da adulta, continua a sostenere la presunta vitalità di Robert. Robert Oggi la bambola si trova ancora nella casa di Eugene, trasformata in un museo locale chiamato East Fort Martello Museum, dove desta ancora oggi molta curiosità e divenendo la maggiore attrazione della città. Infatti, secondo le varie testimonianze dei visitatori, i poteri paranormali della bambola sono ancora attivi. #dark #legend #scary #horror #creepy #death #mystery #horrormovies #notte #darkmemes #paranormal #storia #horrorart #fotodelgiorno #horroraddict #horrorjunkie #horrorfanatic #horrorfilm #horrorfamily #horrorcollector #horrorclub #horrorstories

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