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storie horror vere

La vera storia di Black Dahlia

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(ATTENZIONE, ATTENZIONE ATTENZIONE foto della scena del crimine molto forti)

Black Dahlia è un film di Brian De Palma del 2006 che racconta un inquietante omicidio avvenuto nel 1947 a Hollywood: quello di Elizabeth Short, aspirante attrice soprannominata “Dalia Nera”.


Elizabeth nacque a Boston il 29 Luglio del 1924. A soli 19 anni decise di lasciare la madre e andare a vivere insieme al padre nella soleggiata California. Era una giovane ragazza molto bella, dai capelli neri e folti, occhi azzurri e con un sogno nel cassetto: diventare una diva. Hollywood stava sfornando le prime star di fama mondiale e lei si trovava nel posto giusto al momento giusto. Per un attimo era quasi riuscita a realizzare il suo sogno accettando di sposare un ufficiale, ma la morte dell’uomo a causa di un incidente aereo aveva infranto i suoi sogni. Dovette così cercare impiego in un ufficio postale sperando, nel frattempo, di sfondare nel cinema. Soprannominata la Dalia Nera per la sua attitudine a vestirsi sempre di nero e la passione per il film La Dalia Azzurra, la giovane Elizabeth finì per lavorare nel mondo del porno fino a quando, il 15 gennaio del 1947, non fu trovata morta.
Elizabeth fu vista l’ultima volta il 9 gennaio insieme a Robert Red Manley, un venditore sposato, per recarsi insieme a San Diego per qualche giorno. In seguito dichiarerà di averla lasciata al Biltmore Hotel e di non aver avuto più nessuno contatto con lei.

Il 15 gennaio, nel quartiere meridionale di Los Angeles, Betty Bersinger, una signora in giro con la figlia, vide un corpo tra l’erba alta, inizialmente scambiato per un manichino.
Lo spettacolo che invece si rivelò ai suoi occhi era davvero terrificante: la ragazza era stata squarciata in due parti con un taglio netto in vita e il sangue era stato completamente rimosso, tanto che la pelle era bianchissima. Il corpo era stato lavato e, sul volto, era stato scolpito con un coltello il “sorriso di Glasgow”, che faceva pensare al Joker. I capelli scuri di Elizabeth erano stati tinti di rosso, forse per ricordare un clown. Aveva ecchimosi e ferite: alcune parti del corpo erano state squarciate, cosa che aveva portato subito a pensare a delle torture.
Se ne occuparono grandi squadre di detective, ma non si arrivò mai a inchiodare il responsabile. Nel corso degli anni furono accusati o confessarono il delitto circa 40 sospettati, uomini e donne.
Qualcuno era portato a ritenere che la mano fosse quella di un chirurgo, qualcun altro di una donna, perché l’assassino aveva voluto infierire sulla bellezza di Elizabeth. Inoltre sulla ragazza non c’erano segni di violenza sessuale.

Qualcuno ha seguito la pista del serial killer; qualcun altro ha provato a indagare su una possibile attività di squillo di Elizabeth Short.
Ancora oggi non ci sono prove sufficienti per trovare un colpevole.

Nato a pane e horror, fin da subito sviluppa una particolare ed accesa passione verso il mondo del cinema horror. La cosa non si è mai attenuata, ma anzi viene accentuata dopo la creazione di Horror Stab.

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La vera storia della bambola assassina! STORIA COMPLETA👇 Siamo nel 1906 quando Robert Eugene Otto, a cinque anni, ricevette in regalo, da un servitore di origini africane, una bambola. Secondo la leggenda, tale servitore era un praticante della magia nera e di rituali voodoo, che gli donò la bambola per lanciargli una maledizione. Robert il bambolotto, omonimo del suo nuovo piccolo padrone diede il via a svariati inquietanti episodi: i genitori erano del parere che la bambola parlasse e i vicini sostenevano di averla vista addirittura muoversi durante la loro assenza, notando i suoi movimenti da una finestra all’altra parte della casa. Secondo alcune fonti, Robert Eugene era davvero ossessionato dalla bambola, al punto che da adulto, dopo essersi sposato con sua moglie Anne, fece allestire nell’abitazione di famiglia un’intera stanza per il piccolo Robert con tanto di mobili in miniatura. La moglie Anne dubitò più volte della sanità mentale del marito e spesso, nascondeva la raccapricciante bambola in soffitta; ma il legame tra Robert la bambola e Robert Eugene era troppo forte per essere spezzato, riuscivano sempre a ritrovarsi. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1974, Robert Eugene sosteneva che la bambola fosse maledetta.La bambola rimase in soffitta fino a quando la casa non venne acquistata da un’altra famiglia. La nuova famiglia aveva una bambina di dieci anni, che trovò la bambola girovagando per la casa. Una notte la bimba gridò e affermò ai suoi genitori che la bambola l’aveva aggredita, nel tentativo di assassinarla. Ancora oggi, da adulta, continua a sostenere la presunta vitalità di Robert. Robert Oggi la bambola si trova ancora nella casa di Eugene, trasformata in un museo locale chiamato East Fort Martello Museum, dove desta ancora oggi molta curiosità e divenendo la maggiore attrazione della città. Infatti, secondo le varie testimonianze dei visitatori, i poteri paranormali della bambola sono ancora attivi. #dark #legend #scary #horror #creepy #death #mystery #horrormovies #notte #darkmemes #paranormal #storia #horrorart #fotodelgiorno #horroraddict #horrorjunkie #horrorfanatic #horrorfilm #horrorfamily #horrorcollector #horrorclub #horrorstories

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