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LE COLLINE HANNO GLI OCCHI E IL CANNIBALE SAWNEY BEAN

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le colline hanno gli occhi

Secondo la versione della pubblicazione, Sawney Bean, incapace di portare avanti il business del padre, lasciò casa per rifugiarsi in una caverna scozzese in compagnia di una donna dalle perverse inclinazioni.

La caverna (probabilmente la Bannane Cave nel South Ayrshire) era profonda quasi 200 metri, e l’entrata veniva bloccata dall’alta marea, fornendo un riparo sicuro per Bean e la sua compagna.

I due formarono una coppia affiatata, specialmente nelle atrocità che vennero loro imputate: si racconta che uccisero e cannibalizzarono oltre 1.000 persone, e che i loro figli e nipoti furono il risultato di una lunga serie di incesti.Non essendo molto portati per il lavoro duro e onesto, Bean e la sua compagna sopravvivevano aggredendo viandanti e commercianti durante la notte, aiutati da alcuni dei loro otto figli, sei figlie, e 32 nipoti. Le aggressioni non avevano il solo scopo di sottrarre ogni oggetto di qualche valore ai malcapitati: i corpi venivano trasportati nella casa-caverna durante la bassa marea, per essere poi macellati e cucinati.

Secondo la tradizione, l’area in cui sarebbe vissuta la famiglia di Sawney Bean era considerata mortalmente pericolosa dagli abitanti della regione, ma nessuno si accorse (per oltre 25 anni) della presenza dei cannibali per via delle loro abitudini notturne.

I locali iniziarono ad investigare sul gran numero di sparizioni, e riuscirono anche ad identificare la caverna in cui Sawney Bean viveva, ma non riuscirono a credere che potesse essere la casa di un essere umano, e decisero di linciare qualche innocente per la loro necessità di trovare un colpevole.

La causa delle sparizioni divenne chiara quando una coppia di ritorno da una fiera venne aggredita dalla famiglia Bean. La donna fu immediatamente uccisa, ma il marito, esperto nel combattimento, riuscì a tenere testa ai cannibali con spada e pistola, fino a quando non fu soccorso da altri residenti sulla via di casa. Alla notizia della presenza dei cannibali, Re Giacomo VI di Scozia decise di inviare una spedizione di 400 uomini e segugi per scovare i Bean all’interno del loro nascondiglio.

I Bean vennero sorpresi dai soldati mentre affumicavano pezzi di carne umana (l’odore della carne affumicata attirò i cani verso la caverna) e furono costretti ad arrendersi. La famiglia Bean venne catturata viva e trasportata alla prigione di Tolbooth Jail di Edimburgo.
Non venne processata, e si passò immediatamente ad applicare la pena corporale prevista per i traditori con l’aggiunta di un pizzico di perversione: gli uomini vennero lasciati morire dissanguati dopo aver amputato loro mani, piedi e genitali. Donne e bambini vennero arsi vivi dopo aver assistito all’esecuzione dei parenti.

QUANTO C’È DI VERO IN QUESTA STORIA?

Difficile dirlo con certezza. Il cannibalismo non era una grossa novità nella Scozia medievale, specialmente durante il XIV° – XV° secolo, ma se anche la storia di Bean fosse vera, pare difficile che una famiglia di 50 membri in grado di uccidere oltre 1.000 persone sia potuta rimanere nell’oscurità per più di 25 anni.

I documenti del tempo non citano alcuna scomparsa di centinaia di persone nell’area in cui i Bean avrebbero commesso le loro atrocità. La storia, inoltre, è apparsa per la prima volta nei “chapbooks”, riviste di pettegolezzi e voci spesso utilizzate per fare propaganda contro oppositori politici o religiosi.
Questo ha fatto sorgere il dubbio che la storia di Bean fosse stata montata per la propaganda contro gli scozzesi e la ribellione giacobita, ma la storia di questa famiglia di cannibali ha molti aspetti in comune con quella di un altro leggendario cannibale scozzese, Christie Cleek, le cui imprese pare siano ben documentate da fonti del XV° secolo.

Christie Cleek fu un macellaio scozzese che durante la grande carestia del suo secolo iniziò a macellare i corpi dei compagni morti per fame. I sopravvissuti iniziarono a sviluppare un certo gusto per la carne umana, iniziando ad aggredire i viaggiatori e cavalli per nutrirsi.

Secondo le fonti dell’epoca, Christie e i suoi amici cannibali avrebbero ucciso circa 30 persone, molte meno di quante ne avrebbero uccise Bean e famiglia, ma nell’arco di 60-70 anni le leggende tendono ad ingigantirsi, oltre a cambiare nomi e vicende.

Vera o no, la storia di Bean è entrata nel folklore locale, e a distanza di secoli continua ad alimentare la fantasia umana fornendo spunti a libri e film.

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La vera storia della bambola assassina! STORIA COMPLETA👇 Siamo nel 1906 quando Robert Eugene Otto, a cinque anni, ricevette in regalo, da un servitore di origini africane, una bambola. Secondo la leggenda, tale servitore era un praticante della magia nera e di rituali voodoo, che gli donò la bambola per lanciargli una maledizione. Robert il bambolotto, omonimo del suo nuovo piccolo padrone diede il via a svariati inquietanti episodi: i genitori erano del parere che la bambola parlasse e i vicini sostenevano di averla vista addirittura muoversi durante la loro assenza, notando i suoi movimenti da una finestra all’altra parte della casa. Secondo alcune fonti, Robert Eugene era davvero ossessionato dalla bambola, al punto che da adulto, dopo essersi sposato con sua moglie Anne, fece allestire nell’abitazione di famiglia un’intera stanza per il piccolo Robert con tanto di mobili in miniatura. La moglie Anne dubitò più volte della sanità mentale del marito e spesso, nascondeva la raccapricciante bambola in soffitta; ma il legame tra Robert la bambola e Robert Eugene era troppo forte per essere spezzato, riuscivano sempre a ritrovarsi. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1974, Robert Eugene sosteneva che la bambola fosse maledetta.La bambola rimase in soffitta fino a quando la casa non venne acquistata da un’altra famiglia. La nuova famiglia aveva una bambina di dieci anni, che trovò la bambola girovagando per la casa. Una notte la bimba gridò e affermò ai suoi genitori che la bambola l’aveva aggredita, nel tentativo di assassinarla. Ancora oggi, da adulta, continua a sostenere la presunta vitalità di Robert. Robert Oggi la bambola si trova ancora nella casa di Eugene, trasformata in un museo locale chiamato East Fort Martello Museum, dove desta ancora oggi molta curiosità e divenendo la maggiore attrazione della città. Infatti, secondo le varie testimonianze dei visitatori, i poteri paranormali della bambola sono ancora attivi. #dark #legend #scary #horror #creepy #death #mystery #horrormovies #notte #darkmemes #paranormal #storia #horrorart #fotodelgiorno #horroraddict #horrorjunkie #horrorfanatic #horrorfilm #horrorfamily #horrorcollector #horrorclub #horrorstories

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