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L’omicidio di Elisa Claps

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L’omicidio di Elisa Claps

Aveva solo 15 anni quando Elisa è stata uccisa e il suo corpo nascosto per 17 anni nella soffitta della chiesa della Santissima trinità a Potenza. Il suo caso, coperto dal segreto di Stato, coinvolge la Chiesa, la magistratura e Danilo Restivo, un giovane ragazzo problematico, ma innocuo. La famiglia Restivo viveva nel comprensorio del seminario, accanto alla Chiesa, e grazie al padre, avvocato, scultore, pittore e uomo carismatico apprezzato dalla comunità, le “bravate” del figlio Danilo venivano tollerate. Come quando entrando in una stanza diceva “arrivederci”, invece di salutare, come quando, armato di forbici che portava sempre con sé, sui pullman cittadini si appostava dietro alle ragazze per tagliar loro ciocche di capelli che custodiva gelosamente nella sua stanza. Più di una volta l’avvocato Restivo era intervenuto in soccorso di quel figlio difficile. Lo aveva fatto nel 1986, quando un Danilo 14enne, era stato denunciato per aver ferito con un coltello un ragazzino. Lo aveva attirato in un container del seminario insieme alla cugina, lo aveva bendato e poi, dopo aver calzato un guanto da cucina gli aveva tagliato il collo con un trincetto. La ragazzina aveva avuto la prontezza di spingerlo a terra e trascinare via il cugino. La ferita fu medicata con alcuni punti.

Lo protegge anche quando viene denunciato per stalking. È il 1992. Le sue vittime in quegli anni erano alcune studentesse universitarie che abitavano davanti alla casa dei Restivo in viale Marconi, a Potenza. Alcune erano amiche della sorella Anna e per questo i loro numeri di telefono erano finiti nella mani di Danilo. Le chiamava decine e decine di volte facendo ascoltare solo le loro voci registrate, inviava loro delle lettere, alcune sconce, altre romantiche, tutte inquietanti. A una di loro mandò un carillon che suonava il brano Per Elisa. Il processo si concluse con un patteggiamento, in casa Restivo fu installato un contascatti al telefono. Danilo non amava le donne, le desiderava e le tormentava, le mutilava tagliando le loro chiome.

Tutto questo Elisa non poteva saperlo. Da un anno la assillava con un corteggiamento serrato, ma lei, pur avendolo respinto più volte, non aveva il coraggio di interrompere i contatti, così, quando l’11 settembre, di sabato, le propose di vedersi l’indomani perché voleva darle un regalo, da quella ragazzina ingenua che era Elisa non seppe resistere. Per l’indomani, domenica 12 settembre 1993, la famiglia Claps aveva programmato di pranzare nella casa di campagna nell’agro di Tito. I genitori e uno dei fratelli di Elisa si sarebbero avviati alle 10 del mattino mentre Elisa e l’altro fratello, Gildo, li avrebbero raggiunti a ora di pranzo, intorno alle 12, insieme a Eliana De Cillis, amica di Elisa. Le due ragazze uscirono da casa Claps intorno alle 11 e 15 dicendo a Gildo che sarebbero andate in chiesa, ma era una bugia, perché Elisa aveva appuntamento con Danilo. Le due ragazze si avviarono in via IV novembre, ma giunte alla piazza di Mario Pagano si divisero. Elisa aveva concordato di incontrarsi con Restivo alla chiesa della Santissima Trinità, dove entrò con lui. E non uscì, non uscì più.

L’omicidio di Elisa Claps

Qualche ora dopo Danilo si presentò all’ospedale, con un taglio sul dorso della mano e i vestiti sporchi di sangue. “Sono caduto”, disse il ventunenne ai medici. Alle quattordici la famiglia Claps entrò in allarme, le ricerche di Elisa cominciarono dappertutto. Emerse quasi subito, perché fu proprio Danilo Restivo a dire agli inquirenti che Elisa quel giorno aveva appuntamento con lui e che erano entrati insieme nella Chiesa della Santissima Trinità. I genitori e il fratello di Elisa avevano già fatto il nome di Restivo a Felicia Genovese, il pubblico ministero incaricato del caso, e avevano raccontato di come Elisa lo considerasse un corteggiatore assillante e molesto. I giorni passavano, ma di Elisa non c’era nessuna notizia. Don Mimì Sabìa nei giorni seguenti si allontanò, come programmato, per un breve periodo di riposo e chiuse la Chiesa, che rimase chiusa anche agli inquirenti.

Mentre le indagini su Elisa Claps procedevano a rilento, un’altra inchiesta venne aperta dal magistrato De Magistris e si chiamava “Toghe lucane” e metteva sotto la lente la condotta dei magistrati della Basilicata, in ordine a una ipotesi di manipolazione di alcuni procedimenti giudiziari a favore di un comitato politico affaristico locale, rinsaldato da legami di tipo massonico, di cui sarebbero stati garantiti e favoriti gli interessi, anche a costo di ‘aggiustare’ i processi. In particolare, Genovese e suo marito Cannizzaro, affiliato alla Massoneria, erano sospettati di condizionare “procedimenti penali in cui risultavano interessati avvocati a loro “vicini”,
L’indagine di de Magistris si incrociò con quella sul caso Claps, quando si trattò di verificare la condotta del pm Genovese all’interno delle indagini sulla scomparsa della ragazza. Il caso passò dunque direttamente alla Procura di Salerno, che ripartì da zero.

L’omicidio di Elisa Claps

In mano, il pm Rosa Volpe, aveva solo quello che Genovese aveva trovato nell’ambito delle sue investigazioni: niente. Non erano stati sequestrati vestiti sporchi di sangue dell’unico sospettato (e mai indagato dalla Genovese), non era stata effettuata una perquisizione nella sua casa né nella chiesa. Non era stata disposta una perizia psichiatrica su Restivo, nonostante mostrasse chiari segni di una personalità disturbata. Da qualsiasi punto di vista si guardasse l’indagine si vedevano solo lacune e omissioni. Intanto “Toghe lucane” si conclude in una bolla di sapone, de Magistris viene trasferito per incompatibilità territoriale e la posizione degli indagati, archiviata.
Nel 1998 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri arrivò una segnalazione del Sisde sul coinvolgimento di Danilo Restivo. Proprio sul caso Claps stava indagando Anna Esposito, dirigente della Digos, trovata morta nella sua casa potentina, il 12 marzo 2001. La poliziotta venne trovata impiccata con una cintura di cuoio fissata sulla maniglia di una porta dell’appartamento, a un metro e tre centimetri di altezza. L’autopsia evidenziò traumi e fratture, ciononostante il caso, dopo una breve indagine che vide indagato il compagno della vittima, il giornalista Rai, Luigi di Lauro, fu archiviata. Non fu approfondito il fatto che alcuni colleghi della donna si precipitarono nell’appartamento prima dell’arrivo del giudice inquinando la scena, né fu giustificata la scomparsa di alcuni fogli dall’agenda della Esposito. Alcuni giorni dopo avrebbe dovuto incontrare Gildo Claps, per aggiornarlo su alcune novità. Negli anni a venire altri tre testimoni del caso moriranno in circostanze misteriose.

Nel frattempo Danilo Restivo, pur essendo implicato nella vicenda, fu lasciato libero di andare a Napoli per un concorso e qualche tempo dopo, con il diploma di odontotecnico che aveva a fatica conseguito in un istituto privato all’età di 21 anni dopo il fallimento prima al liceo scientifico e poi all’istituto tecnico, fu mandato dalla famiglia fuori città. Per tutto il tempo che era rimasto a Potenza, in cui era stato additato da tutti come un mostro, aveva tentato diverse volte di depistare le indagini. Nel 1999, da una postazione computer di un sala giochi della città, partì una mail diretta all’indirizzo di posta che la famiglia Claps aveva creato per raccogliere le segnalazioni. Nel massaggio si leggeva che Elisa stava bene, era in Brasile e non voleva essere cercata. Sul sito web il popolodellarete.it compare un post dal titolo “Aiutiamo Danilo Restivo” in cui vengono proposte teorie su presunti complotti ai suoi danni, post di cui si scoprirà essere proprio Restivo l’autore. Intanto a Potenza qualcuno aveva cancellato dalla targa all’esterno della Basilica della Trinità la parola ‘santissima’ e pensava che don Mimì avesse tenuto per sé segreti inconfessabili mentre qualcun altro additava Restivo come mostro. Per sottrarlo a quel clima suo padre gli trovò un lavoro a Roma, ma non resistette a lungo, e si trasferì quindi a Rimini, da dove fuggì un’altra volta dopo l’ennesima denuncia. In questo periodo continua a molestare donne e a nutrire la sua parafilia, arrivando a collezionare ciocche di capelli di ogni tipo, ma non solo. In casa sua a Potenza una perquisizione della DIA aveva trovato foto che ritraggono Danilo in posizioni oscene con donne affette da malformazioni fisiche. La sua perversione peggiora di anno in anno, lontano da casa e dal controllo dei parenti. Le sue vittime sono tutte donne afflitte da gravi difetti fisici, fragili, manipolabili. Inizia una relazione virtuale con Fiamma Marsango, una donna di 15 anni più vecchia di lui, fortemente obesa e residente a Bornmouth, nel Regno Unito. Si trasferisce da lei e la sposa.

Si stabilisce nell’appartamento di lei di fronte a quello di Heather Barnett, madre separata di due figli di 11 e 14 anni, di professione sarta. Anche Heather finisce nelle mire di Restivo che si presenta a casa sua dicendo, nel suo inglese stentato, di voler commissionare delle tende per la camera di sua moglie Fiamma. Qualche giorno dopo, il 12 novembre, 2002, la Barnett viene trovata dalla figlia riversa nel suo bagno, con il reggiseno strappato, i seni mutilati, la testa staccata dal collo. Nelle mani ha delle ciocche dei suoi capelli e ciocche di capelli sconosciute.

Gli inquirenti britannici lo mettono in sorveglianza per un lunghissimo periodo di tempo e lo sorprendono a spiare delle donne al parco. Restivo, però, è astuto e ha una risposta ragionevole anche quando lo fermano e nella sua auto trovano una borsa con guanti coltelli e un cambio abito, una specie di kit del serial killer.
Intanto in Italia don Mimì è morto e la chiesa è passata nelle mani del giovane don Wagno, che il 17 marzo del 2010, avverte le autorità per una macabra scoperta, fatta dagli operai venuti a controllare una perdita d’acqua, nel sottotetto della canonica. Sotto un mucchio di tegole c’è un corpo mummificato, accanto al quale giace un vecchio paio di occhiali, ovali. Dopo diciasssette anni Elisa esce finalmente dalla chiesa della Santissima Trinità, confermando quello che tutti avevano sempre sospettato, ovvero che l’anziano sacerdote custodisse in soffitta il corpo della ragazza uccisa da Restivo. Era stata accoltellata 13 volte, ma i medici non furono in grado di stabilire se avesse subito violenza sessuale; lo stato dei suoi resti non permetterà mai di saperlo. Quel giorno di 18 anni prima, Elisa era stata spinta in soffitta da Danilo Restivo, che tentò di violentarla, strappandole i vestiti, e la uccise.

Nel frattempo nel Dorset i giudici potevano finalmente processare Restivo per l’omicidio di Heather, essendo emerso, grazie al ritrovamento di Elisa, un modus operandi che bollava i due delitti come frutto della medesima mano. Anche a Elisa erano state tagliate delle ciocche, come a decine di ragazze potentine pronte a confermarlo. Il 30 giugno 2011 Danilo Restivo venne condannato all’ergastolo dalla Crown Court di Winchester per l’omicidio della 48enne, Heather. L’8 novembre 2011, presso il Tribunale di Salerno si celebrava con rito abbreviato il processo a carico di Restivo, per l’omicidio di Elisa Claps. Essendo prescritti tutti i reati più gravi venne chiesta la condanna a trent’anni di carcere.

L’omicidio di Elisa Claps

“L’unico prete in grado di sapere – commentò la sentenza Filomena Iemma, la madre di Elisa – non ha potuto fare tutto da solo. È arrivato il momento di pulirsi la coscienza”. Venne avviata una inchiesta bis all’interno della quale furono processate per falsa testimonianza le due donne delle pulizie della Chiesa della Santissima Trinità, sospettate di essere a conoscenza della presenza del corpo di Elisa nel gennaio 2010, insieme a don Wagno.

L’omicidio di Elisa Claps

Dopo ventiquattro anni la famiglia di Elisa attende ancora di sapere chi e perché insabbiò l’omicidio di una studentessa di 15 anni, ingenua e perbene.

Nato a pane e horror, fin da subito sviluppa una particolare ed accesa passione verso il mondo del cinema horror. La cosa non si è mai attenuata, ma anzi viene accentuata dopo la creazione di Horror Stab.

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