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THE RING 3 – RECENSIONE

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Recensione The Ring 3

Recensione The Ring 3

La crisi delle idee di Hollywood ha presto colpito il genere horror. Ed ecco così che tra sequel, reboot e remake, miti del genere sono stati riportati in vita sul grande e piccolo schermo. Grazie a questa corrente viene eretto Rings, che in Italia ha preso il titolo di The Ring 3. Si tratta del terzo capitolo della saga statunitense su Samara Morgan, remake della trilogia giapponese Ringu.
Era ormai da anni che si discuteva sulla produzione di un terzo film della serie e finalmente questo è arrivato nelle sale di tutto il mondo. Peccato, però, che il prodotto finale non risponda neanche lontanamente alle aspettative dei fan.

Se The Ring 2 zoppicava, questo non riesce mai a tenersi in piedi. Sono passati ormai dodici anni dallo scorso film, dodici anni che pesano come un macigno sulla schiena del regista F. Javier Gutiérrez, che qui cerca invano di donare nuova linfa vitale al franchise. Se da un lato, però, i nuovi elementi digitali sono una ventata d’aria fresca per la storia, dall’altro vanno a smorzare il fascino caratteristico di una saga “analogica”. La scena in cui Samara si trascina via da uno smartphone, è quanto di più ridicolo potesse partorire una sceneggiatura scritta a ben sei mani.
Ma per quanto la storia possa essere debole, il film sarebbe potuto ancora risultare appetibile grazie a qualche personaggio degli scorsi capitoli e ad un buon lato tecnico. E invece no.
Gli effetti digitali sono (quasi sempre) buoni, supportati anche dalla cupezza delle immagini. L’unico momento in cui si possono definire “scabrosi” è durante il filmato della celeberrima videocassetta. Il personaggio di Gabriel, interpretato da Johnny Galecki (il Leonard di The Big Bang Theory), ci spiega che dei frame del filmato possono, per qualche motivo, essere percepiti solo dalla protagonista Julia. In diversi momenti del nuovo “filmino” è palese l’utilizzo della CGI, assolutamente non credibile e che depotenzia quello che dovrebbe essere il momento orrorifico più alto della pellicola.

Sul lato tecnico, però, il problema principale risiede nella fotografia. Questa è costernata di inquadrature ravvicinate, sempre concentrate sui volti dei nostri personaggi che, senza una valorizzazione dell’ambiente, ci sembreranno fluttuare in luoghi non meglio definiti. I continui campi e controcampi e la staticità della macchina da presa, vanno ad assottigliare una tensione che ben si presta alla duttilità.
Se a tutto questo aggiungiamo dei personaggi talmente poco approfonditi da non poterne mai delineare il carattere, otterremo il disastro horror firmato Paramount. Sia chiaro, di brutti horror ne escono tanti, e negli ultimi tempi ne abbiamo visti di ben peggiori: in fondo, in questo The Ring 3 la parte iniziale è discreta e la scena finale divertirà senz’altro gli appassionati. Sicuramente, però, non vale i soldi di un biglietto.
Da segnalare è anche la pubblicità, in parte ingannevole, cui il film è stato sottoposto. Alcune scene mostrate nei trailer diffusi, infatti, non vengono riproposti nella versione cinematografica. E’ possibile che vengano rilasciate nell’edizione home video, ma per ora… chissà.

VOTO: 4

Recensione a cura di Jacopo Abballe, collaboratore della nostra Community Facebook

TRAILER UFFICIALE ITALIANO

 

Nato a pane e horror, fin da subito sviluppa una particolare ed accesa passione verso il mondo del cinema horror. La cosa non si è mai attenuata, ma anzi viene accentuata dopo la creazione di Horror Stab.

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La vera storia della bambola assassina! STORIA COMPLETA👇 Siamo nel 1906 quando Robert Eugene Otto, a cinque anni, ricevette in regalo, da un servitore di origini africane, una bambola. Secondo la leggenda, tale servitore era un praticante della magia nera e di rituali voodoo, che gli donò la bambola per lanciargli una maledizione. Robert il bambolotto, omonimo del suo nuovo piccolo padrone diede il via a svariati inquietanti episodi: i genitori erano del parere che la bambola parlasse e i vicini sostenevano di averla vista addirittura muoversi durante la loro assenza, notando i suoi movimenti da una finestra all’altra parte della casa. Secondo alcune fonti, Robert Eugene era davvero ossessionato dalla bambola, al punto che da adulto, dopo essersi sposato con sua moglie Anne, fece allestire nell’abitazione di famiglia un’intera stanza per il piccolo Robert con tanto di mobili in miniatura. La moglie Anne dubitò più volte della sanità mentale del marito e spesso, nascondeva la raccapricciante bambola in soffitta; ma il legame tra Robert la bambola e Robert Eugene era troppo forte per essere spezzato, riuscivano sempre a ritrovarsi. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1974, Robert Eugene sosteneva che la bambola fosse maledetta.La bambola rimase in soffitta fino a quando la casa non venne acquistata da un’altra famiglia. La nuova famiglia aveva una bambina di dieci anni, che trovò la bambola girovagando per la casa. Una notte la bimba gridò e affermò ai suoi genitori che la bambola l’aveva aggredita, nel tentativo di assassinarla. Ancora oggi, da adulta, continua a sostenere la presunta vitalità di Robert. Robert Oggi la bambola si trova ancora nella casa di Eugene, trasformata in un museo locale chiamato East Fort Martello Museum, dove desta ancora oggi molta curiosità e divenendo la maggiore attrazione della città. Infatti, secondo le varie testimonianze dei visitatori, i poteri paranormali della bambola sono ancora attivi. #dark #legend #scary #horror #creepy #death #mystery #horrormovies #notte #darkmemes #paranormal #storia #horrorart #fotodelgiorno #horroraddict #horrorjunkie #horrorfanatic #horrorfilm #horrorfamily #horrorcollector #horrorclub #horrorstories

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