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[Recensione] Insidious

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Cambiare casa non sempre è sempre una buona scelta. Non si sa mai chi o cosa potrebbe già abitare quel luogo e la nostra presenza potrebbe essere, in qualche modo, di disturbo.

La Trama

Dopo essersi trasferiti in una nuova casa, la famiglia Lambert si accorge subito che non è tutto come avevano pensato. Uno dei figli, Dalton, si ritrova misteriosamente in coma dopo una notte apparentemente tranquilla. Così, la madre (Rose Byrne – Troy, Adam, Segnali dal futuro), accorgendosi di essere in un luogo infestato, riesce a convincere il marito Josh (Patrick Wilson – Alamo, Il fantasma dell’opera, A- Team) a cambiare nuovamente. Ma la casa successiva si dimostra come la prima: infestata da alcune malvagie presenze che non danno soluzione di continuità alla pace ed alla serenità dei Lambert. Dopo alcune manifestazioni paranormali, la famiglia decide di comune accordo di contattare Elise, un’investigatrice dell’occulto per cercare di venire a capo di questa assurda situazione. Dopo essere arrivata sul posto con due collaboratori, Elise rivela ai Lambert un particolare interessante ed inquietante allo stesso tempo: possono cambiare casa quante volte vogliono ma è il figlio ad essere posseduto. Daltonè un benandante, una sorta di viaggiatore astrale. Può uscire dal suo corpo mentre dorme. Ma qualcosa, durante uno di questi viaggi, dev’essere andato storto e Dalton si è inconsciamente ritrovato nell’Altrove. Le presenze che abitano questo luogo vogliono, ora, entrare in possesso del corpo di Dalton. Si scoprirà, poi, che la facoltà di Dalron deriva da suo padre Josh e si chiarisce perché, quest’ultimo, odia essere fotografato. Padre e figlio intraprendono insieme un viaggio in questo Altrove per risolvere il problema. Ma qualcosa di inquietante sta per accadere.

L’Analisi

James Wan (Saw, Dead Silence, Death Sentence, Aquaman, Fast&Furious 7), con questo film, cerca di scardinare i limiti del genere horror. Mescolando case infestate e viaggi astrali, Wan è riuscito a creare un suo sottogenere senza però intaccare lo stile horror del film. Vediamo una netta virata rispetto alla regia utilizzata in Saw. Una pellicola horror vecchio stile ma aggiornata ai tempi moderni. Come in Death Sentence la sceneggiatura è affidata a Leigh Whannel. Si nota, ahimè, la mancanza della mano di Wan in fase di scrittura. Affrontare un tema come i viaggi astrali non è semplice e, soprattutto, non è per tutti. Si rischia di cadere nell’ovvio. Una delle poche débacle di questa pellicola, seppur bella nella sua integrità, sta proprio in alcuni vuoti narrativi che portano ad avere, in alcune occasioni, più domande che risposte. Tutto ciò comporta una sorta di incompletezza che non rende esauriente la spiegazione di alcuni fenomeni e di alcuni argomenti. Manca un po’ di coerenza narrativa al tutto. Non che sia incomprensibile, ma deficita un po’ in alcuni punti. Anche se la trama, tutto sommato, non è per niente male ed è scorrevole, si avverte l’assenza di quella quella piccola dose di inquietudine che in pellicole come queste, destinate al mainstream, non deve mai mancare. Nella sceneggiatura è quasi praticamente assente la struttura psicologica degli attori che spesso, purtroppo, sembrano attendere con ansia l’arrivo della fine del film. Con comportamenti spesso improbabili, i protagonisti contraddicono alcune scene viste poco prima. La colonna sonora viene affidata a Josh Bishara, che nel film interpreta un demone.

Pareri Personali

Per chi è abituato a film come Gli invasati o Amityville Horror, con questa pellicola rimarrà spiazzato. Non ci sono le atmosfere gotiche di Robert Wise a tenere compagnia allo spettatore. L’azione è ridotta ai minimi termini.. L’argomento principale dovrebbe essere la possessione del figlio dei Lambert, ma poi sembra cedere il testimone alla presenza di spiriti maligni all’interno della casa. Un po’ di confusione ci sta, ma dovrebbe essere quella di chi guarda e non degli attori. Pur senza infamia e senza lode il film si lascia guardare. Certo, mancano alcuni colpi di scena che l’avrebbero reso più appetibile ma, in fin dei conti, non è poi così male. Con la presenza di Wan alla regia il film cambia pelle: da pellicola di serie b, grazie anche ad alcune idee registiche, il film si trasforma in qualcosa di interessante (se non altro per gli argomenti trattati al suo interno). Fa piacere notare, comunque, come sia totalmente assente la presenza di situazioni splatter (ben sostituite da porte che sbattono, inquietanti rumori di sottofondo, ecc.). Lo spirito con la candela che perseguita Josh Lambert ha molte cose in comune con la gorgone del film Lo sguardo che uccide (Terence Fisher) ma anche con la megera del film I tre volti della paura di Mario Bava) Il finale, perfetto per un sequel, lascia gli spettatori in un limbo fra incomprensione e domande. Un film da guardare senza grandi aspettative. Per gli amanti dell’horror: non aspettatevi di sentirvi osservati mentre guardate il film, non c’è nessuna presenza dietro di voi; al massimo potrebbe chiudersi una finestra per un colpo d’aria.

Voto

Lorenzo, 32 anni, appassionato ed accanito lettore, principalmente riguardo il soprannaturale. Amante dei buoni film e degli scenari horror. Ricercatore e studioso del paranormale.

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