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[Recensione] Sulle Ali Della Pazzia

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Sulle Ali Della Pazzia

Un misto fra una storia di cronaca nera ed un remake di MISERY NON DEVE MORIRE di Rob Reiner.

La Storia

Due madri. Due figli. Due famiglie. Un grande amore ed un matrimonio in vista.

Amber, dopo una serie di amori fallimentari, riesce, finalmente, ad incontrare colui che le fa veramente battere il cuore: Luke, il ragazzo perfetto. In breve tempo il loro rapporto diventa speciale e così i due decidono di convolare a nozze. Ma anche il rapporto con la futura suocera diventa ben presto un rapporto pieno d’affetto e quasi filiale.  Amber, eccitata all’idea di sposare Luke decide di andare a comunicare la notizia a sua madre Sharon che lavora in ospizio. Sharon, una donna vedova, diretta e a volte tagliente, in principio accoglie con felicità la notizia ma, con il passare del tempo, la sua gelosia inizia a crescere fino a portarla ad avere il pensiero di uccidere Jill, la madre di Luke. Inizia così un circolo vizioso che vede Sharon sempre più impertinente ed invadente su ogni singola scelta riguardo il matrimonio e la cerimonia della figlia. La sua gelosia è dovuta al bellissimo rapporto fra Jill e Amber e così cerca in ogni modo di intralciare ogni proposta e decisione di Amber. Il comportamento della madre di Amber denota una necessità di possesso e quasi ossessione nei suoi confronti, portando all’esagerazione ed all’esasperazione il ruolo interpretato da Romy Rosemont. A ben vedere le due consuocere sono una la nemesi dell’altra.

L’Analisi

Non un film da grande schermo ma uno sceneggiato televisivo che ha i suoi limiti (alcuni) e le sue lacune (un po’ di più). Il risultato è una visione che per lo spettatore non ha nè capo ne coda, un pò sui generis, confusionario a volte. Colpi di scena carini ma che non aggiungono nulla di interessante alla trama. Lo stile anonimo e a dir poco timido del regista Jean-Francois Rivard (La regina del peccato, 2018) rendono le quasi due ore di film poco attraenti. Il ricorso a situazioni di poco impatto emotivo e di facile effetto non riescono a dare quella sferzata di brio di cui il film, in effetti, necessita un thriller psicologico. Troppe e molteplici svolte di sceneggiatura rendono un po’ confuso il film con personaggi di secondo piano che vengono fatti improvvisamente “sparire” con facili scelte stilistiche. Sembra quasi che il regista abbia preso una serie di idee e le abbia mescolate insieme senza prendersi la briga di valutarle una per una nè di organizzarle secondo uno schema che potesse rendere interessante ed avvincente il film agli occhi dello spettatore.

Pareri Personali

Kari Matchett (che ricordiamo nei panni di un’agente della CIA nella seria televisiva Covert Affairs) non se la cava male nel ruolo della suocera subissata di odio e rancore; Romy Rosemont, invece, sembra quasi sottotono e penalizzata dal ruolo che le è stato affibbiato di madre psicopatica. Le inquadrature, seppur interessanti, non hanno la capacità di rendere appieno la condizione psicologica in cui si trova Jill (Kari Matchett) quando si trova in balia di Sharon. Un film che non offre grandi colpi di scena e non fa saltare sulla sedia nè fa passare notti insonni a chi lo guarda. Non eccezionale ma interessante se si vuole passare una serata seduti in poltrona senza grandi aspettative o progetti.

Voto

Lorenzo, 32 anni, appassionato ed accanito lettore, principalmente riguardo il soprannaturale. Amante dei buoni film e degli scenari horror. Ricercatore e studioso del paranormale.

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