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[Recensione] Velvet Buzzsaw

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Velvet Buzzsaw

Il mondo dell’arte messo alla berlina. Velvet Buzzsaw: un film che viaggia tra l’horror ed il satirico. L’arte è arte anche se non viene vista da nessuno?

La Trama

Un critico d’arte si imbatte in una collezione di quadri di un artista sconosciuto. Lo stile è particolare, visionario ed ipnotico. L’assistente di una gallerista afferma di averli trovati vicino ad un cassonetto e di aver preso la decisione di metterli in vendita. Ma questa scelta porterà ad una serie di eventi inquietanti ed incontrollabili.

L’Analisi

Un film che denigra, deride, insulta provocatoriamente tutto il mondo dell’arte contemporanea. I suoi cliché, le sue manie, le galleriste psicopatiche, le assistenti sfruttate e maltrattate, i suoi artisti troppo spesso incompresi e sconosciuti. Fanno capolino, oltre ai mostri dell’arte, anche i mostri veri e propri. La scelta del regista Dan Gilroy di mettere in piedi un horror comedy è stata, effettivamente un azzardo. Ma un azzardo azzeccato. Non del tutto però. C’è qualcosa che latita in questa pellicola. Ma andiamo con ordine. Il titolo “Velvet Buzzsaw” è sessualmente ambiguo (infatti Buzzsaw è un modo poco carino per definire il sesso orale praticato da una donna) ed il critico d’arte interpretato da Jake Gyllenhaal (Lo Sciacallo – Nighcrawler, I segreti di Brokeback Mountain, Donnie Darko, Zodiac) ne da la prova con il suo comportamento ambiguo e, spesso, sessualmente fluido. Una descrizione molto reale dello snobismo strisciante e caratterizzante di Los Angeles. Il film parte bene con una buona dose di satira ma in alcune virate si trasforma, purtroppo, in splatter. Una cosa che sembra non collimare con l’idea del film. L’idea di partire dalla morte di un artista dannato e tormentato avrebbe potuto aprire le porte ad una miriade di evoluzioni ma purtroppo rimane solamente un’idea. Un cast interessante (John Malkovic, Rene Russo) non riesce, purtroppo, a risollevare le sorti di questa pellicola.

Pareri Personali

Guardando questo film mi sono ritrovato a pensare a “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino ed a “The Square” di Ruben Ostlund. Di film sull’arte ce ne sono stati tanti e sicuramente ce ne saranno ancora. Cambia lo sguardo del regista, il punto di vista dello spettatore ma il tema è sempre e solo quello: mettere alla berlina l’arte, qualunque essa sia. Le galleriste psicopatiche e le assistenti vessate rimandano a “Il Diavolo veste Prada”. La mancanza di spunti originali e di virate registiche degne di nota rendono questo film adatto ai divanari, a coloro che cercano emozioni semplici e senza troppa fatica. Qualche sprizzata di sangue qua e là, qualche gridolino di terrore, qualche fantasma cattivo che perseguita i protagonisti. Per chi cerca jumpo scares di qualità mi sento di non consigliare questa pellicola. Non perché sia brutta o fatta male, ma semplicemente perché non avrebbero l’effetto sperato. Come Eli anche questo film è targato Netflix. Segno che i produttori avevano capito il ben poco interesse che avrebbe portato ai frequentatori delle sale di proiezione ed hanno scelto il male minore: produrre un film a misura di tv. Così, giusto per non scontentare nessuno. Il cast, anche se non di certo stellare, non delude. John Malkovic, come sempre, riesce a ritagliarsi il suo spazio senza però toglierlo agli altri. Nonostante tutto, comunque, non è un film da disdegnare o da evitare. E’ un film adatto a chi non ha troppe aspettative da un horror comedy.

Voto

Lorenzo, 32 anni, appassionato ed accanito lettore, principalmente riguardo il soprannaturale. Amante dei buoni film e degli scenari horror. Ricercatore e studioso del paranormale.

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