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Duncan MacDougall, 21 grammi: il peso dell’anima

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Si può scoprire il peso dell’anima?

E’ vero che quando moriamo la nostra anima lascia effettivamente il corpo? Un medico statunitense ha cercato di dare risposta a queste domande.

Il Personaggio

Il medico Duncan MacDougall nacque nel 1866 e nel 1907 iniziò un esperimento: intendeva dimostrare che l’anima ha un peso e questo svanisce quando una persona muore. La massa dell’anima, secondo MacDougall, spariva al momento del decesso. Per fare questo decise di compiere una serie di esperimenti per dimostrare questa sua teoria.

L’Esperimento

MacDougall, nei primi anni del Novecento e precisamente nel 1901, scelse sei soggetti in fin di vita e li pesò prima e dopo la morte. Dalle sue ricerche si evince che il peso del corpo dei pazienti diminuì di 21 grammi all’atto dell’esalazione dell’ultimo respiro. L’articolo scritto a conclusione dell’esperimento fu pubblicato sulla prima pagina del NYT e sulla rivista americana American Medicine. Secondo i dati raccolti da MacDougall il corpo perdeva effettivamente peso dopo la morte e questo era il risultato a sostegno della sua teoria. Questa sua ricerca aveva il compito di dare corpo alla teoria secondo la quale anche l’anima ha un suo peso specifico ed, intrinsecamente, era un modo per dimostrarne l’esistenza.
Quattro dei sei pazienti scelti erano malati di tubercolosi , uno di diabete ed il sesto era affetto da un morbo sconosciuto.

Il processo di pesatura del corpo viene per la prima volta descritto in un articolo del 2015 apparso sulla rivista Discover Magazine. Il medico registrava il tempo totale di degenza dei pazienti, la variazione di peso negli istanti prima della morte ed, infine, l’ora esatta della morte. Fece dei calcoli anche sulla perdita di liquidi da parte dei corpi (ad esempio sudore ed urina) e dei gas (ossigeno ed azoto). Uno dei suoi pazienti perse quasi subito del peso ma lo riprese immediatamente; due persero del peso e successivamente alla morte ne persero ancora. Uno dei pazienti perse 21,3 gr al momento dell’esalazione dell’ultimo respiro. MacDougall ignorò deliberatamente  i dati raccolti su uno dei sei pazienti. La motivazione fu che la bilancia, a suo dire, non era stata regolata con precisione. Quindi il peso avrebbe potuto essere non conforme a quello effettivo.

A sostegno della sua teoria, secondo la quale gli animali non erano dotato di anima, pesò ben 15 cani al momento della morte non notando alcuna perdita di peso. Dopo sei anni decide di rendere noti al mondo i suoi risultati. Secondo quanto sostenuto da MacDougall l’anima pesa 21 grammi, oppure 3/4 di un’oncia. “Quando la vita cessa – avrebbe dichiarato MacDougall ad un giornalista del NYT – la scala della bilancia cade improvvisamente come se qualcosa si fosse immediatamente sollevato dal corpo”.

Le Controversie

La ricerca e la pubblicazione dei risultati ebbe un discreto eco mediatico. Ma non tutti accettarono le conclusioni di MacDougall. La critica più diretta venne dal Dott. Augustus Clark il quale sostenne che la perdita di peso al momento della morte fosse dovuta ad un processo naturale dovuto alla sudorazione del corpo al momento della morte ed alla alta temperatura del sangue quando si è in vita.

MacDougall non accettò di buon grado le critiche rivolte al suo studio e, per rafforzare tale ricerca, citò il caso di un paziente dalla corporatura massiccia e dal temperamento piuttosto pigro che non mostrò alcuna modifica del peso per più di un minuto dopo il decesso. Al termine del minuto il suo peso era sceso esattamente di 21 grammi.

“L’anima di un uomo poco attivo – sostenne MacDougall – sia fisicamente che mentalmente, rimane sospesa nel corpo dopo la morte durante il minuto che precede la presa di coscienza di essere libera”.

Nonostante le varie prove a sostegno della sua ricerca, la comunità scientifica dell’epoca non accettò le sue conclusioni ma MacDougall ebbe un grosso seguito a seguito della pubblicazione del suo articolo.

Il valore scientifico dell’esperimento non può essere compreso appieno vista la difficoltà nel capire i metodi di misurazione utilizzati durante l’esperimento. MacDougall , per sostenere ed affermare ancora di più la sua teoria, fotografò alcuni volti di persone appena decedute. Intendeva così sostenere che, in quel momento, una sorta di luce eterea illuminasse i loro volti. Anche stavolta, però, la prova non venne considerata come confermativa della sua teoria.

Conclusioni

 Negli ultimi 100 anni non ci sono ricerche a riprova del contrario di quanto affermato dal medico statunitense.
Nel 2003 il regista Alejandro Gonzales Inarritu girò una pellicola dal titolo “21 grammi” dando così spolvero alla ricerca di MacDougall.

 

Lorenzo, 32 anni, appassionato ed accanito lettore, principalmente riguardo il soprannaturale. Amante dei buoni film e degli scenari horror. Ricercatore e studioso del paranormale.

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