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Le Origini Macabre Delle Fiabe Per Bambini

Le fiabe non sono sempre state rose e fiori come le conoscono la maggior parte di noi, alcune di esse hanno un riferimento a fatti realmente accaduti e raccontano particolari anche molto macabri.

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Si è spesso portati a pensare che le fiabe siano utili ai bambini per capire quale sia il giusto modo di porsi nei confronti degli altri, oppure per insegnare loro come ci si deve confrontare con qualcuno che ha un comportamento scorretto nei loro confronti.

Le fiabe non sono sempre state rose e fiori come le conoscono la maggior parte di noi, alcune di esse hanno un riferimento a fatti realmente accaduti e raccontano particolari anche molto macabri. I fratelli Grimm hanno addolcito molti di questi racconti per poter fare sì che anche i bambini potessero leggerle. Altre, però, hanno mantenuto, in certi casi, uno sfondo tetro e lugubre.

1. Cenerentola

La fiaba più celebre, soprattutto per la trasposizione cinematografica Disney, racconta la storia di una ragazza che viene trattata come serva dalla matrigna e dalle due sorellastre. Quando il principe indice un ballo a corte le tre donne fanno di tutto perché Cenerentola non vi partecipi. Alla fine il principe sceglierà proprio la protagonista dopo averle provato la scarpetta che aveva perso durante la fuga da palazzo. Nella versione conosciuta non viene reso noto che fine fanno la matrigna e le due sorellastre di Cenerentola.

Ma facciamo un passo indietro e andiamo in Egitto. Infatti, la prima versione della fiaba, ebbe origine proprio là. Sotto il regno del Faraone Amose II, nel VI secolo a.C., una schiava di nome Rodopì è destinata a diventare regina. Le fonti non mancano ma la più autorevole è quella di Esopo che conobbe effettivamente la ragazza.

Dall’Egitto la storia si sparse fino in Grecia e da lì in tutta Europa. Ma, si sa, quando un racconto viene tramandato oralmente, c’è sempre chi aggiunge o toglie particolari e così la storia di Rodopì passò di bocca in bocca andando a modificarsi.

I fratelli Grimm rimaneggiarono la storia affinché venisse accettata dal grande pubblico (ma soprattutto nelle corti). Nel racconto tramandato il padre non è morto ma convive con la matrigna e le due sorellastre. Ma Cenerentola coltiva un albero di nocciolo (la reincarnazione della madre sotto forma di vegetale).

Sarà proprio la madre, aiutata da dei colombi, a vestire Cenerentola per il ballo e sanno sempre i colombi a svelare al principe l’inganno protratto dalle due sorellastre. Quando il principe si reca a far provare la scarpetta di cristallo le due ragazze vogliono far di tutto per riuscire a calzarla mai loro piedi sono troppo grandi. Così, pur di riuscirci, una si taglia le dita dei piedi e l’altra si taglia di netto il tallone.

Ma questo stratagemma non funziona tanto che, dalla scarpetta, sgorgherà un fiotto di sangue che le tradirà. Ma non finisce qui, durante il matrimonio di Cenerentola con il principe, infatti, gli stessi colombi, caveranno gli occhi alle due sorellastre che rimarranno cieche per tutta la vita. In un’altra versione si racconta che la matrigna e le due figlie vennero obbligate a danzare con scarpe di ferro arroventate fino a morire per sfinimento.

Nella versione italiana, scritta da Giambattista Basile, Cenerentola non è la gentile ragazza che si crede, ma viene descritta addirittura come un’assassina. Basile racconta che Cenerentola venisse guidata dalla matrigna cattiva che la obbligò ad uccidere senza pietà la seconda moglie del padre e poi iniziò a torturarla (insieme alle altre figlie) e tenerla segregata fino al giorno del matrimonio.

Un’altra versione racconta che Cenerentola fosse stanca dei continui soprusi della matrigna e che si recasse spesso a lamentarsi dalla maestra di ricamo la quale le disse che l’unica soluzione era ucciderla: le consigliò di ingannarla con la richiesta di una stoffa per poi spingerla dentro un baule e chiuderle il coperchio sulla testa così da spezzarle l’osso del collo ed essere certa di averla uccisa.

2. Biancaneve E I Sette Nani

Chi non conosce a memoria i nomi dei sette nani? La storia di Biancaneve è probabilmente la fiaba più famosa di tutti i tempi. Tutti si ricordano l’inganno del cacciatore per salvare la ragazza, il travestimento della matrigna e la mela avvelenata.

Quello che però pochi sanno e che molti ignorano è l’origine vetusta di questo racconto per bambini. Sempre ad opera dei fratelli Grimm questa fiaba venne edulcorata per renderla fruibile soprattutto alla corte del Re di Francia. Ma, nella realtà, le cose stanno in modo diverso. La matrigna descritta dai fratelli Grimm era, in realtà, sua madre. Quest’ultima vuole uccidere la figlia di sette anni per poterne mangiare il fegato ed i polmoni conditi con sale e pepe (una sorta di Hannibal Lecter).

Nella prima versione della fiaba la protagonista non viene risvegliata dal bacio del principe bensì da una serie di strattonamenti dei servi che, dopo un periodo di tempo, erano stanchi di vedere il proprio padrone consumarsi dell’amore necrofilo nei confronti di Biancaneve.

Nonostante nella versione dei fratelli Grimm non si sappia nulla del destino della madre di Biancaneve, nell’originale la fiaba si conclude con una vendetta da parte di Biancaneve e del principe: durante il ricevimento per il loro matrimonio la matrigna viene costretta ad indossare, come nella fiaba di Cenerentola, un paio di scarpe di ferro roventi e costretta a ballare, nonostante le evidenti bruciature, finché non morirà per sfinimento.

3. La Bella Addormentata Nel Bosco

Come sarebbe bello addormentarsi ed essere svegliati dal dolce bacio di un principe azzurro. La fiaba edulcorata descrive una storia d’amore davvero da film di Hollywood. Ma l’origine di questo racconto è ben diversa. Come per Cenerentola anche questa fiaba venne resa in forma moderna da Giambattista Basile nel suo libro “Lo Cunto de li Cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille”.

La ragazza, che in questa prima versione si chiama Talia, improvvisamente cade addormentata a causa di una lisca di lino incastrata sotto l’unghia. Un re andando a caccia col falcone si imbatté in un palazzo abbandonato. Decise di entrarci e vide la ragazza seduta su una sedia di lino sotto un baldacchino di broccato.

Credendo che dormisse la chiamò più volte ma non ricevendo risposta decise di approfittare di lei. Avvampato dalla bellezza della ragazza la portò sul letto e la violentò ripetutamente lasciandola poi distesa e tornandosene nel proprio regno dimenticandosi di lei per molto tempo.

Nonostante fosse ancora addormentata Talia portò a termine la gravidanza e partorì due gemelli che, secondo Basile, erano belli come due pietre preziose e vennero accuditi da due fate. I due bambini vennero chiamati Sole e Luna e furono proprio loro a risvegliarla perché, uno dei due, invece di succhiare al seno succhiò il dito della madre estraendo la scheggia di lino che vi era incastrata.

Ma la fiaba originale non finisce qui. Dopo un pò di tempo il re si ricorda di Talia e si mette a cercarla. Quando la ritrova si inorgoglisce dei propri figli. Ma un giorno la moglie del principe scopre la tresca e ordina ai soldati di uccidere Talia ed i suoi due figli per poi darli per pranzo al marito. Purtroppo le cose non vanno come da programmi perché il cuoco, impietosito, decide di scambiare le vittime con dei capretti.

Nel finale è la regina che finisce bollita viva nello stesso fuoco acceso per Talia. Perrault decise di non tralasciare i contenuti macabri e raccontò che, al contrario della regina, fu la madre del principe ad essere giustiziata in una tinozza piena di vipere, rospi, bisce e serpenti. Quest’ultima, sempre secondo Perrault, era “di razza orchessa” e avrebbe voluto gustosamente assaggiare le carni innocenti di quei due bambini.

4. Il Pifferaio Magico

Tutti ricordano la fiaba del Pifferaio Magico, l’uomo che liberò la città di Hamelin dall’invasione dei topi ma che, a causa del mancato pagamento, ipnotizzò con il suo flauto anche i bambini eli portò con sé fuori dalla città. Sembra che questo racconto sia basato su una storia realmente accaduta.

La prima versione della fiaba è stata scritta nel 1812. In questa prima versione non era previsto alcun lieto fine, anzi. Il pifferaio, dopo essersi fatto seguire dai bambini, li avrebbe rinchiusi in una caverna e lasciati morire. Si sarebbe salvato solamente un bambino zoppo che non riusciva a tenere il passo. Nella città di Hamelin è tuttora presente una targa che racconta l’accaduto. Ci sono molte ipotesi che potrebbero spiegare questa fiaba.

In una si racconta che i bambini vennero portati a morire su una montagna per evitare che tutta la città venisse infettata dalla malattia della Corea di Sydenham, detta comunemente il ballo di San Vito, di cui si troverebbe un riscontro nella “Cronaca di Erfurt” del 1237. Un’altra ipotesi sostiene, invece, che i bambini siano stati prelevati per prendere parte ad una Crociata dei bambini o per una campagna militare.

La terza ipotesi avanzata nel tempo parla di un trasferimento di massa dei bambini in un altro luogo (si pensa, infatti, che la caverna dove vennero chiusi i bambini, non finisse ma che al suo interno si trovasse un cunicolo che portasse in Romania, nella regione della Transilvania).

L’ultima ipotesi sembra la più plausibile e racconta che, verosimilmente, i baroni Spiegelnergs, ferventi cattolici, fossero decisi ad eliminare le varie resistenze religiose presenti nella zona e che, dopo aver assoldato un cacciatore, gli avessero ordinato di prelevare 13 bambini dalla città di Hamelin per poterli sacrificare sul “calvario” (tipo quello in cui morì Gesù per salvare l’umanità) a poca distanza dalla città.

Il calvario è stato identificato con il monte Ith che dista poco più di quindici chilometri dalla cittadina. Su questa collina, che veniva utilizzata come luogo per feste definite demoniache, spesso a sfondo sessuale, in cui un pifferaio suonava ed invitava i giovani a ballare seguendo il ritmo, si trova il Teufelskuche (la cucina del diavolo), un luogo perfetto per effettuare sacrifici umani.

5. Cappuccetto Rosso

Una bambina saluta la madre e si avvia a portare la torta alla nonna che abita in mezzo al bosco. La versione dei fratelli Grimm prende spunto da una leggenda popolare nata in Francia nel X secolo. Nelle prime versioni non era il lupo ma un orco o, più spesso, un lupo mannaro che minacciava Cappuccetto Rosso.

Altra peculiarità della fiaba originaria era che il cattivo di turno uccideva la nonna e dopo averla macellata ne faceva mangiare le carni alla nipote. Quest’ultima, infine, veniva obbligata dall’antagonista a spogliarsi, buttare i propri abiti nel fuoco e ad avere un rapporto sessuale per poi essere mangiata anch’essa. Essendo una fiaba che iniziò a circolare nel periodo del Basso Medioevo, molti riferimenti venivano fatti a quel periodo storico.

Il primo dei tanti era il cannibalismo: Cappuccetto Rosso mangiava la nonna e poi veniva mangiata dal cattivo di turno (lupo, orco, lupo mannaro). Questo fatto potrebbe riferirsi ai frequenti quanto documentati atti di cannibalismo che, in qualsiasi livello della scala sociale, vedeva implicate le persone.

Il secondo fatto descritto è la violenza sessuale ai danni di Cappuccetto Rosso. Non era strano che nel Medioevo fosse diffusa, nonostante le severe pene che venivano applicate, la pratica dello stupro, della pedofilia e dell’infanticidio (spesso il cattivo nelle fiabe ha sempre aggettivi maschili).

L’ultimo e quanto mai interessante riferimento il racconto lo pone sulla prostituzione: la mantellina rossa, come segno distintivo, ed il bosco, come ambiente di “lavoro”.

Biancaneve

Lorenzo, 32 anni, appassionato ed accanito lettore, principalmente riguardo il soprannaturale. Amante dei buoni film e degli scenari horror. Ricercatore e studioso del paranormale.

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