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Il Mostro Di Udine – Il Serial Killer della Pioggia

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 Udine, uno dei capoluoghi di regione del Friuli Venezia Giulia, fra il 1971 ed il 1989 è teatro di alcune delle morti più spaventose ma allo stesso tempo meno conosciute della storia italiana: il serial killer della pioggia.

Il Fatto

“Il serial killer della pioggia”. Così viene soprannominato dalla stampa l’autore di circa quattordici omicidi nella città friulana. Angoli bui, periferie poco illuminate: questo il terreno di caccia di questo soggetto. Il caso è molto simile al mostro di Firenze (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo) ma ha avuto mola meno eco mediatica. Ciò non toglie, però, che sia meno interessante. Ma dopo più di trent’anni la sua identità rimane ancora sconosciuta ed il caso insoluto.
Sono gli anni 70, i cosiddetti anni di piombo, a fare da sfondo principale alle prime apparizioni di questo serial killer. C’è paura in quegli anni, si sbarrano finestre, si lucchettano porte, si montano infissi protettivi. Ma tutto questo non serve a proteggere le donne dall’ombra oscura e che appare nelle fredde notti piovose.

Gli Omicidi

Settembre 1971. Irene Belletti, la prima vittima sacrificale del serial killer della pioggia. Il suo corpo viene ritrovato mutilato e gravemente straziato nella sua auto vicino alla stazione dei treni. La principale ipotesi sembra essere quella che si fosse appartata con il fidanzato per un po’ di intimità (ecco perché il rimando al mostro di Firenze). Questo sarà il primo di ben sedici omicidi che troveranno la loro fine solamente nel 1989.
Qualche tempo dopo viene ritrovata anche Elsa Moruzzi, sempre nella zona della stazione dei treni. Nel 1975 è il turno di Eugenia Tilling e l’anno dopo la vittima designata è Maria Luisa Bernardo. Tutte le vittime sono state gravemente ferite con una serie impressionante di fendenti, soprattutto all’addome.

Le Vittime

Dopo accurate indagini gli inquirenti sono giunti alla conclusione che le vittime fossero principalmente donne emarginate. Come già confermato, non tutte erano prostitute e quindi la pista del giustiziere friulano viene a decadere. Rimane però il dubbio su chi sia: le incisioni precise, la mano ferma, la mancanza di sbavature potrebbero far pensare ad un medico. Ma non c’è nessuna prova a sostegno di ciò.

Il Killer

Ogni serial killer che si rispetti lascia la propria firma per sfidare gli inquirenti. Qui la “S” è ciò che rimane sui corpi delle vittime. Un’incisione precisa che va dall’addome al pube, quasi fosse un taglio cesareo, è il segno che l’omicidio è opera del mostro di Udine. Ben quattro delitti su sedici portano questa “S” sui corpi delle donne. In ambito investigativo si inizia a riflettere su chi possa essere. La prima ipotesi è che si tratti di un medico, misogino e con un odio represso verso le donne, principalmente prostitute (Maria Carla Bellone trovata morta nel 1980, Luana Giamporcaro nel 1983 e Aurelia Januschewitz nel 1985). Tutto sembra portare ad un Jack lo Squartatore della porta accanto, ma la vittimologia non coincide. Infatti le ulteriori due vittime, Wilma Ghin e Marina Lepre; la prima viene ritrovata carbonizzata nella sua auto.

Il Profilo

Alcuni testimoni affermarono di aver notato un losco figuro aggirarsi nei pressi della chiesa dove venne ritrovato il corpo dell’ultima vittima, Marina Lepre. Il suo corpo venne ritrovato sgozzato, con i vestiti laceri ed a brandelli. Le indagini portarono all’identificazione di tale soggetto: un aristocratico della media borghesia udinese, con una ampia formazione medica, soprattutto in ambito ginecologico (che però non esercitava) ed alcuni problemi psichiatrici che si sarebbero acutizzati proprio negli anni in cui sono avvenuti i sedici omicidi. Vissuto sempre in casa dei genitori e protetto dalla madre quest’uomo non aveva un buon rapporto con le donne né tanto meno con il mondo esterno. Quando provò a lavorare in un ristorante una sua collega lo sorprese in un angolo a simulare un parto cesareo munito di tovaglia e coltello. Misogino, narcisista patologico, con deliri pseudo-mistici: questo il profilo ufficiale del killer della pioggia.

L’Epilogo

I sospetti si concentrano su un sessantenne residente in città. Come abbiamo scritto poco sopra si tratta di un ginecologo che però non esercita la professione. In una telefonata intercettata, il fratello dell’uomo confessa ad un’amica di famiglia e di aver dovuto rinchiudere il fratello in camera per evitare che uscisse. Alla richiesta di spiegazione dell’interlocutrice egli risponde “Pioveva”. Ecco che allora i pezzi iniziano ad andare al proprio posto. Chi era quel sessantenne? Come mai odiava così tanto le donne? E perché usciva “a caccia” solamente nelle notti di pioggia e solamente negli angoli più reconditi e nascosti di Udine? A queste domande dopo trent’anni non si è in grado di dare nessuna risposta. Il caso rimane insoluto ed il killer  della pioggia sarebbe ancora in libertà (se dovesse essere ancora vivo).

Qualche anno dopo venne accesa l’attenzione su un dettaglio che prima era passato in secondo piano: un portachiavi. Venne ritrovato in mano all’ultima vittima ma le chiavi non le appartenevano in quanto nessuna di quelle apriva le porte della sua casa. Caso volle che nella casa del sospettato, dopo il 1989, le serrature fossero state tutte rigorosamente cambiate.

Udine, testimone silenziosa di questa scia di sangue, porta nei suoi vicoli, nelle sue vie, nelle sue piazze e nei suoi palazzi il segreto di questa mattanza di donne. Donne sole, fragili, emarginate. Il Friuli, anche stavolta, passa in sordina a livello nazionale. Una storia, quella del mostro di Udine che ha fatto dell’omertà e del silenzio il suo punto forte.

 

Lorenzo, 32 anni, appassionato ed accanito lettore, principalmente riguardo il soprannaturale. Amante dei buoni film e degli scenari horror. Ricercatore e studioso del paranormale.

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