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Frederick West & Rosemary Letts – Il mostro di Gloucester – Il killer delle babysitter

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Frederick West & Rosemary Letts – Il mostro di Gloucester – Il killer delle babysitter

Nato il 29 settembre del 1941, Fred è figlio di due genitori di origini contadine, abituati ai lavori in fattoria, alla solitudine e ad avere come unico bene prezioso un gran numero di figli per il lavoro nei campi o nelle stalle. Infatti Fred ha sette fratelli, quattro maschi e tre femmine.
Fin dalla più tenera età, la vita dei fratelli West fu caratterizzata dall’isolamento e dall’insaziabile appetito sessuale del padre Walter che, in un ambiente per lo più separato dal resto della società, non mancò di indirizzare verso le figlie.
La madre Daisy non era mai stata particolarmente attraente e la precoce perdita di attenzioni del marito le fece instaurare un legame sempre più morboso con i figli maschi, soprattutto con Fred, a tal punto da intraprendere una relazione sessuale quando il figlio aveva da poco compiuto i dodici anni.
Si può dire che in quella fattoria isolata di Much Marcle, la vita fosse stata improntata su due frasi ben precise, che Walter West era solito ripetere ai figli:

“Io vi ho generato e ho il diritto di avervi”

“Fate ciò che desiderate, basta che non vi scoprano”.

Con questo tipo di ambiente familiare, non stupisce come gran parte degli aspetti più devianti di Fred West si fossero già formati nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, trasformandolo in uno psicopatico sadico in grado di provare soddisfazione solo nell’infliggere dolore e nell’abusare di donne anche molto giovani, deboli e umili nel lavoro, esattamente come la madre Daisy.
A peggiorare, forse, uno stato mentale già compromesso, ci si mise anche il destino: a diciassette anni ebbe un incidente in motocicletta che lo lasciò in coma per una settimana e gli fu inserita una placca metallica di sostegno per riparare la frattura; due anni dopo, a seguito di una caduta da una scala antincendio, entrò nuovamente in coma per due giorni per una nuova frattura alla testa.
Nel 1962, Fred incontra Rena Costello, una ragazza incinta che era solita prostituirsi per sopravvivere. Inizia fra loro una relazione ambigua, fondata su un accordo ben chiaro per entrambi: Rena doveva abbassarsi a soddisfare qualunque perversione sessuale (spesso sadica) di Fred, e, nel caso si fosse opposta, sarebbe stata picchiata.
Nel frattempo, la donna partorì e chiamarono la figlia Charmaine. In seguito ebbero anche una seconda figlia che chiamarono Anne Marie.


Rimasero assieme fino al 1968. Ci vollero sei lunghi anni di torture, violenze e tradimenti prima che Rena riuscisse finalmente a lasciare quel mostro, che però tenne con sé le due figlie. Durante la storia con Rena, Fred aveva avuto una relazione anche con l’amica Anna McFall che, una volta rimasta incinta, sparì nel nulla senza lasciare traccia. Il suo corpo, insieme a quello del bambino che portava in grembo, fu ritrovato nel 1994, su indicazione dello stesso Fred. Anche lei, come le successive vittime, portava la firma del mostro: smembrata e con le dita di mani e piedi amputate.
Fu dopo l’abbandono di Rena che Fred incontrò per la prima volta Rosemary “Rose” Letts, sua futura compagna di omicidi.
Dopo l’incontro con Rosemary e la nascita della loro prima figlia Heather, nel 1970, Fred finì in prigione per furto, e la moglie dovette occuparsi di tutte e 3 le figlie: Heather, Charmaine e Anne Marie (anche se Charmaine, in realtà, non era figlia di Fred, in quanto Rena era già incinta quando si erano conosciuti).
Rosemary aveva attenzioni solo per sua figlia, trattando in modo anche molto crudele sia Charmaine che Anne Marie. La piccola Charmaine, in particolare, divenne il bersaglio preferito della donna, essendo dotata di un carattere forte nonostante la sua tenera età.
Non è un caso, quindi, che nell’estate del 1971, mentre Fred era ancora in carcere, la bambina scomparve. Il suo corpo venne ritrovato solo a metà degli anni novanta, quando, nel pieno delle indagini sulla famiglia West, venne rinvenuto sotto il pavimento della cucina della casa di Midland Road, quella dove abitavano i West al tempo della scomparsa. Il suo omicidio venne attribuito alla sola Rosemary.


Uscito di prigione, Fred dovette giustificarsi con il vicinato per l’improvvisa scomparsa della bambina, ma fu piuttosto semplice: Charmaine era tornata dalla madre in Scozia.
Questa scusa, però, si rivelò azzardata. Rena Costello, madre della bambina, quando venne raggiunta dalla notizia della sparizione della figlia, si precipitò a Gloucester, per sapere cosa le fosse accaduto. Ma anche di lei si persero le tracce, finché i suoi resti non furono rinvenuti a fianco a quelli di Anna McFall, nel 1994, con la stessa asportazione delle dita di mani e piedi. Di nuovo la firma di Fred West.
L’omicidio di Charmaine da parte di Rosemary creò un’unione indissolubile e malata tra lei e il marito. Ciascuno dei due sapeva cosa aveva fatto l’altro, e insieme svilupparono una sessualità deviata che comprendeva sadismo, prostituzione, violenza fisica, fantasie di stupro e omicidio.
Nel 1972 Rosemary diede alla luce una seconda figlia. Oramai c’era la necessità di una casa più grande, e la scelta cadde sull’abitazione al numero 25 di Cromwell Street, che era spaziosa e aveva un bel giardino con un’ampia cantina.
Proprio quest’ultimo locale, una volta insonorizzato, sarebbe divenuto la camera della tortura di Fred West. E’ ancora sconosciuto il numero di donne che varcarono quella porta. Alcune vennero prima torturate e poi violentate, alcune liberate perché talmente sotto shock da essere ormai innocue, altre fatte a pezzi e sepolte in giardino.
La prima vittima della lunga serie di violenze fu la stessa figlia di Fred, Anne Marie, a quel tempo di soli otto anni, che fu ripetutamente violentata e abusata fisicamente, anche in presenza (e con la partecipazione) di Rose.
Inoltre, come era solito per l’epoca, anche i West divennero affittacamere per giovani adolescenti, che venivano attirate con la buona prospettiva di un lavoro come babysitter delle figlie della coppia.


Nel corso degli anni, i West predilessero adolescenti, possibilmente con pochi legami familiari, e crearono un iter preciso: la ragazza veniva drogata o ubriacata, quindi al risveglio nella cantina di Cromwell Street, veniva torturata e violentata, e spesso poi smembrata e sepolta sotto il garage o in giardino.
Fred, come il padre Walter, intraprese diverse relazioni incestuose con le figlie, in particolare con la figlia Heather, dopo che l’altra figlia era scappata di casa col fidanzato.
Questa sua relazione incestuosa si sarebbe rivelato il suo errore più grande.
Heather denunciò gli abusi subiti dal padre alla polizia. E, anche se Heather sparì nel nulla il giorno stesso della testimonianza, le ricerche andarono avanti. Ci vollero 7 anni per ottenere un mandato di perquisizione della casa.
La prima a essere trovata fu proprio Heather, in uno stretto buco preparato da Fred, con la testa staccata dal busto e le ossa fracassate per limitarne l’ingombro.
Poi, mano a mano, vennero trovati i resti di tutta la schiera di donne, ragazze, bambine e addirittura feti, scomparsi da anni nel nulla.
Arrestato e in attesa di giudizio, Fred si suiciderà impiccandosi nella sua cella. Rosemary, dichiaratasi sempre innocente, verrà condannata a 10 ergastoli.

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Inquietanti presenze nella masseria di Helen Mirren?

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Capita molto spesso, purtroppo, che alcuni attori di film horror rimangano in qualche modo segnati dalle esperienze vissute sul set. Si tratta solo di finzione, certo, ma se sono suggestionabili gli spettatori figuriamoci quanto possano esserlo le persone che interpretano quelle determinate scene, entrando forse troppo nella parte.

 

Helen Mirren, protagonista del film “La vedova Winchester”, ha acquistato la magnifica masseria Matine di Tiggiano, in Puglia, per trascorrere serenamente i periodi in cui non è impegnata in nessun set. La pace regna sovrana in questo posto magico circondato da vasti terreni, campi da ripulire ed edifici da ristrutturare.

 

 

 

Una calma apparante, a quanto pare. Una fonte vicina all’attrice avrebbe dichiarato che la Mirren è fuggita improvvisamente in preda al terrore dalla sua amata fattoria, dopo aver assistito a strani fenomeni paranormali: rumori sospetti, oggetti che si spostano da soli ed improvvisi black-out. Ma è davvero andata così?

 

L’avvocato di Helen ha smentito tutto spiegando che si tratta di una notizia del tutto infondata che ha sorpreso negativamente la Mirren, riportano la dichiarazione fatta dall’attrice dopo essere venuta a conoscenza dell’accaduto: “Ho trascorso gran parte dell’estate nella masseria e me ne sono andata poco dopo Natale per impegni di lavoro. La masseria è un posto calmo e bello. Amo rimanerci. La comunità di Triggiano è stata molto accogliente e trascorrerò ancora molti anni in quel posto quando non sarò impegnata altrove per motivi di lavoro”.

 

Ora, a chi credere? È davvero una bufala o un tentativo di nascondere oscuri segreti che aleggiano nella masseria?

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Leonarda Cianciulli: La saponificatrice di Correggio

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Spesso, ingenuamente, si pensa che gli avvenimenti più raccapriccianti non tocchino il nostro paese, purtroppo non è così, ci sono casi in tutto il mondo e l’Italia non è di certo lo stato più pulito dell’intero globo. Uno di questi casi riguarda una donna, Leonarda Cianciulli, autrice di omicidi violenti e assurdi.

Nata a Montella, in provincia di Avellino, nel 1892, non ebbe un’infanzia serena. A causa della sua salute cagionevole era considerata  un peso dai suoi genitori rispetto ai suoi fratelli e per questo motivo tentò più volte di togliersi la vita, impiccandosi o ingoiando oggetti pericolosi, come le stecche di un busto o cocci di vetro e tutte le volte l’espressione di sua madre le faceva capire che le dispiaceva rivederla in vita.

Nel 1914 sposò un impiegato dell’ufficio del registro e si trasferì ad Ariano Irpino e visse lì fino al 1930, perchè a causa del terremoto dell’Irpinia la loro abitazione fu completamente distrutta. Decisero così di andare a vivere a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, grazie ad un cospicuo risarcimento statale concesso ai terremotati e al commercio degli abiti usati portato avanti da Leonarda. Le sue gravidanze furono 17, ma le sopravvissero solamente 4 figli e probabilmente a causa delle perdite questi 4 bambini divennero per lei una vera e propria ossessione.

Nella Cianciulli cominciarono a farsi strada pensieri sempre più tormentati, tanto che decise che per salvare la vita dei suoi figli avrebbe dovuto fare dei sacrifici umani. Sembra che anni prima si fosse fatta leggere la mano da una zingara e che questa le avesse detto: “Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti i figli tuoi moriranno”. Quindi si era rivolta a un’altra zingara ancora, che le aveva detto: “Vedo nella tua mano destra il carcere e nella sinistra il manicomio”. Infatti per il terrore di perdere altri bambini iniziò a studiare la magia nera, apprendendo tutto sui sortilegi e come riuscire a neutralizzarli.

La prima vittima si chiamava Faustina Setti. La Cianciulli le disse di averle trovato un marito a Pola, le consigliò di vendere tutto, ma si raccomandò con l’amica di non parlarne con nessuno perché avrebbe potuto scatenare delle invidie. Il giorno della partenza, Faustina si recò a casa sua per salutarla. Dato che Faustina era semi analfabeta, Leonarda le offrì il suo aiuto, invitandola a scrivere alcune lettere e cartoline per amici e parenti che avrebbe poi spedito da Pola, nelle quali diceva di stare bene e che tutto procedeva per il meglio. L’amica però non giunse mai a destinazione. Quel giorno stesso, Leonarda la uccise a colpi di scure e la trascinò in uno stanzino. Qui sezionò il cadavere e fece colare il sangue in un catino. A tal proposito, nel suo memoriale, scrisse: “Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comperato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, e mescolai il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io”. Qualche giorno, dopo il suo primo omicidio, la “saponificatrice” (come sarà in futuro chiamata) mandò il figlio Giuseppe fino a Pola affinché imbucasse le lettere della vittima per farle giungere ai destinatari con il timbro postale giusto e vendette i suoi indumenti.

Uccise altre due vittime prima della sua cattura, Francesca Soavi Virginia Cacioppo (cantante lirica) entrambe con un modus operandi simile e di ques’ultima Leonarda disse che finì nel pentolone come le altre due, ma la sua carne essendo più grassa e bianca quando fu disciolta insieme ad un flacone di colonia, in seguito ad una lunga bollitura, ne vennero fuori delle ottime saponette cremose. Le diede in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna, secondo la sua mente contorta, era veramente dolce”.

Fu la cognata dell’ultima vittima a insospettirsi dell’improvvisa sparizione di Virginia, che aveva visto entrare nella casa della Cianciulli prima di far perdere le sue tracce per sempre. La casa della stessa donna che poi aveva messo in vendita i vestiti della Cacioppo. Decise quindi di confidare al questore di Reggio Emilia i suoi sospetti, il quale seguì le tracce di un Buono del Tesoro di Virginia, presentato al Banco di San Prospero dal parroco di san Giorgio, a Correggio. Convocato dal questore, il prete disse di aver ricevuto il buono da Abelardo Spinarelli, amico della Cianciulli. Lo stesso Spinarelli dichiarò di averlo ricevuto dalla saponificatrice per il saldo di un debito. Le tracce condussero quindi le indagini fino a Leonarda, la quale confessò i suoi tre omicidi senza fare molta resistenza. Gli inquirenti però non riuscivano a credere che una donna anziana, bassa e grossa avesse potuto fare tutto questo da sola e andarono alla ricerca di un complice che l’avesse aiutata a compiere i delitti. Il sospettato numero uno era il figlio Giuseppe che al processo (1946) dichiarò di aver spedito le lettere, senza però sapere la verità. La madre, intenzionata a difenderlo con tutte le sue forze, propose una dimostrazione atta a far capire che lei era l’unica artefice di quella mattanza. Davanti a magistrati e avvocati, in soli dodici minuti, sezionò il cadavere di un vagabondo morto in ospedale e procedette con le tecniche di saponificazione.

Condannata a 30 anni di carcere e a 3 di manicomio giudiziario passò il suo tempo a scrivere memorie, lavorare ad uncinetto e cucinare biscotti, che nessuno aveva voglia di assaggiare. Il 15 ottobre del 1970, morì nel manicomio giudiziario femminile di Pozzuoli, stroncata da apoplessia cerebrale.

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L’INFERNO DI TOMINO: LA LEGGENDA DELLA POESIA MALEDETTA

Possibile che dei versi possano fare del male alla gente? La poesia in questione è contenuta nel libro scritto da Yomota Inuhiko, “The Heart Is Like A Rolling Stone” e ancor prima incluso da Saizo Yaso nella sua 27esima collezione di poemi nel 1919. Prima del famigerato “sonetto” è presente  un avvertimento, che recita: “Se leggete questa poesia ad alta voce, cose tragiche accadranno“. Sembra proprio una maledizione.

La leggenda narra di una bambina disabile vissuta in Giappone sul finire del 1800, Tomino era il suo nome, che dopo aver scritto questa poesia raccapricciante venne punita dai suoi genitori e rinchiusa in cantina, rifiutandosi di darle da mangiare fino al sopraggiungere della sua morte, avvenuta a causa di una bronchite dovuta al freddo e all’umidità. Così il suo spirito è rimasto impresso nelle parole della sua poesia, che se letta ad alta voce evocano la sua maledizione. Le prime vittime sono stati proprio i genitori della “pargoletta”, per un susseguirsi di misteriosi decessi legati al poema. Tomino no Jigoku (nome esteso) non era pazza, anzi, i versi li scrisse in preda alla rabbia per la sua condizione: si dice infatti che nacque con una grave disabilità delle gambe che la obbligò fino dalla tenera età sulla sedia a rotelle. La poesia di Tomino raccoglie in se anche la tristezza e la sensazione di impotenza di una bambina che oltre a non poter gestirsi autonomamente, viveva in una famiglia molto cattiva e crudele nei suoi confronti, spesso trattandola come uno scarto o un capro espiatorio per i loro problemi.

E ora veniamo alla realtà. Legate alle opere di Yomota Inuhiko e Saizo Yaso che contengono la poesia di Tomino ci sono strani incidenti e addirittura morti misteriose. Si contano un totale di 44 incidenti gravi (come cadute invalidanti, perdita definitiva della voce, incidenti stradali e malattie improvvise) e 14 morti senza apparente motivo e tutti questi caso hanno in comune una cosa: la lettura ad alta voce della poesia di Tomino. A subirne gli effetti sono stati per lo più scenografi, commedianti, studenti e poeti, ma anche semplici curiosi che hanno tentato di sfatare il mito della poesia. Nonostante ciò in Giappone negli anni ’80 nacque la moda di filmarsi o filmare amici intenti a leggere ad alta voce il poema e c’è da dire che molte volte non ci furono conseguenze, quindi pare che la maledizione colpisca a caso (forse è solo autosuggestione?) oppure con uno schema non ancora compreso. Nonostante questo ancora oggi, soprattutto gli anziani, preferiscono non nominare nemmeno la leggenda dietro questo scritto, perché la superstizione in Giappone è ancora molto presente.

Infine per i più coraggiosi ecco la traduzione del fatal sonetto, però state tranquilli, perchè si dice che per attirare le calamità maligne su di sè bisogna leggerla in lingua originale e soprattutto ad alta voce. Ad ogni modo anche se questa è una traduzione vi consiglio di leggerla sempre a mente, non si può mai sapere.

 

“La sorella vomita sangue, la sorella minore sputa fuoco

La dolce Tomino sputa gioielli preziosi

Tomino morì sola e cadde all’inferno

L’inferno è avvolto nelle tenebre e anche i fiori non fioriscono.

E’ la sorella maggiore di Tomino la persona con la frusta?

Il numero di segni rossi è preoccupante.

Frustata, picchiata, pestata.

Il sentiero per l’inferno eterno è solo uno.

Mendicare per la guida nelle tenebre dell’inferno

Dalla pecora d’oro, all’usignolo.

Quanto è rimasto nella borsa di cuoio,

Prepararsi per il viaggio senza fine all’inferno.

Arriva la primavera e nei boschi e nelle valli,

Sette giri nella valle oscura dell’inferno.

Nella gabbia è un usignolo, nel carrello una pecora

Negli occhi della dolce Tomino ci sono lacrime.

Piangi, usignolo, per i boschi e la pioggia

Intonando il tuo amore per tua sorella.

L’eco delle tue lacrime urla attraverso l’inferno

E i fiori rosso sangue fioriscono.

Attraverso le sette montagne e valli dell’inferno,

La dolce Tomino viaggia sola.

Per darvi il benvenuto all’inferno

Le punte luccicanti della montagna agugliata

Forano la carne e le ossa,

Come un segno della dolce Tomino.”

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ANATOLIY EZHKOV: IL CANNIBALE

Non è la prima volta che i paesi dell’EST facciano parlare di loro riguardo avvenimenti scabrosi e osceni, infatti l’episodio in questione è accaduto in Russia recentemente, ed è una vicenda a dir poco agghiacciante. La sfortunata stavolta è una donna di nome Irina Gonchar (41 anni) vittima di uno squilibrato conosciuto sul web, Anatoliy Ezhkov, di 45 Anni.

Come già anticipato la storia ha inizio nel world wide web, quando i due iniziano a chattare su un sito di incontri. Arrivati al punto di conoscersi di persona l’uomo decide di invitarla ad una cena romantica, o così pareva alla malcapitata Irina. Successivamente però l’incontro è risultato un vero e proprio incubo, sul menu infatti c’era proprio la donna, ma quando se ne rende conto è ormai troppo tardi.

E’ stato come sul set di Hannibal Lecter, la vittima è stata aggredita e legata, poi l’affamato Anatoliy inizia a divorarle il volto. Secondo la ricostruzione della polizia russa, l’uomo era sotto l’effetto di alcol e droga, ma comunque non giustifica il motivo che lo ha spinto a cibarsi di carne umana. Anzi, l’effetto di queste sostanze ha tirato fuori in maniera più accentuata quello che l’aggressore desiderava fare. Si tratta quindi di un fatto premeditato.

Il cannibale russo si è avventato sul volto della donna mangiandole completamente tutto il naso, le orecchie e anche le dita. Dopo questo “assaggio”, l’affamato ha anche tentato di strangolarla, senza successo, a causa dell’eccessiva quantità di sangue che rendeva il tutto “scivoloso”.

Per Fortuna le urla di Irina Gonchar hanno attirato l’attenzione dei vicini di casa di Anatoliy. Di fatto, senza perdere tempo, si sono avvicinati all’appartamento dell’uomo chiamando i soccorsi. Le forze dell’ordine, arrivati sulla scena del crimine, hanno subito trasportato la donna in ospedale ed arrestato il malvivente.

Al momento però il cannibale si trova a piede libero, la decisione del giudice, infatti, è stata più tosto azzardata ed ha suscitato l’ira dei familiari della vittima. L’uomo ha pagato la cauzione e grazie ad essa ha ottenuto di nuovo la libertà e sarà libero finché non verrà organizzato un processo

Altri Casi

Come è già stato anticipato non è l’unico caso di cannibalismo avvenuto in Russia. questa volta però i protagonisti sono una coppia che per anni ha divorato decine di persone. I cannibali in questione oltre ad aver ucciso 30 persone, vantavano della fama di mangiare anche carne appartenente a cani e gatti.

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